Le città a colori. Due saggi di Mauro Bonaretti

Quando parliamo delle nostre città, di come sono e di come le vorremmo, dobbiamo necessariamente avviare una riflessione sugli strumenti e le risorse da mettere in campo per superare i limiti delle “buone intenzioni” e realizzare concretamente il modello che abbiamo in mente. Mauro Bonaretti, direttore generale del Comune di Reggio Emilia e presidente di Andigel (Associazione nazionale dei direttori generali degli Enti Locali), sul tema delle politiche per le nostre città ha scritto nei mesi scorsi due brevi saggi, che abbiamo ora riunito in questa pubblicazione.

Nel saggio “Le città a colori: una alternativa per tornare a crescere”, pubblicato nel settembre 2012[1], Bonaretti parte dallo stato dell'arte, non certo soddisfacente, del rapporto tra governo centrale e autonomie locali per lanciare un appello che è anche un manifesto culturale: abbandoniamo la visione delle città in bianco e nero e abbracciamo il progetto di una città a colori dove diversità, disomogeneità e relazioni sono valori e non problemi.

Dal saggio “Smart city in pratica: una possibile road map”[2], pubblicato nell’ottobre 2012, emerge invece un nodo centrale nella discussione sulle città e le comunità intelligenti: per realizzare questo tipo di visione e di progetti non si può lavorare solo “dentro” l’amministrazione della città, ma si deve attivare un più ampio spazio di co-progettazione con tutti i portatori di interesse.

Si tratta di spunti preziosi, tanto più in questo inizio anno che – come sottolinea in un recente editoriale Carlo Mochi Sismondi, presidente di FORUM PA – anticipa una fase di cambiamenti e discontinuità. Proprio questo momento di passaggio potrebbe essere l’occasione giusta per acquisire una nuova consapevolezza: cioè che il vero rinnovamento non nasce all’interno di “luoghi chiusi” (che siano le amministrazioni, le Università, i centri della politica, e così via), ma ha bisogno di aria nuova, contaminazione, trasparenza, collaborazione, partecipazione civile.

“Forse qui sta la novità che cercavamo – conclude Mochi Sismondi – l’Italia ha su questa attenzione ai beni relazionali e alle reti di collaborazione una tradizione antica. Sarà ora di darle una spolverata, di dotarla delle tecnologie abilitanti che ora possiamo permetterci e di riprenderla come stella polare di un nuovo e meno effimero sviluppo”.

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In caso di estrazione e utilizzo si prega di citare la FONTE:
"Le città a colori. Due saggi di Mauro Bonaretti" - FORUM PA EDIZIONI, gennaio 2013