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Equilibrio di bilancio, ecco i Comuni che rispettano le regole

La legge obbliga i Comuni a finanziare le uscite solo attraverso le entrate correnti, ma non tutti ci riescono. Nel 2013 fra le grandi città, sotto la soglia consentita, ben 5 città: Messina, Bari, Torino, Catania e Napoli. Ecco il nuovo report realizzato grazie alla collaborazione con il portale Openbilanci.it

Foto di kevint3141 rilasciata sotto licenza CC https://www.flickr.com/photos/kevint3141/3763870189

Il rischio di indebitarsi rappresenta certamente il pericolo più grande per i Sindaci italiani. Specialmente quando la legge impone regole da rispettare per gli amministratori locali. Fra queste, spicca la necessità di mantenere un equilibrio fra entrate ed uscite.

L’indicatore di openbilanci.itequilibrio della parte corrente” misura quanto il Comune riesca a rispettare il pareggio di bilancio imposto dalla legge, che richiede di finanziare le spese di gestione solo attraverso le entrate correnti, evitando quindi di ricorrere all’indebitamento. Maggiore è la percentuale e migliore è l’equilibrio e quindi il rispetto della regola.

Nel 2013, fra le 15 città più popolose d’Italia, la più virtuosa era Milano, che non solo rispettava l’equilibrio richiesto, ma andava persino oltre , con un rapporto fra le entrate correnti e le spese correnti a favore delle prime (117,64%). Sempre sul podio troviamo Palermo (113,22%) e Padova (112%).

Cinque i Comuni fra quelli presi in considerazione, che sotto questo indicatore erano sotto la soglia consentita. Messina (93,26%), Bari (92,98%), Torino (92,15%), Catania (88,16%) e Napoli (70,94%) nel 2013 non hanno rispettato i vincoli di legge, registrando un evidente squilibrio di bilancio.


Per approfondimenti:
*openbilanci.it è la piattaforma web che rende finalmente pubblici i bilanci negli ultimi dieci anni di tutti i comuni italiani. Una grande quantità didati grezzi e ufficiali è stata liberata ed è ora pronta per essere scaricata da cittadini, media e ricercatori. Inoltre confronti, classifiche e mappe sono di supporto per addentrarci in un ambito che non sia per i soli addetti ai lavori e che ci permetta di chiedere conto ai nostri politici.