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Una pianificazione territoriale condivisa per il Nord Italia per contare di più in Europa

L’Unione Europea, oltre al dialogo tra gli stati membri, ha messo al centro delle proprie politiche la dimensione regionale e la cooperazione territoriale come motore per lo sviluppo. Alcune regioni europee, come quelle che si affacciano sul Baltico, hanno accolto favorevolmente questo invito, ottenendo notevoli benefici ed aumentando il loro peso nelle decisioni dell’UE. Dal 2007 anche le regioni Italiane dell’area Padano-Alpina hanno scelto di lavorare insieme per individuare strategie di sviluppo. Abbiamo chiesto a Paolo Mattiussi della Regione Emilia Romagna di illustrarci le tappe e i risultati di questa esperienza.

L’Unione Europea, oltre al dialogo tra gli stati membri, ha messo al centro delle proprie politiche la dimensione regionale e la cooperazione territoriale come motore per lo sviluppo. Alcune regioni europee, come quelle che si affacciano sul Baltico, hanno accolto favorevolmente questo invito, ottenendo notevoli benefici ed aumentando il loro peso nelle decisioni dell’UE. Dal 2007 anche le regioni Italiane dell’area Padano-Alpina hanno scelto di lavorare insieme per individuare strategie di sviluppo. Abbiamo chiesto a Paolo Mattiussi della Regione Emilia Romagna di illustrarci le tappe e i risultati di questa esperienza.

Un territorio con 24 milioni di abitanti, che produce una fetta importante della ricchezza, della ricerca e dell’innovazione nazionale e rappresenta la porta del Mediterraneo verso l’Europa, con il corridoio 5 e il corridoio Nord–Sud. È questa la carta di identità dell’area padano-alpina che comprende 5 Regioni e 2 Provincie Autonome. Le amministrazioni di questi territori da tre anni stanno lavorando per arrivare ad elaborare linee guida per una pianificazione territoriale condivisa. FORUM PA 2010 è stata l’occasione per fare il punto sul lavoro svolto finora e sui traguardi raggiunti dal Tavolo Interregionale per lo sviluppo territoriale sostenibile della macro-regione Padano-Alpina.

Molti aspetti dello sviluppo sostenibile travalicano i confini istituzionali e richiedono una visione condivisa da applicare ad una macro area. Le infrastrutture, il paesaggio, l’inquinamento, l’urbanizzazione sono elementi che richiedono una strategia di azione che, pur tenendo conto delle peculiarità di un territorio, offra un respiro più ampio di quello “amministrativo”.  “Il tavolo interregionale – ci spiega Paolo Mattiussi, responsabile della programmazione territoriale dell’Emilia Romagna – è nato proprio da questa considerazione, unita alle indicazioni dell’Unione Europea che vedevano nella valorizzazione sostenibile dei territori un elemento di competitività per le nazioni e per l’Europa stessa (territorial agenda 2007-2010)”

Nel febbraio 2007 gli assessori delle Regioni Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, e Veneto e delle Province Autonome di Trento e Bolzano, hanno, dunque, dato vita al Tavolo interregionale, al quale hanno successivamente aderito anche la Liguria e la Valle d’Aosta.

“Fin da subito l’obiettivo del tavolo – spiega Mattiussi - è stato duplice. Da una parte, infatti, ci trovavamo a dover manifestare le esigenze della piattaforma economica più importante che l’Europa ha sul bacino del mediterraneo e che fino ad oggi non è mai stata sufficientemente valorizzata”. L’area del Nord Italia, infatti, se ben organizzata, potrebbe rappresentare un riferimento per l’Europa nelle relazioni con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo e, attraverso Suez, coi paesi ad economia emergente (Cina e India in primis). “Il secondo obiettivo – continua Mattiussi – è stato quello di ragionare insieme e condividere esperienze e riflessioni su temi comuni, legati soprattutto alle dimensioni ambientali per arrivare ad una pianificazione territoriale condivisa”

I risultati presentati a FORUM PA 2010 non sono stati di poco conto. Il Tavolo ha prodotto della documentazione tecnica che propone una visione sistemica su alcuni temi verticali o orizzontali. “Si tratta di tre «cartine» - ci racconta Mattiussi – su tre temi specifici: la rete ecologica, la rete delle città e la rete infrastrutturale. Il prossimo passo sarà la realizzazione di una «cartina» sulla rete dei paesaggi”.

Sono materiali che contengono capisaldi di riferimento comuni e che ogni amministrazione regionale o provinciale può scegliere di inserire nel proprio piano territoriale. Fino ad ora le risposte delle singole amministrazioni sono state buone, segno che la politica ha saputo riconoscere il valore del lavoro fatto dalle strutture tecniche. “Il piano territoriale dell’Emilia Romagna approvato nel mese di febbraio di quest’anno contiene tutte e tre le cartine prodotte dal tavolo tecnico - continua Mattiussi – e, allo stesso modo, anche i piani territoriali del Veneto, della Lombardia e del Piemonte che, al momento, sono in piena fase di approvazione.

Cooperazione e autonomia

La cooperazione interregionale non è assolutamente in contrasto con la visione federalista dello Stato. Su un territorio insiste una molteplicità di competenze ripartite tra Stato, Regioni, Provincie e Comuni. Tali competenze possono essere esercitate sulla base di una visione e di un obiettivo comune.
Mattiussi chiude con una considerazione ed un auspicio: “Pensiamo che attraverso la cooperazione si possano massimizzare le potenzialità di ogni singola Regione amministrativa presente nell’area padano-alpina. In Europa chi è riuscito negli anni passati ad operare in senso cooperativo è stato anche capace di influenzare maggiormente le scelte dell’Europa. Con l’appuntamento di FORUM PA 2010 abbiamo voluto presentare ai nuovi amministratori appena eletti la necessità di continuare questo lavoro utile sia per una governance interna, sia per avere un’Europa maggiormente attenta alle necessità del Mediterraneo. Con questo lavoro pensiamo di aver dato un contributo importante non solo alle Regioni del Nord, ma a tutto il Paese.”