La prematura fine delle città digitali
Lo scorso numero avevamo
commentato a caldo i dati della ricerca Capgemini sull'e-Government in Italia.
A questa si è aggiunto l'ultimo white paper dell'Ocap, Osservatorio sul
cambiamento delle amministrazioni pubbliche, della Sda Bocconi dall'eloquente
titolo L'attuazione dell'e-Government in Italia: retorica o realtà? Mi
sembra che i dati, oramai delle diverse fonti, siano inequivocabili: il
processo di telematizzazione degli enti locali è arrivato ad un punto fermo e
allora sta diventando probabilmente inutile continuare con diverse indagini e
approcci ad accanirsi a misurare, a valutare, a cercare segni di
vitalità di un paziente oramai morto.
Forse è più utile, in questa fase, chiedersi
perché siamo arrivati a questo punto e cominciare a ragionare su possibili
scenari futuri che dovranno scaturire non da una semplice evoluzione della
situazione attuale, ma da un momento di ridefinizione, di rifondazione di
quello che dovrebbe essere la telematica applicata a livello istituzionale.
Se ci fermiamo ad approfondire l'offerta on line
vedremo che le esperienze sono sostanzialmente dedicate alla comunicazione
istituzionale e all'erogazione dei servizi on-line. Un'impostazione che
discende da lontano, da un approccio decisamente aziendalista, che aveva
impostato e ridotto il rapporto cittadino-istituzione a una logica interattiva
elementare: possibilità di accedere alle informazioni pubbliche, interazione a
una via (possibilità di scaricare i moduli), interazione a due vie (possibilità
di consegnare i moduli), transazione (possibilità di effettuare anche
transazioni economiche.) È proprio a
misurare l'intensità di queste relazioni che ci siamo impegnati per anni, io
per primo, convinti che il raggiungimento del livello superiore fosse di
fatto un traguardo per un nuovo modo di intendere la gestione dei servizi con
il cittadino e propedeutico per l'introduzione di relazioni più avanzate.
In verità a questo traguardo non siamo mai
arrivati e risulta evidente non solo dai risultati che ci forniscono per ultime
queste due ricerche, ma anche e soprattutto dagli ultimi dati che l'ISTAT ha
presentato lo scorso 16 gennaio sui consumi tecnologici delle
famiglie.
L'indagine ci restituisce una descrizione accurata dei
consumi tecnologici degli italiani e dei comportamenti delle attività
svolte on line. Il dato che spicca più in evidenza è che tra le 20 attività
censite (da mandare e ricevere una mail a scaricare un software o collegarsi
alla propria banca on line) solo tre hanno registrato da un anno all'altro una
diminuzione nella frequenza di utilizzo: sono le tre attività legate ai
rapporti con la Pubblica Amministrazione. In particolare, l'attività di
ottenere informazioni da siti della PA è scesa in un anno da 39,6% degli
utilizzatori di internet a 35,9%; scaricare moduli della PA è passato da 28,4%
a 24,8%; spedire, infine, moduli della PA è sceso dal 13,3% al 10,7%. Gli
italiani credono sempre più in internet, svolgono sempre più frequentemente
diverse attività on line che vanno dallo svago alla gestione delle attività
familiari e professionali, ma si stanno allontanando dal rapporto telematico
con le istituzioni. Non solo, dai dati ISTAT risulta con netta evidenza
come l'accesso ai servizi on line sia ancora profondamente legato alla
condizione economica e professionale delle famiglie italiane: in quelle in cui
il capofamiglia è dirigente, imprenditore o libero professionista il personal
computer è presente nell'82,3% dei casi e l'accesso ad internet nel 71,7%;
laddove il capofamiglia è un operaio tali quote scendono drammaticamente al
48,5% e al 33,8%, rispettivamente.
Tre processi, quello dell'incompletezza
dell'offerta, quello del disincanto della domanda e quello del crescere
delle forme di esclusione che portano, almeno a mio avviso, ad un'unica
conclusione: la fine delle città digitali quali interpretazione dei diversi
programmi di e-Government e di e-Democracy così come sono stati formulati fino
ad oggi.
È un tema importante che il prossimo governo, qualunque
esso sia, dovrà mettere in agenda con approcci nuovi, non rinnegando quanto
fatto fino ad ora, ma definendo scenari, obiettivi e strumenti di intervento
completamente rinnovati e andando a cercare e valorizzare le realtà più
avanzate che stanno già esplorando nuovi percorsi. Un'agenda, che metta il
cittadino con i suoi problemi, con i suoi bisogni e con le sue
aspettative finalmente al centro dei processi innovativi del nostro paese.
Gianni
Dominici |