Dossier

E-democracy, quale futuro? La sintesi di PanelPA

di Gianni Dominici
Creativity Room

Foto di Stefano Corso

E-democracy: una meta ancora lontana per la pubblica amministrazione italiana. A parte alcuni esempi virtuosi, infatti, sono rare le occasioni in cui cittadini e imprese vengono coinvolti nei processi decisionali attraverso gli strumenti che la tecnologia mette a disposizione per la consultazione e la partecipazione. Questo il quadro che emerge da un’indagine condotta da FORUM PA attraverso un questionario on line inviato agli iscritti alla propria community.

Da un po’ di tempo la riflessione e il dibattito sulle dinamiche relative alla pubblica amministrazione si concentrano sulla necessaria riforma del pubblico impiego (lotta all’assenteismo, riconoscimento del merito), mentre ridotta all’osso è l’attenzione nei confronti del processo di modernizzazione della pubblica amministrazione.
Eppure l’informatizzazione della PA è tutt’altro che conclusa e, soprattutto, si è interrotto quel percorso apparentemente lineare che si aspettava portasse la pubblica amministrazione ad instaurare un nuovo rapporto con i cittadini e le imprese basato su una maggiore e più accessibile informazione ed un migliore accesso ai servizi pubblici, fino al coinvolgimento, tramite gli strumenti di e-democracy, dei cittadini nelle consultazioni alla base delle decisioni politiche ed amministrative. Un traguardo finale, quello dell’e-democracy, raggiunto solo da pochi campioni all’interno dell’ampio universo della pubblica amministrazione italiana, mentre gran parte del gruppo si è fermato o perso per strada.

FORUM PA ha voluto riportare l’attenzione sul tema proponendo un approfondimento attraverso PanelPA, una indagine on line rivolta ad un panel di iscritti alla propria community.
All’indagine hanno risposto in oltre 4.000 (4.362 per l’esattezza) fornendo utili indicazioni sulla percezione che il pubblico ha del tema proposto. Inoltre, tramite le domande aperte, in ben 700 hanno fatto riferimento ad esperienze conosciute o espresso considerazioni personali sul tema proposto.

In termini quantitativi, già dalla prima domanda emergono con chiarezza le problematiche principali legate al tema dell’e-democracy. Agli intervistati è stato chiesto quali fossero, secondo loro, gli aspetti più importanti e più incisivi dell’e-democracy e un'ampia maggioranza (54%) ha indicato l’accesso diffuso da parte dei cittadini alle informazioni e la maggiore trasparenza dei processi decisionali. Molto meno sono, invece, coloro che si riferiscono alle modalità più interattive e partecipative che le nuove tecnologie offrono se applicate ai rapporti tra cittadini e amministratori.
Ritiene che l’e-democracy offra la possibilità di avviare nuove forme di collaborazione tra le amministrazioni locali e i cittadini il 20% degli intervistati, il poter partecipare alle decisioni riguardanti i territorio di riferimento il 17,7% e, infine, il poter esprimere opinioni, giudizi e idee inerenti il governo del territorio il 7,5%.
È  evidente che gli intervistati esplicitano con chiarezza la necessità di vedere risolti ancora i bisogni “primari” della nuova cittadinanza digitale: essere informati delle attività dei propri amministratori piuttosto che immaginarsi un loro ruolo attivo, mediato dalle tecnologie, nella gestione del proprio territorio di riferimento e dei beni comuni.

Una visione negativa delle potenzialità offerte dalle nuove tecnologie che traspare anche quando è stato chiesto agli intervistati quali potrebbero essere gli ostacoli principali alla diffusione degli strumenti di e-democracy.
La poca familiarità nei confronti delle nuove tecnologie da parte dei cittadini e delle amministrazioni viene considerata un fattore importante, ma minoritario rispetto a quel complessivo 64% che attribuisce i problemi alla scarsa fiducia da parte di cittadini sull’effettiva presa in considerazione delle loro opinioni (37%) e allo scarso interesse per la partecipazione dei cittadini da parte degli amministratori (27%).

Un atteggiamento prudente che non nasce dalla poca conoscenza del fenomeno. Tutt’altro. Quando si chiede quale sia la fase attuale di sviluppo dell’e-democracy le risposte rispecchiano fedelmente la situazione reale: di sperimentazione in alcune realtà, risponde il 57% degli intervistati, di discussione e di approfondimento il 24,6 , di progressiva applicazione l’8,6%.

Non ci sono prospettive, quindi, per una telematica che avvicini i cittadini al governo pubblico? Gli intervistati ci indicano la strada da percorrere: secondo il 67% sono gli enti locali i soggetti che dovrebbero maggiormente farsi carico di promuovere iniziative di e-Government. È partendo dalle istituzioni più prossime ai cittadini che è necessario ricreare (o meglio creare) quel clima di fiducia che è il presupposto indispensabile per un dialogo fattivo tra i cittadini e i loro governi.