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Elezione fa rima con innovazione?

Sono convinto che l’Italia non possa uscire dalla crisi se non con un deciso investimento in innovazione. Come si vede dall’ultimo decreto sugli incentivi, il Governo pensa ad altro, spero allora che almeno la politica regionale sappia interpretare questa assoluta necessità per non ritrovarci in pochi anni ultimi tra i Paesi ad economia avanzata. Con questo spirito sono andato a leggermi con pazienza, ma anche con speranza, con crescente, ma deluso interesse, quanto dicono sull’innovazione, l’accesso alla rete, la larga banda i 33 programmi elettorali che troviamo sui siti web degli altrettanti candidati principali nelle 13 regioni in cui domenica prossima si voterà. Quel che ho trovato mi ha permesso una specie di pagella che vi sottopongo.  

Io credo che in Italia non si possa uscire dalla crisi se non con un deciso investimento in innovazione, vedo però con grande amarezza che le scelte di Governo permangono molto deboli nell’incentivare l’economia innovativa e assolutamente non indirizzate alle infrastrutture e agli investimenti che sono fattori abilitanti dell’innovazione (non ho nulla contro gli incentivi alle cucine componibili né ai motori fuoribordo, ma siamo certi che siamo di fronte a scelte strategiche per un futuro migliore per il Paese?).

Spero allora che almeno la politica regionale, che ha la responsabilità di larga parte degli investimenti, sappia interpretare questa assoluta necessità per non ritrovarci in pochi anni ultimi (siamo quart’ultimi nell’Europa a 27, non ci vantiamo) tra i Paesi ad economia avanzata.
Con questo spirito sono andato a leggermi con pazienza, ma anche con speranza e crescente interesse, quanto dicono sull’innovazione, l’accesso alla rete, la larga banda i 33 programmi elettorali che troviamo sui siti web degli altrettanti candidati principali nelle 13 regioni in cui domenica prossima si voterà. Ho letto circa mille pagine: alcune dense e sintetiche, altre dettagliate ed analitiche. Qualcuna retorica e vuota, altre ricche di spunti. Quel che ho trovato mi ha permesso una specie di pagella che vi sottopongo.

Prima di tutto una breve tabellina di riepilogo dove:
- le faccette allegre  (da 1 a tre) indicano la presenza del tema;
- una faccetta perplessa  dice che qualcosa c’è, ma non chiaro né definito negli obiettivi;
- la faccetta desolata  indica che non se ne parla neanche.

Segue una breve relazione.

Regioni/candidati  Centro destra Centro sinistra Altri schieramenti
Piemonte  Cota  Bresso  ---
Lombardia  Formigoni!  Penati  Pezzotta (UDC)
Liguria  Biasotti  Burlando  ---
Veneto  Zaia  Bortolussi  De Poli (UDC)
Emilia-Romagna  Bernini  Errani!  Galletti (UDC)
Toscana  Faenzi  Rossi  Bosi (UDC)
Marche  Marinelli  Spacca  Rossi (fed.sin.;SEC)
Umbria  Modena  Marini  ---
Lazio  Polverini  Bonino!  ---
Campania  Caldoro  De Luca  ---
Puglia  Palese  Vendola  Poli Bortone (UDC)
 Basilicata  Pagliuca  De Filippo  ---
 Calabria  Scopelliti[1]  Loiero  Callipo (IDV, lista Pannella)

Una premessa a titolo di disclaimer: dei programmi e degli impegni dei candidati io so solo quello che loro stessi hanno deciso di mettere on line sui loro siti. Ma non è forse abbastanza per giudicare del loro tasso di innovazione?

Prima ancora di un esame analitico vorrei proporvi qualche considerazione generale derivata da questa maratona di un migliaio di pagine di programmi che mi ha preso tutto il weekend:

  • tranne lodevoli eccezioni (Formigoni in Lombardia, Errani in Emilia-Romagna, Marini in Umbria, Bonino nel Lazio) non pare che i nostri politici si siano accorti dell’importanza per i loro cittadini e per le loro economie di Internet, dell’accesso alla rete, dei diritti di cittadinanza digitale. In quasi la totalità dei programmi l’agricoltura o la viabilità hanno pesi molto maggiori;
  • esistono, in un panorama non certo esaltante, dei campioni di innovazione. Per par condicio dovrei elencarne due, uno per parte, e sarebbe facile: Emma Bonino per lo schieramento del centro sinistra, Roberto Formigoni per lo schieramento del centro destra. In realtà ho segnalato con tre sorrisi anche la Marini dell’Umbria, che mi fa piacere ricordare sia perché il suo programma è chiaro, definito e lungimirante, sia perché con il suo esser donna conferma una grande serietà e professionalità dell’altra metà del cielo in generale su tutti i temi ed in particolare su quello dell’innovazione. Ultimo tra i quattro al massimo punteggio (ripeto che è un libero e indipendente giudizio, che vale l’autorevolezza che ciascuno dei miei lettori mi vorrà liberamente attribuire) Vasco Errani per un programma coerente e per la costanza del suo impegno per l’innovazione nella regione;
  • in generale il centro sinistra è più sensibile ai nostri temi, mentre il centro destra ha in generale maggiore preoccupazione di non aumentare la spesa pubblica. Un’eccezione importante è il piano Formigoni per la Lombardia;
  • non credo che questo interesse marginale dipenda né da volontà oscurantiste né da scelte di parte (chiederci se Internet è di destra o di sinistra ricorda Giorgio Gaber che se lo chiedeva per la doccia), quanto piuttosto da tre deficit culturali della nostra politica:
    1. il primo è immediatamente visibile anche navigando i siti: i nostri politici conoscono poco e male Internet, al massimo lo vedono come un mezzo di comunicazione tra i vari media, non curano l’interattività (quindi ne sono spesso vittime), non ne sfruttano le potenzialità. I loro siti al massimo si leggono: non si navigano, non ci sono rimandi ipertestuali, pochissimi video, pochi forum e in genere asfittici;
    2. il secondo è altrettanto visibile, ma in questo anche il Governo centrale fa loro buona compagnia: mancano in generale visioni di lungo periodo e la vista sull’economia non supera il contingente. Non ci sono quasi da nessuna parte (qualche eccezione c’è) discorsi sull’economia della conoscenza, non c’è riconoscimento per la classe creativa (quella degli studi di Florida), non c’è cognizione di come l’economia della rete stia cambiando il mondo;
    3. infine leggo una diffidenza di fondo della politica rispetto ad un mezzo che è in sé anarchico e libero, insofferente delle regole, con processi del tutto bottom-up, insomma difficilmente “governabile”.

Passiamo ora ad un esame regione per regione, anche se , per evidenti ragioni di spazio, per ciascuna ci limiteremo a pochi cenni.

Piemonte
Cota: programma di 10 punti concentrati in una sola pagina dove la parola innovazione entra nel punto “imprese e lavoro”, di larga banda non si parla e neanche di innovazione nella PA.
Bresso: programma vasto, offerto in pdf (90 pagine) in cui l’innovazione ha largo spazio, e un capitolo intero è dedicato a “Capaci di fare: ICT come leva per lo sviluppo”.

Lombardia
Formigoni: programma esteso e chiaro con obiettivi quantificati e traguardi già raggiunti, con indicatori e numeri. Innovazione per le imprese, poli di ricerca europei; un chiaro impegno per l’innovazione basata sulle ICT con dati e impegni: entro il 2011 il 100% dei cittadini collegati a 2 Mb, entro il 2015 il 50% dei cittadini collegati alle NGN.
Penati: programma abbastanza scarno: dieci punti molto sintetici, ma uno è sulla riforma della PA in senso meritocratico un altro è specifico su “Lombardia digitale” e conseguente impegno per la larga banda.
Pezzotta: 17 pagine di programma di cui una per l’agricoltura, diverse sulla famiglia, nessuna sull’innovazione né sull’infrastruttura di rete.

Liguria
Biasotti: importante parte dedicata, nelle 47 pagine del programma, alla riforma della burocrazia sia verso i cittadini sia verso le imprese. Forte impegno verso i centri di ricerca di eccellenza, non si dice nulla sull’infrastruttura di rete, ma su questo la Liguria è già un’eccellenza nazionale con meno del 5% in digital divide di prima generazione e meno del 20% di seconda generazione.
Burlando: rivendica in 18 pagine quel che ha già fatto (ad es. collegare la montagna in banda larga) e si propone in un passaggio di rinforzare l’innovazione delle imprese e l’intero settore Hi-tech. Parla della necessaria semplificazione della burocrazia.

Veneto
Zaia: molta attenzione nel programma in sette grandi aree alle piccole imprese, allo snellimento della burocrazia, alle infrastrutture viarie e ferroviarie. Nulla si dice sulla larga banda e sull’innovazione nell’ICT, nonostante il Veneto sia tra le peggiori perfomance del Paese.
Bortolussi: programma molto scarno, appena nominato l’impegno per la banda larga e per il trasferimento tecnologico. Ricordando, appunto, che il Veneto è assolutamente al di sotto della media nazionale per accesso alla banda larga sembra un po’ poco.
De Poli: programma in dieci slides. Un punto in una slides sulla mobilità è dedicato all’incremento della banda larga.

Emilia-Romagna
Bernini: programma abbastanza dettagliato (24 pagine) e diviso per argomenti: c’è una pagina sulle strade, una sugli aeroporti, una sul sistema ferroviario. Non c’è invece nulla né sulle reti telematiche né sull’innovazione. Sono esplicitati gli obiettivi di riforma dell’amministrazione regionale.
Errani: programma esteso in 41 pagine di cui due intere dedicate all’impegno per la telematica regionale e molti punti sulla riforma della PA e il trasferimento tecnologico.
Galletti: nulla di nulla, né innovazione né ICT né larga banda né Internet hanno cittadinanza nel programma.

Toscana
Faenzi: programma di una trentina di pagine nascosto in uno slide share in terza posizione: nulla sulla rete, nulla su Internet, poco sull’innovazione nella PA, tranne un appello generico alla riduzione della burocrazia.
Rossi: 14 pagine di un “accordo di coalizione” molto sintetico. Sin dalla prima pagina mette in chiaro che la semplificazione della burocrazia e la infrastrutturazione telematica sono tra gli obiettivi fondamentali. Bene esplicitati gli obiettivi sulla larga banda (100% entro la legislatura), sulla ricerca e sullo sviluppo di nuovo settori economici basati sull’innovazione; si rimanda ad un ulteriore documento, che ancora non c’è, un approfondimento sulla società della conoscenza.
Bosi: una sola pagina di programma in sei punti con largo spazio ai temi della famiglia e della casa, che non cita mai né l’innovazione, né la rete telematica, né l’innovazione nella PA.

Marche
Marinelli: vince il primato del programma più breve su Internet: 229 parole. Nessuna sui nostri temi.
Spacca: 12 punti in sette pagine con una grande attenzione all’economia della conoscenza, alla infrastrutturazione di rete ed al necessario spostamento della regione verso un’economia dei servizi avanzati. Mancano obiettivi precisi e quantificati.
Rossi: un programma esteso e ben spiegato che ha il suo perno proprio nell’innovazione e nell’economia della conoscenza, dando una grande enfasi al ruolo della mano pubblica. Mancano comunque obiettivi misurabili.

Umbria
Modena: sul sito ufficiale non c’è un vero e proprio programma, ma solo l’elenco di dieci punti. L’innovazione non è nominata, così come la rete o la larga banda. C’è un punto sull’informatizzazione della amministrazione regionale.
Marini: programma molto vasto e dettagliato in 80 pagine e 24 schede. Di queste, ben sei hanno al centro l’innovazione, tra cui una molto dettagliata sull’economia della conoscenza ed un’altra sulle reti telematiche e l’accesso alla rete.

Lazio
Polverini: 48 pagine di programma con una buona attenzione all’innovazione (il pilastro dell’Innovazione Totale è uno dei principali del programma); non c’è molto sull’accesso alla rete e la lotta al digital divide, nonostante il Lazio abbia ancora una fetta significativa di popolazione senza banda larga.
Bonino: 56 pagine per un programma ricco di innovazione. Sin dalle prime pagine viene presentato l’impegno per la trasparenza secondo il manifesto degli “open data” (unico caso tra i 33 programmi). Grande attenzione ai diritti digitali dei cittadini (unica anche qui) e alle infrastrutture immateriali messe allo stesso livello di quelle materiali.

Campania
Caldoro: un ampio ed articolato programma in cento pagine che parte proprio dall’efficienza della macchina amministrativa. Grande attenzione all’innovazione nella PA, un accenno alla larga banda, ma solo per i distretti e le imprese; nessun accenno ai temi di internet o della cittadinanza digitale, ma una buona enfasi sul ruolo che può avere l’informatica pubblica come driver di innovazione.
De Luca: un programma piuttosto sintetico in cui un capitolo è dedicato al “Potere in rete: la democrazia digitale”, con un riconoscimento all’importanza dell’accesso alla rete come diritto universale e l’impegno (invero molto ambizioso) a dotare entro il 2015 tutta la regione di banda a 50 mb.

Puglia
Palese: 22 pagine di programma con un breve accenno alla banda larga (per altro già diffusa sul territorio pugliese più che nella media nazionale) ed un altro all’uso del web per i servizi della PA ai cittadini.
Vendola: un programma in 32 pagine dove l’innovazione è evocata soprattutto per i nuovi distretti produttivi e per lo spazio da dare alle nuove generazioni. Non si parla esplicitamente di Internet né di accesso alla rete.
Poli Bortone: 44 pagine di programma in cui i nostri temi (Internet, informatizzazione della PA, diritti di cittadinanza digitale, larga banda, ecc.) sono pressoché assenti.

Basilicata
Pagliuca: programma di 22 pagine rilasciato in pdf, con un accenno all’obiettivo della banda larga, ma senza specificare né come né quando, e nessun accenno all’innovazione tecnologica nella PA.
De Filippo: un programma in 39 pagine con una grande enfasi alle nuove professioni e all’innovazione per non far emigrare i giovani e i talenti dalla Basilicata. Un capitolo è dedicato ai progetti di infrastrutturazione telematica per una regione al 100% libera dal digital divide.

Calabria
Scopelliti: Il programma è costituito da una brochure piuttosto sintetica con testo e foto. L'innovazione prende una mezza pagina delle otto del testo ed è uno dei dieci punti. Non contiene obiettivi quantificati né tempi. [1]
Loiero: sul sito ufficiale, per altro non si capisce se è quello della Regione Calabria e quindi pagato a spese degli utenti o www.agazioloiero.it, nulla che somigli ad un programma, tranne uno spot generico di 58 secondi.
Callipo: sul suo sito solo una lunga lettera tesa soprattutto a rivendicare la legittimità della sua scelta di concorrere e un appello ai calabresi…


[1] Rispetto alla prima versione dell'editoriale, il giudizio è stato aggiornato sulla base delle ulteriori informazioni pervenute, vedasi tra i commenti qui sotto la nota del Presidente di FORUM PA Carlo Mochi Sismondi.