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Una
tecnologia giovane ma appetibile per la didattica a distanza
Ne
parliamo con
Marco
Lazzari - Docente di Informatica e Comunicazione multimediale all'Università
di Bergamo e responsabile del progetto Plurivesiradio del
28/09/2006 |
| Come
(e quando) è nata l'idea di applicare lo strumento "podcasting"
al vostro corso? | |
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| Da
tempo mi occupo di didattica a distanza e di multimedialità. Così
in qualche modo è venuto naturale sperimentare il podcasting. Per essere
onesto, però, devo anche dire che il primo stimolo è venuto da una
studentessa che nell'autunno del 2004 mi ha chiesto di fare la sua tesi proprio
su questo argomento, facendo nascere in me la curiosità. Da allora ho cominciato
a interessarmi alla tecnologia e nel 2005 ho fatto le prime sperimentazioni, finché
nell'autunno del 2005, insieme ad Alberto Betella, un mio studente, abbiamo cominciato
a costruire il servizio di podcasting che è diventato in seguito Pluriversiradio. In
sostanza abbiamo realizzato una libreria software open source rilasciata sotto
licenza GPL che gestisce il caricamento dei files audio, il loro trasferimento
in un database ospitato da un server del centro di calcolo dell'Università
di Bergamo, la creazione delle pagine web di Pluri e l'aggiornamento del feed. A
ogni file audio sono associati un titolo, una descrizione breve e una lunga, un'immagine,
il nome dell'autore e una serie di categorie (interviste, seminari, Corso X, Corso
Y). La libreria software è in continua evoluzione, ma già a oggi,
dopo circa nove mesi dalla sua prima
pubblicazione, è stata scaricata da migliaia di programmatori interessati
al codice e ci sono noti almeno quaranta siti di podcasting che ne fanno uso,
fra cui anche emittenti radiofoniche e università italiane (Bari) e americane
(North Carolina). |
| Esiste
un modo per controllare il feed-back degli utenti? | |
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| Lo
stato dell'arte non mette a disposizione strumenti di feed-back. Diciamo che possiamo
misurare il polso dei nostri utenti con attività di log analysis, ma non
abbiamo un ritorno diretto dagli utenti. Si tratta in effetti di una modalità
di comunicazione asincrona uno-a-molti, che avvicina questo strumento molto più
alla radio, che ad altre tecnologie che fruttano il protocollo IP come le chat
o l'e-mail. Tuttavia anche il paragone con la radio non è esaustivo, perché
si tratta di una radio asincrona, nel senso che non sono obbligato a sintonizzarmi
in un preciso momento. Il risultato della pubblicazione di un podcast e del suo
scaricamento da parte di un aggregatore assomiglia a quello che potrebbe essere
il risultato di un radio-registratore che partisse automaticamente a una certa
ora per registrare una trasmissione radio, lasciando poi al suo utente di decidere
quando ascoltare il nastro (ed eventualmente come e dove, per esempio al parco
con un walkman). |
| Quali
contenuti veicolate principalmente e che risposte avete ottenuto? | |
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| Finora
abbiamo trasmesso sia le mie lezioni che alcuni approfondimenti sul tema della
multimedialità a cura dei miei studenti del corso di Laboratorio di comunicazione
multimediale. In questo modo gli studenti sono stati chiamati a confrontarsi con
tre attività in un colpo solo: in primis, i contenuti delle registrazioni
che dovevano produrre, ossia i temi dell'approfondimento teorico; in secondo luogo,
le tecniche di registrazione e di trattamento del file audio; in terzo luogo,
le tecniche di comunicazione da usare per registrare i contenuti in modo che si
presentassero gradevolmente agli ascoltatori. Abbiamo in cantiere una serie
di interviste con tirocinanti del corso di laurea in Scienze dell'educazione sul
tema dell'educazione interculturale e con l'inizio del nuovo anno diversi colleghi
cominceranno a diffondere le proprie lezioni. Inoltre partirà una attività
di collaborazione con il CERCO (Centro ricerca in antropologia ed epistemologia
della complessità dell'Università di Bergamo) per la registrazione
di seminari, conferenze, incontri, dibattiti. |
| Voi,
probabilmente, siete stati i pionieri in Italia per quanto riguarda la didattica
partendo con un approccio dal basso, altri hanno seguito le vostre orme? | |
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| Siamo
partiti dal basso perché l'esperienza è partita da una mia personale
attività di ricerca sul fronte della multimedialità e su quello
della didattica. In altri casi - penso ad esempio all'Università di Salerno
- l'organizzazione del podcasting di Ateneo è partita come proposta istituzionale
verso i docenti. Fra l'altro so che recentemente Apple Italia si è mossa
per proporre collaborazioni alle università nel segno della loro piattaforma
"iTunes U", già in uso da parte di diversi atenei nordamericani.
Al momento in cui noi siamo partiti questo tipo di collaborazioni erano disponibile
solo per gli Stati Uniti e in Canada ed anche per questo per questo ci siamo rimboccati
le maniche e abbiamo creato la nostra piattaforma di podcasting che, in effetti,
a comincia a essere piuttosto popolare, a giudicare da quello che ci dicono i
motori di ricerca. Tra l'altro sono a conoscenza del fatto che alcuni colleghi
di altre sedi universitarie hanno usato le nostre registrazioni durante le loro
lezioni. |
| Crede
che questo tipo di tecnologia possa aprire nuovi sbocchi nell'ambito della formazione,
magari scalzando l'e-Learning che invece stenta a decollare? | |
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| Non
vedo tanto il podcasting come un'alternativa all'e-Learning, quanto come uno dei
possibili strumenti che possono essere scelti per implementare la formazione a
distanza. Agli strumenti tradizionali di formazione a distanza, infatti, il podcasting
aggiunge la comodità dello scaricamento automatico dei materiali di studio
(non devo ricordarmi io di andare sul sito, ma l'aggregatore lavora per me) e
la possibilità di fruizione nomadica di cui dicevo prima. Concettualmente
niente di straordinario, ma può essere che la comodità d'uso faciliti
la diffusione dello strumento. Dopo di che, dipende da quello che si vuole
e deve fare: il mio podcasting è comodissimo, ma gli studenti che hanno
la pazienza di sedersi al computer e collegarsi a uno dei nostri corsi a distanza
per l'insegnamento delle lingue ci trovano, non solo le registrazioni, ma anche
gli esercizi interattivi con soluzioni e testi di approfondimento. |
| Attualmente
le Pubbliche amministrazioni stanno investendo in tecnologie innovative, ma usate
e diffuse molto poco, tralasciandone altre molto più comuni come appunto
il podcast. A cosa imputa tutto ciò? | |
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| Certamente
il podcasting è giovane e non ha ancora una comunità di pratica
che abbia acquisito un'esperienza solida. Inoltre, a parte il caso di Apple, non
ha ancora destato un interesse significativo da parte delle aziende del settore
delle telecomunicazioni. L'interesse manifestato ultimamente da varie università
da una parte e da attori del mondo dell'informazione come per esempio RAI e Radio24
dall'altra, potrebbe, però, favorire quella penetrazione, quella metabolizzazione
necessaria a far diventare il podcasting uno strumento appetibile anche per la
Pubblica Amministrazione. |
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