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Facciamo il punto sull'Agenda Urbana Italiana

Torniamo sul tema dell’Agenda urbana che avevamo affrontato un paio di settimane fa, per discutere con Giovanni Vetritto, Dirigente della Presidenza del Consiglio dei Ministri e membro del CIPU (Comitato Interministeriale per le politiche urbane), sullo stato del percorso verso l’Agenda Urbana Italiana e sul ruolo riservato alle smart city al suo interno. Una intervista in preparazione dell’incontro "Agenda urbana e Smart City" a Smart City Exhibition il pomeriggio del 16 ottobre prossimo.

Foto di Unlisted Sightings rilasciata sotto licenza CC - http://www.flickr.com/photos/unlistedsightings/2424174786

Torniamo sul tema dell’Agenda urbana che avevamo affrontato un paio di settimane fa, per discutere con Giovanni Vetritto, Dirigente della Presidenza del Consiglio dei Ministri e membro del CIPU (Comitato Interministeriale per le politiche urbane), sullo stato del percorso verso l’Agenda Urbana Italiana e sul ruolo riservato alle smart city al suo interno. Una intervista in preparazione dell’incontro "Agenda urbana e Smart City" a Smart City Exhibition il pomeriggio del 16 ottobre prossimo.

Cos’è l’Agenda Urbana e perché è necessario dotarsi di un’Agenda Urbana nazionale?

In un sistema amministrativo e istituzionale articolato per diversi livelli di governo, Comuni, Province, Regioni e Stato, non ci si può illudere che ogni singola città possa risolvere i propri problemi di assetto urbano solo utilizzando le proprie competenze. Occorrono delle chiare indicazioni da parte delle Regioni e una forte coerenza delle politiche nazionali.

Per fare due esempi, le politiche nazionali per la sicurezza e per la scuola hanno un posto rilevantissimo nella costruzione di progettualità urbane ed è quindi fondamentale che siano inserite in una prospettiva operativa e strategica condivisa da tutte le amministrazioni dei diversi livelli di Governo. È questo è il senso dell’Agenda Urbana, un documento di policy di larga massima che la gran parte dei paesi europei possiede, in cui vengono individuate delle priorità e vengono coordinate le azioni dei diversi livelli di Governo. In assenza di questo si deprimono le potenzialità e l’efficacia delle politiche urbane.

Quali sono la storia e le sue funzioni del CIPU, l’organo dedicato all’elaborazione di policy dell’Agenda Urbana?.

Il Comitato è nato durante il governo Monti per iniziativa dell’Intergruppo parlamentare per le politiche urbane e l’Agenda Urbana. È stato istituito sotto la spinta di un emendamento parlamentare alla conversione del decreto legge in cui era presente il Piano Città.

L’accordo fra Governo e Parlamento ha portato alla fondazione del Comitato che ha fondamentalmente due scopi:

1)     Ricreare  un ruolo di coordinamento dei grandi interventi nazionali e di dialogo con i livelli territoriali che sono tutti rappresentati all’interno del Comitato interministeriale;

2)     Puntare a redigere un’Agenda Urbana .

Lo stesso Presidente Monti sottolineò, dopo la fondazione del CIPU, l’importanza della centralità della questione urbana per il rilancio del paese.. Una delle prime riunioni del Comitato, che era presieduto da Fabrizio Barca, allora Ministro per la Coesione Territoriale, lasciò in eredità un documento di policy “Metodi e Contenuti sulle Priorità in tema di Agenda Urbana” che non voleva essere l’Agenda Urbana ma una sorta di passaggio di testimone al futuro Governo perché fosse quest’ultimo a incaricarsi di redigere un documento finalmente ambizioso, completo e indicato per la scala dei problemi che abbiamo di fronte. Il documento rappresenta di certo una possibile traccia di metodo e di contenuto sulle priorità in tema di Agenda Urbana. Si tratta di prospettare le azioni, gli strumenti e i luoghi più idonei per risolvere le criticità riscontrate, per adottare le possibili soluzioni, per superare la sovrapposizione/contrapposizione tra politiche ordinarie e politiche aggiuntive.

Quali sono stati finora gli ostacoli alla realizzazione di una politica urbana nazionale?

Gli ostacoli sono stati tanti e di diversa natura: da decisioni puntuali, che alla lunga si sono dimostrate inadeguate, come quella di sopprimere negli anni 80 il contributo Gescal, contributo in busta paga dei lavoratori che garantiva una massa finanziaria significativa per la manutenzione di immobili pubblici della città, alla creazione di una sorta di “falso movimento”, per citare il famoso film di Wenders uscito proprio negli anni 80. Nell’88 infatti, nacque un Ministro senza portafoglio e poi un Dipartimento per le aree urbane presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri tuttavia, di lì a poco, iniziò a maturare una forte tendenza verso il decentramento, ma non nella forma che si cerca di dargli oggi come cooperazione tra i diversi livelli di governo, bensì come tentativo di avviare un vero e proprio “federalismo competitivo”. Lo sforzo di riformare le politiche urbane in quegli anni è andato quindi a morire dentro una dialettica di rincorsa di istanze puramente localistiche. Ciò ha portato all’indebolimento del Dipartimento e alla sua soppressione.
Da allora non c’è stato più un attore dalla forte competenza sul tema delle politiche urbane, sono state prese misure specifiche che hanno indebolito il ruolo dello Stato centrale mentre solo un indirizzo di policy generale condiviso può porre rimedio ai problemi delle città di oggi (che sono presenti su una scala inimmaginabile negli anni 80) e le esperienze europee ce lo dimostrano. Per questo l’Agenda Urbana diviene uno strumento fondamentale.

Che ruolo hanno le smart city all’interno dell’Agenda Urbana?

Le smart city hanno ruolo centrale. Pensiamo per esempio all’impatto delle tecnologie nel governo delle città: ognuno di noi si avvale delle tecnologie nella propria vita da quando si sveglia e accende il proprio smartphone. Con lo smartphone prenotiamo le vacanze e organizziamo la nostra mobilità. Tutti noi abbiamo nella tecnologia un potentissimo alleato che sta cambiando ogni minimo particolare della nostra vita. In questo contesto sarebbe un paradosso pensare che si possano continuare ad affrontare nel modo tradizionale, con la sola presenza fisica, alcuni problemi fortemente amplificati dall’odierna scala urbana, per esempio l’assistenza domiciliare per le persone non autosufficienti. Non c’è quasi nessuna istanza di modernizzazione delle città che non sia anche un’istanza smart. Il punto è non fare della tecnologia un aspetto fine a se stesso, ma sapere che è un mezzo che ci offre enormi potenzialità per affrontare qualunque problema urbano.

 

Giovanni Vetritto interverrà all’interno del convegno “Agenda Urbana e Smart City” in programma per il 16 ottobre pomeriggio.