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Le città italiane per l’Agenda urbana europea e la Nuova Agenda urbana: dagli obiettivi alle azioni

Quello dell’Agenda urbana, tanto a livello nazionale quanto a livello europeo, è uno scenario dinamico. Se da una parte permane una realtà frammentata in cui programmi e risorse stentano a trovare un quadro coerente cui essere ricondotti, dall’altro sono aperti processi e scenari che possono contribuire a formulare una politica per le città. Da questo punto di vista, il processo attivato dal Patto di Amsterdam rappresenta un’opportunità inedita

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La questione urbana è tornata già dal 2016 a occupare le agende delle politiche europee e internazionali, per restare poi in primo piano nell’anno che sta per concludersi. A maggio del 2016, a seguito di un articolato percorso di formulazione, era stato sottoscritto da tutti i rappresentanti dei paesi dell’Unione il cosiddetto “Patto di Amsterdam”, promosso dalla presidenza olandese di turno dell’Unione Europea. Il documento, intitolato “Urban Agenda for the EU” arrivava a seguito di un percorso pluriennale passato attraverso il Programma di Lille nel 2000, la Carta di Lipsia nel 2007, la Dichiarazione di Riga nel 2015. Un percorso promosso dagli Stati membri anche su pressione dei network urbani europei, che ha visto nel corso del tempo una crescente attenzione da parte della Commissione e del Parlamento Europeo. La prima nel 2014 ha esplicitamente riconosciuto l’esigenza di un’agenda urbana tramite la comunicazione “La dimensione urbana delle politiche dell’UE – Elementi fondanti di una Agenda urbana UE”. Il secondo con l’approvazione di una risoluzione nel settembre 2015 sulla dimensione urbana delle politiche europee (2014/2213(INI)).

Il Patto di Amsterdam fonda l’Agenda urbana europea su tre pilastri principali per le città: migliorare il finanziamento, migliorare le conoscenze, migliorare la regolazione. I tre pilastri trovano applicazione su dodici assi tematici identificati nel documento: inclusione di migranti e rifugiati, qualità dell’aria, povertà urbana, politiche abitative, economia circolare, lavoro e competenze per l’economia locale, adattamento climatico, transizione energetica, uso sostenibile del suolo, mobilità urbana, transizione digitale, acquisti pubblici innovativi e responsabili. Su ciascuno di questi assi il Patto promuove l’attivazione di partnership composte dalle città europee, dalle loro reti, dai programmi urbani europei (Urbact, UIA), da stakeholders.

Il contesto nel quale è stato sottoscritto il Patto di Amsterdam è lo stesso in cui l’ONU ha adottato una propria Agenda urbana a seguito della conferenza Habitat III tenutasi a Quito nel mese di ottobre 2016. L’Agenda di Quito si pone in continuità con l’Agenda 2030 approvata dall’ONU l’anno precedente, nella quale si propongono 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. Anche in questa occasione il ruolo delle città era stato considerato centrale. L’obiettivo 11 infatti propone il traguardo, entro il 2030, di “rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili”. Questo obiettivo passa attraverso il riconoscimento del diritto “ad alloggi adeguati, sicuri e convenienti”, tramite “l’urbanizzazione inclusiva e sostenibile”, “un sistema di trasporti sicuro, accessibile, sostenibile”, riducendo “l’impatto ambientale negativo pro-capite delle città”, promuovendo l’adattamento ai cambiamenti climatici. Si tratta quindi di sfide epocali che vedono allineate le agende urbane europea e internazionale.

L’implementazione dell’Agenda urbana europea

Se è possibile individuare un elevato grado di coerenza tra le Agende urbane, e se è stato da più parti salutato con favore il protagonismo delle città nel dibattito pubblico, resta aperta la domanda sull’implementazione delle agende e sull’effettivo impatto di esse sulle politiche pubbliche.

L’implementazione del Patto di Amsterdam è stata affidata al Meeting dei Direttori Generali sullo Sviluppo Urbano (DGUM) della Commissione Europea, che coordinano il lavoro delle partnership tematiche. Otto partnership sono state attivate sugli assi tematici: mobilità, casa, lavoro e competenze per l’economia locale, transizione digitale, povertà urbana, qualità dell’aria, economia circolare, inclusione di migranti e rifugiati. Di queste partnership, quattro erano state attivate come piloti già dal 2015: si tratta di quelle su qualità dell’aria, povertà, casa e inclusione di migranti e rifugiati. L’attivazione di quattro ulteriori partnership è stata concordata nel corso dell’incontro del DGUM del 4 aprile 2017 a Malta. Si tratta delle partnership su acquisti pubblici, transizione energetica, uso sostenibile del suolo e adattamento climatico. Ciascuna delle partnership è coordinata da uno o più Paesi membri e/o autorità urbane e composta da un numero di partner variabile tra 15 e 20. La partecipazione alle partnership si fonda su base volontaria. Ogni partnership è incaricata della realizzazione di un Action Plan che preveda azioni concrete relative al proprio tema di competenza. Questi piani di azione saranno alla base di processi di revisione di norme, strumenti e iniziative con un approccio urbano. Le bozze dei piani di azione saranno sottoposte a una consultazione pubblica prima di essere approvate dalla Commissione, dagli Stati Membri e dalle città.

Alcune delle partnership hanno già portato avanti incontri e attività. Tra queste, la partnership sulla povertà urbana (coordinata da Belgio e Francia) ha prodotto una bozza di piano di azione che individua quattro priorità: la rigenerazione dei quartieri degradati, la povertà infantile, la vulnerabilità della popolazione Rom, le persone senza fissa dimora. La partnership sull’inclusione dei migranti è coordinata dalla città di Amsterdam e vede l’Italia tra i membri. La partnership ha realizzato una roadmap per attività che fino al 2018 prevedono l’implementazione di attività di scambio e incremento delle conoscenze su cinque dimensioni del tema dell’inclusione dei migranti: casa, community building, educazione, lavoro e gruppi vulnerabili. La partnership sulla qualità dell’aria, coordinata dall’Olanda e che vede tra i membri il Comune di Milano, ha realizzato diversi incontri in vista della realizzazione del proprio Action Plan.

Parallelamente al lavoro delle partnership, la Commissione si è attivata mettendo a disposizione nuovi strumenti per l’implementazione del Patto di Amsterdam. Tramite il bilancio del 2016, sono stati messi a disposizione 2,5 milioni di Euro per l’attivazione del Segretariato dell’Agenda urbana europea. Queste risorse, ovviamente non relative all’implementazione di una policy, sono però cruciali per il funzionamento delle partnership e per le attività di coordinamento e comunicazione relative all’implementazione dell’agenda urbana. È stato attivato nell’ottobre del 2016 quello che è stato definito il “one stop shop” dell’Agenda urbana: una piattaforma web che raccoglie tutte le informazioni relative alle attività ad essa correlate . Tramite la piattaforma si accede alla Urban Data Platform: uno strumento fondamentale di conoscenza sulla realtà urbana europea . Il sito “one stop shop” si aggiunge alla “piattaforma urbana” già disponibile sulle pagine della politica regionale della Commissione Europea, tramite la quale sono accessibili informazioni su tutti i programmi europei con impatto urbano su base tematica . Infine è stata creata sulla piattaforma Futurium (piattaforma per la partecipazione online della Commissione) una pagina sull’Agenda urbana europea tramite la quale è possibile l’accesso alle attività delle partnership e la partecipazione alle consultazioni.

In Italia

La partecipazione Italiana è trasversale nell’Agenda urbana europea, con una presenza in sei delle otto partnership attive. Il Governo Italiano coordina la partnership sull’inclusione dei migranti, e partecipa a quella sul lavoro e le competenze. Il Comune di Milano è membro della partnership sulla qualità dell’aria, quello di Bari è membro della partnership sulla mobilità, Roma partecipa alla partnership sulla transizione digitale e Prato è tra i membri della partnership sull’economia circolare.

Parallelamente rispetto al dibattito sull’Agenda urbana europea, anche in Italia il tema delle politiche urbane è tornato ad assumere una centralità nell’agenda pubblica e da più parti è stata evidenziata l’esigenza di un’Agenda urbana nazionale. Anche in Italia la questione urbana è tornata infatti al centro dell’agenda di policy, in particolare con la pubblicazione nel 2016 del Bando per il “programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia”. Sull’esigenza di un’Agenda urbana nazionale per l’Italia si sono espresse anche realtà come Urban@it e AsVis (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) che nel maggio 2017 hanno pubblicato un’Agenda per lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella quale si riportano obiettivi e proposte che hanno lo scopo di “contribuire a superare la frammentazione delle politiche urbane collegandosi alle iniziative internazionali in atto”.

Quello dell’Agenda urbana dunque, tanto a livello nazionale quanto a livello europeo, è uno scenario dinamico. Se da una parte permane una realtà frammentata in cui programmi e risorse stentano a trovare un quadro coerente cui essere ricondotti, dall’altro sono aperti processi e scenari che possono contribuire a formulare una politica per le città. Da questo punto di vista, il processo attivato dal Patto di Amsterdam rappresenta un’opportunità inedita.