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L’impegno del Governo per le città: piano città, smart city, città metropolitane e un ministro delegato. Parola di Monti

Il Presidente Monti, lo scorso 4 ottobre, nella riunione dell’Intergruppo parlamentare per l’Agenda Urbana, ha confermato il grande impegno del Governo per le politiche urbane, centrandolo sui tre pilastri del “piano città”, delle smart city e della costruzione delle città metropolitane e ha delegato il Ministro per la coesione territoriale, Fabrizio Barca a coordinare le politiche per le città e a sovraintendere al neonato Comitato Interministeriale per le Politiche Urbane, istituito dal recente decreto sviluppo dell’agosto scorso. Ma leggiamo insieme le parole del Presidente del Consiglio così come le ho direttamente raccolte nella sala della riunione.

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Il Presidente Monti, lo scorso 4 ottobre, nella riunione dell’Intergruppo parlamentare per l’Agenda Urbana, ha confermato il grande impegno del Governo per le politiche urbane, centrandolo sui tre pilastri del “piano città”, delle smart city e della costruzione delle città metropolitane e ha delegato il Ministro per la coesione territoriale, Fabrizio Barca a coordinare le politiche per le città e a sovraintendere al neonato Comitato Interministeriale per le Politiche Urbane, istituito dal recente decreto sviluppo dell’agosto scorso.

Ma leggiamo insieme le parole del Presidente del Consiglio così come le ho direttamente raccolte nella sala della riunione.

Saluto e ringrazio i promotori di questa iniziativa, gli On.li La Loggia e Tabacci e il Senatore Vitali, per avermi invitato; saluto il Presidente Delrio qui presente.

Intervengo con grande piacere a questa riunione. Piacere non so se accresciuto o ridotto dal fatto che voi qui avete praticamente esaurito l’ordine del giorno del nostro prossimo Consiglio dei Ministri e che quindi sono incerto se intervenire in quella più modesta sede (risate dal pubblico).

Intervengo con grande piacere a questa riunione dell’intergruppo parlamentare per l’Agenda Urbana che ha molto merito, in particolare il merito di aver riportato attenzione politica sul tema rilevantissimo della qualità della vita e dello sviluppo dei Paesi avanzati, legato a quello delle loro città. E’ stato detto quasi tutto, io mi limito a qualche osservazione marginale.

Le città sono il cuore pulsante dei sistemi socioeconomici sviluppati. A livello mondiale concentrano ormai la metà dell’intera popolazione, pure occupando solo il 2% dello spazio fisico; utilizzano il 75% delle risorse naturali e producono più della metà del PIL mondiale; in Europa circa il 70% della popolazione vive in ambiente urbano. Nelle città si affrontano criticità e problemi soprattutto di sostenibilità ambientale, convivono e spesso si scontrano innovazione e arretratezza, miseria e ricchezza, si confrontano culture e sensibilità diverse in un contesto tanto stimolante quanto complesso che richiede di essere governato con strumenti sempre più raffinati.

Devo dire, visto che qualche sindaco e il Presidente dei sindaci sono presenti, che io, nella lunghissima fase della mia vita in cui vedevo la politica come un oggetto di grande interesse, ma il più lontano possibile, ho sempre pensato che essere sindaco di una grande città fosse la funzione politica più difficile. Molto più di quella che in questo momento io ricopro.

A livello europeo si è iniziato ad elaborare un’agenda comune per accrescere il potenziale di innovazione delle città e promuoverne il dinamismo economico, facilitando la transizione verso un’economia a basso tasso di carbonio.

L’Italia durante gli anni ’80, prima degli altri Paesi europei occidentali sembrava aver colto la nuova rilevanza del ruolo delle città nelle trasformazioni indotte dalla modernità, tanto che si era dotata di un ministro delegato per le aree urbane già nel 1987. Poi, proprio mentre le città riguadagnavano un’assoluta centralità nel disegno delle politiche di territorio e nella letteratura politologica ed economica, un po’ paradossalmente l’intuizione è stata abbandonata. Diversi studi specifici condotti sul tema negli ultimi anni hanno evidenziato come l’Italia fosse ormai l’unico grande sistema amministrativo europeo a non avere un ministro responsabile per le politiche urbane. A questa carenza il vostro intergruppo ha dato occasione di porre rimedio con un emendamento parlamentare, fatto proprio dal Governo durante il percorso di conversione del decreto sviluppo, che è diventato, come è noto, l’articolo 12 bis della legge 7/8/2012 n. 134.

In base a questa norma esiste ora, a livello di Presidenza del Consiglio dei Ministri un Comitato Interministeriale per le Politiche Urbane, nell’ambito del quale potranno essere coordinati gli interventi delle varie amministrazioni centrali che hanno competenze rilevanti per la vita dei poli urbani e concertate le politiche territoriali, regionali e locali in una logica sistematica ed organica di multilevel governance. Il Comitato sarà assistito da una specifica segreteria tecnica, la cui costituzione è in atto in queste ore.

L’ambizione ultima dell’intergruppo, nel momento in cui ha presentato l’emendamento dal quale è nata questa organizzazione leggera, ma auspicabilmente efficace, era quello di giungere nei tempi possibili alla stesura di una vera e propria agenda delle politiche nazionali sulle città, a somiglianza di quelle che esistono a livello europeo e in diversi stati nazionali.

Non sono certo che questo pur necessario traguardo possa essere raggiunto nei pochi mesi che ci separano dalla conclusione della legislatura, non ho dubbi però, come è stato sottolineato anche con impegno da parte vostra, che lo stimolo dell’intergruppo parlamentare certamente continuerà e che il Comitato Interministeriale che abbiamo istituito potrà conferire maggiore coordinamento e organicità ad alcuni interventi che il Governo ha messo in campo in tema di politiche urbane.

Il lavoro del Comitato si poggerà innanzi tutto sulle basi del “piano città” condotto dal ViceMinistro Mario Ciaccia. Un grande intervento che mobilita circa due miliardi di euro dalla Cassa Depositi e Prestiti e da fondi ministeriali per progetti di riqualificazione urbana che abbiano ambiziose finalità strategiche di sviluppo. Questo piano segue di pochi mesi l’azione pilota progettata e finanziata dal Ministro per l’Istruzione Università e Ricerca Francesco Profumo sulla frontiera innovativa, già qui ricordata, delle smart city. Altro elemento dell’azione governativa, rilevante per le politiche urbane, è nell’art. 18 del DL 6/7/2012 convertito in legge il 7 agosto con il n. 135 che ha rilanciato il processo di costituzione delle città metropolitane, dettando le procedure e fissando al 1 gennaio 2014 una data certa per far sì che le principali città italiane si dotino di adeguate infrastrutture amministrative per governare al meglio le molte interdipendenze guadagnando in efficacia di azione e forza di coordinamento.

Bastano questi tre esempi che sono all’incrocio di elaborazioni di nuovi concetti nelle politiche pubbliche, finanziamenti e anche ridisegni di carattere istituzionale e amministrativo per segnalare un’attenzione e uno sforzo riformistico, mi permetto di dire, da parte del Governo. Quando parliamo di riforme strutturali, nessuno conta queste nell’elenco delle riforme che periodicamente mandiamo a Bruxelles come segno del nostro progresso, ma queste sono riforme strutturali importanti, fissate o in divenire.

La prospettiva, entro cui può maturare una serie di indirizzi che preludano ad un’agenda urbana nazionale, è certamente la politica di coesione, nella quale le città hanno una centralità indubbia. Anche per questa ragione in questo sforzo collettivo, che mi auguro intenso da parte del Governo e dei Governi che seguiranno, per cui devo sottolineare anche io il ruolo del Presidente Catricalà (presente in aula) che ha colto sin dall’inizio il valore di questa iniziativa che vede coinvolti diversi ministri, anche per la centralità della politica di coesione territoriale, ho pregato il Ministro titolare di quella funzione, il Ministro Fabrizio Barca di assicurare un’interconnessione costante ed intelligente tra i ministri e con l’intergruppo.

A queste riunioni, o a riunioni simili, quando potrò volentieri parteciperò anche io perché non intendo abbandonare questa cosa che è stata chiamata un problema, ma mi sembra invece avere un grande potenziale. Abbiamo in questi giorni e in queste ore problemi che sono problemi, ma questo non è un problema che sia un problema perché questo è un problema che contribuirà a risolvere tanti problemi, è quindi un’opportunità.

Il Governo tutto e certamente il Ministro Barca, ma ripeto collettivamente opereremo, faremo il massimo sforzo perché un simile patrimonio possa essere lasciato in eredità ai prossimi esecutivi. Non potrà però che essere il Parlamento a fare da traino per lavorare per dare, in questo breve passaggio che conduce alla fine della legislatura, indirizzi e strategie per un rilancio delle politiche urbane e per una loro maggiore efficacia, creando una sensibilità e una strategia progettuale condivisa.

A proposito di strategie progettuali condivise è sotto gli occhi dei presenti come i promotori appartengano a forze politiche differenti e come in questo campo ci sia un esempio, uno dei tanti esempi che io ho avuto il piacere di testimoniare a cui sono stato presente, qualche volta come facilitatore, in questi mesi, di collaborazione concreta, molto forte tra forze politiche diverse.

Faccio poi un’ultima riflessione che è di carattere lessicale. Perché uno è mosso da istintiva simpatia verso un’iniziativa sull’agenda urbana? Riguarda le città, e da città deriva cittadino, quindi il centro dell’azione di Governo. Se poi pensiamo alla dimensione “cittadinanza” è ancora più pregnante. Urbs da cui urbano, ma “urbano” è un aggettivo e urbanità un sostantivo: non sono queste cose di cui abbiamo particolarmente bisogno nel mondo in generale, ma forse in questa fase del nostro Paese in particolare? Se poi vogliamo passare al greco parliamo di polis che è, se non sbaglio, la radice di politica. Quindi ci sono qui, in questo semplice concetto di agenda urbana, comunque lo definiamo, tutti gli elementi su cui lavorare, compreso un migliore accordo tra il primo e l’ultimo, cioè tra il cittadino e la politica e viceversa, che mi sembra lo sforzo principale a cui tutti, anche con iniziative molto concrete come questa, dobbiamo attendere. 

Dell'impegno del Governo per le città e dei piani delle amministrazioni per le smart city, temi prioritari per la ripresa del Paese, parleremo con i Ministri protagonisti e con gli amministratori degli Enti locali nella tre giorni bolognese di Smart City Exhibition (Bologna Fiere, 29-31 ottobre 2012). Un'occasione per lavorere tutti insieme, pubblico e privato, al grande cantiere delle comunità intelligenti e cercare di capire come rendere sostenibili progetti di innovazione anche in questo grave clima di ristrettezze della finanza pubblica.

In allegato, l'intervento del Senato Walter Vitali per l'Intergruppo parlamentare per l’Agenda Urbana e l'intervento del Ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca