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ISTAT: le misure del nostro benessere per orientare e valutare le politiche pubbliche. Spunti di riflessione a FORUM PA 2017

In occasione della preparazione del prossimo FORUM PA, di cui l’Istituto di Statistica sarà uno dei protagonisti, Carlo Mochi Sismondi, Presidente FPA, intervista Giorgio Alleva, Presidente ISTAT sul ruolo che l’Istituto ha e avrà nel fornire le basi conoscitive per coniugare gli indicatori di benessere e sostenibilità con la valutazione delle politiche pubbliche

Foto di Georgie Pauwels rilasciata in cc https://flic.kr/p/fwjgmN

Carlo Mochi Sismondi: Il FORUM PA 2017 ha deciso di prendere come punto di partenza per la riflessione sull’innovazione nella PA gli obiettivi di sviluppo sostenibile recentemente approvati dall’Assemblea dell'Onu. Qual è il suo punto di vista su questa scelta?
Giorgio Alleva: Ritengo la scelta estremamente attuale. La sostenibilità è importante e ha a che fare con gli effetti dei comportamenti della generazione attuale sulle future generazioni. La sostenibilità è anche un aspetto fondamentale per stabilire se il livello attuale di benessere potrà essere mantenuto e per rafforzare la consapevolezza della necessità di ridurre le disuguaglianze. Ed è per tali ragioni che la costruzione di un sistema che coniughi gli indicatori di benessere e sostenibilità e la valutazione delle politiche è diventata una priorità del dibattito internazionale e nazionale. D’altra parte una base informativa legittimata e di qualità è quanto è necessario per offrire solidi strumenti di supporto alle decisioni delle istituzioni pubbliche. Insieme all’edizione 2016 del Rapporto Istat sul BES ( Benessere Equo e sostenibile), abbiamo pubblicato un primo sottoinsieme di indicatori sullo sviluppo sostenibile (SDGs) della lista approvata dall’assemblea delle Nazioni Unite all’interno dell’Agenda 2030.

CMS: L’ISTAT ha un importante ruolo nel definire gli indicatori di questi obiettivi e per definirne i valori negli anni. Come sta attrezzandosi per rispondere a questi nuovi e importanti compiti?
GA: È vero, l’Istat è stato chiamato dalla Commissione statistica delle Nazioni Unite a svolgere un ruolo attivo di coordinamento nazionale nella produzione degli SDGs e il monitoraggio dei suoi obiettivi. In particolare, l'"High-level Group for Partnership, Coordination and Capacity-Building for statistics for the 2030 Agenda for Sustainable Development" (HLG-PCCB), di cui sono membro, deve promuovere la titolarità nazionale del sistema di monitoraggio dei progressi per l’attuazione dell’Agenda 2030 e favorire lo sviluppo e il rafforzamento di capacità statistica dei sistemi statistici nazionali. La misurazione dello stato di avanzamento verso questi obiettivi rappresenta una nuova importante sfida per gli Istituti nazionali di statistica di tutto il mondo. In Italia, per la definizione del nuovo Piano statistico nazionale, abbiamo costituito per la prima volta un Tavolo su benessere e sostenibilità e allo stesso tempo abbiamo avviato la discussione su queste tematiche all’interno della CUIS (Commissione degli utenti dell’informazione statistica). Il processo di definizione e implementazione degli indicatori, ancora in itinere anche a livello internazionale, prevede successivi aggiornamenti che saranno diffusi nel corso del tempo in modo sistematico. Lo sviluppo delle necessarie e proficue sinergie, utili al fine della costruzione di una mappatura metodologicamente consistente, integrata e condivisa non può che avvenire attraverso il coinvolgimento dei diversi attori istituzionali (Sistan e non solo) e degli stakeholder. Ciò costituisce una sfida ma insieme un’opportunità per l’informazione statistica e per il Paese.

CMS: L’attenzione ai fattori di benessere, anche al di là degli SDGs, è ormai entrata nel bagaglio culturale della politica, in che modo l’ISTAT può aiutare a prendere decisioni sulla base di dati certificati?
GA: La novità dell’inserimento degli indicatori di benessere all’interno dei documenti di programmazione del governo, a cominciare dalla Legge di bilancio, pone l’Italia in posizione avanzata tra i paesi europei. Al momento è all’opera un comitato per la selezione degli indicatori composto da esperti e da rappresentanti della Banca d’Italia, dell’Istat e del Ministero dell’economia. Una volta selezionati gli indicatori, l’Istat avrà il compito rilevante di assicurare il loro allineamento temporale al ciclo dei documenti di programmazione.

CMS: L’ISTAT in questi anni sta profondamente cambiando per rispondere alle nuove richieste del Governo e del Paese, a che punto siamo di questo percorso?
GA: Alla stregua di altri istituti di statistica, i più innovativi, l’Istat sta portando avanti un programma di modernizzazione basato su una profonda revisione dell’organizzazione dei processi di produzione. Per le statistiche sociali, si tratta di costruire un sistema integrato e armonizzato capace di mettere a sistema le informazioni sulle famiglie desunte dalle indagini - campionarie e censuarie - e quelle desumibili dagli archivi amministrativi e dalle nuove fonti, i big data. Per le statistiche economiche, l’obiettivo è consolidare e industrializzare gli avanzamenti fatti in questi anni in termini d’integrazione delle fonti e misurazione dei fenomeni emergenti. Sono passi decisivi per aumentare il dettaglio di analisi e la qualità delle informazioni, per connettere a livello micro i fenomeni sociali con quelli economici (lavoro-istruzione; redditi-consumi-ricchezza; salute-sanità-assistenza sociale, domanda-offerta di lavoro, ecc.) e per sviluppare analisi longitudinali dei percorsi sociali e di vita. Un ulteriore pilastro del programma di modernizzazione è costituito dalla maggiore attenzione alla rilevanza delle statistiche in termini di misurazione di fenomeni complessi e tendenze emergenti, utilizzando la ricerca economica e sociale come driver dell’innovazione tematica.

L’Istat sta inoltre collaborando con enti pubblici nazionali per la realizzazione di prodotti informativi integrati in grado di mettere in connessione gli aspetti rilevanti delle dinamiche di diversi fenomeni economici, sociali e ambientali, sia in un’ottica di lettura congiunta di dati macro sia, soprattutto, di integrazione di diverse fonti a livello micro. Vanno in questa direzione, ad esempio, l’accordo siglato tra il Ministero del Lavoro, l’Istat, l’Inps e l’Inail per le informazioni sul mercato del lavoro; gli accordi, in corso di formalizzazione con il Ministero dell’Ambiente e con ISPRA per la produzione e il miglioramento della qualità dell’informazione statistica sull’ambiente; l’intesa, in via di definizione, per la progressiva realizzazione del sistema informativo SAIO (Statistics on Agricultural Input and Ouptut) con i principali attori che, insieme all’Istat, producono informazione statistica sulla misurazione dei fenomeni agro-ambientali.

A beneficiarne saranno tutti gli utenti (policy maker, istituzioni nazionali e locali, media, ricercatori, cittadini e operatori economici) che disporranno di maggiori opportunità di dati, analisi e modelli interpretativi. E ovviamente ne trarrà beneficio anche la produzione d’indicatori sullo sviluppo sostenibile della nostra Società.