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Livio Zoffoli

ne parliamo con

 

Livio Zoffoli, Presidente del Centro Nazionale per
l'informatica nella pubblica amministrazione (CNIPA)

   
Quali esigenze hanno determinato la chiusura di Aipa e la nascita di CNIPA?
 

" Per raggiungere gli obiettivi posti dal Governo era necessario un organismo che fosse più proattivo nei confronti delle amministrazioni centrali e locali. Un ruolo che AIPA non era in grado di svolgere appieno, essendo orientata più a stilare pareri di congruità tecnica-economica, fornire metodologie e diffondere informazioni sui diversi standard. CNIPA continua a svolgere anche queste funzioni, ma ora l'accento è posto sul cambiamento, da realizzare nel minor tempo possibile, per rendere le amministrazioni più vicine ai cittadini e alle imprese con nuovi servizi e
maggiore trasparenza ed efficacia".

Uno dei nodi fondamentali per il successo delle politiche di e-government in uno scenario di devolution è il rapporto con le Autonomie: in che modo sono rappresentate in CNIPA e come è possibile formulare una politica condivisa?
 

"Con le amministrazioni locali abbiamo ormai raggiunto una visione condivisa per la realizzazione cooperativa dei progetti di e-government, formalizzata il 24 luglio scorso in un documento approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, Città e Autonomie locali. D'ora in avanti i rapporti tra
centro e periferia saranno regolati da questa Magna Charta che costituisce il framework di riferimento comune per tutte le azioni future. Sono già state avviate numerose iniziative che traggono forza da questa rinnovata collaborazione come, ad esempio, il Sistema pubblico di connettività: a breve saranno pubblicate le linee guida che descriveranno il passaggio dall'attuale situazione eterogenea basata sulla RUPA e sulle reti regionali, al nuovo sistema che ha l'obiettivo d'interconnettere tutte le amministrazioni centrali e locali, favorendo così lo scambio d'informazioni necessarie per la fornitura dei servizi. E' questo il tipo di approccio che mancava ad AIPA e sul quale CNIPA sta invece lavorando molto intensamente".

A parte il Sistema di connettività, quali saranno i prossimi progetti che riceveranno impulso da questa nuova armonia derivante dalla"visione condivisa"? Le chiedo di stilare una specie di Road Map dell'e-government...

 

"I punti fondamentali sono descritti in modo chiaro nel documento "L'e-government per un federalismo efficiente". Innanzitutto l'interconnessione delle pubbliche amministrazioni, vista come condizione abilitante per tutte le altre iniziative e come fattore di promozione per le politiche di sviluppo della Società dell'informazione. Poi ci sono gli strumenti di accesso ai servizi erogati sul canale telematico: si tratta, in sostanza, del riconoscimento in rete con le varie carte d'identificazione, la cui proliferazione va assolutamente evitata. Il terzo punto riguarda le
modalità di erogazione dei servizi, quindi i siti istituzionali e i portali, che bisogna rendere omogenei affinché i cittadini possano navigarli con maggiore facilità: non è infatti pensabile che un utente debba di volta in volta adattarsi ai diversi criteri che oggi ispirano i siti dell'INPS,
dell'INAIL o del Fisco. Altro tema fondamentale è la sicurezza: siamo ogni giorno più convinti che
sia necessario mettere in piedi tutte le misure utili a garantire i siti pubblici da intrusioni e tentativi di alterazione delle informazioni. Il quinto punto riguarda le architetture che garantiscono l'interoperabilità su tutto il territorio. Sistemi come quelli del lavoro o della salute richiedono una forte cooperazione tra le applicazioni delle amministrazioni centrali e quelle locali: il lavoro, ad esempio, si sviluppa essenzialmente a livello provinciale, ma poi c'è un intervento regionale necessario per orientare il mercato nell'ambito territoriale e, ancora, una necessità di conoscenza a livello nazionale. Quindi per realizzare veramente la Borsa continua del lavoro c'è bisogno che le applicazioni sviluppate localmente possano cooperare sia tra loro sia con quelle implementate dall'amministrazione centrale".

E in caso di disaccordo, come si arriva ad una soluzione comune?
 

"Sono stati istituiti diversi tavoli di lavoro congiunti tra Stato e Regioni dove vengono affrontati e discussi i problemi che possono sorgere di volta in volta. E' un metodo che funziona, tanto che l'intesa sul documento di visione condivisa nasce proprio in questo ambito".

Tutte le parti che siedono intorno al tavolo hanno pari dignità ?

 

"Certamente. C'è un grande bisogno di condivisione e di accettazione quantomeno del metodo con il quale si affrontano questi temi. Su questo c'è pieno accordo con i nostri interlocutori locali".

Torniamo ai punti caratterizzanti il documento di luglio: quali altri temi sono stati presi in considerazione?
 

"Ne mancano ancora tre, tutti importanti: le architetture condivise di sistema, le strutture organizzative per l'attuazione dell'e-government e, infine, il riuso delle soluzioni. Per conseguire risultati in questi campi occorre un'intensa ed efficace collaborazione tra le diverse tipologie di
enti, anche tramite le loro rappresentanze".

Il prossimo progetto che andrà a regime è il protocollo informatico: le amministrazioni saranno pronte per il primo gennaio?
 

"Molte amministrazioni si sono già attrezzate e hanno adeguato le loro procedure mentre altre sono in ritardo. Proprio per aiutare chi è non è ancora pronto abbiamo bandito una gara per la fornitura del servizio in modalità ASP (Application service provider) che riteniamo possa rappresentare una soluzione innovativa, economica ed efficiente. Infatti una volta sottoscritto il contratto le amministrazioni non si dovranno preoccupare di altro. Sarà la società vincitrice del bando a fornire il servizio, che sarà pagato in base al consumo, cioè in base al numero di
registrazioni di protocollo realizzate. Non solo: sarà offerta anche la gestione del work-flow, l'archiviazione ottica e un supporto organizzativo per aiutare le amministrazioni a strutturarsi nel modo migliore al fine di sfruttare i nuovi strumenti".

Chi ha vinto la gara?
 

"La gara è in via di aggiudicazione, ma siamo proprio in dirittura finale visto che sono già state aperte le buste tecniche ed economiche. Anche se c'è sempre il rischio che qualcuno presenti un ricorso e blocchi tutto: una situazione di precarietà a cui si dovrebbe trovare un rimedio".

Quali conseguenze subiranno le amministrazioni che non riusciranno a dotarsi di un sistema di protocollo elettronico?
 

"Ecco un'altra cosa da cambiare: la legge prevede l'obbligo ma non la sanzione per chi lo disattende. Chi non si adegua non rischia nulla, non sono previste penalità: è questo il motivo per cui in Italia molte leggi rimangono disapplicate, anche se il loro contenuto è all'avanguardia. Quello che potremmo fare è pubblicare on line le amministrazioni virtuose, sperando d'innescare una competizione positiva".

Qual è il risparmio per le amministrazioni che utilizzeranno la modalità ASP per il protocollo?
 

"Enorme. Per avere l'esatta quantificazione bisognerà aspettare l'aggiudicazione ufficiale della gara, ma già comparando le cifre poste a base d'asta con quelle ottenute da altre amministrazioni che hanno provveduto per conto proprio, si riscontra un risparmio realmente considerevole".

A che punto sono i progetti per la carta d'identità elettronica e la firma digitale?
 

"La firma digitale si sta diffondendo rapidamente e credo che riceverà un ulteriore impulso dall'adozione del sistema di protocollo e dalla diffusione dell'utilizzo della posta elettronica tra le amministrazioni. Per quanto riguarda la CIE, è in corso la seconda fase di sperimentazione che prevede la diffusione, entro dicembre, di un milione e mezzo di carte. I comuni che partecipano stanno mettendo a punto anche dei progetti di utilizzo ma, così come per altre iniziative e progetti, occorre fare i conti con una carenza di risorse che crea difficoltà e rischia di allungare di molto i tempi di realizzazione".

   

 

 
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