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Nel 2015 aumentano i contratti a tempo indeterminato, i dati Istat a FORUM PA 2015

"E’ vera occupazione? Jobs act e ripresa del lavoro a tempo indeterminato, cosa ci dicono i dati", questo il titolo del convegno che si è tenuto nella giornata conclusiva di FORUM PA e che, dati alla mano, ha mostrato i segnali di ripresa della domanda di lavoro e dei livelli di attività economica. Hanno partecipato Roberto Monducci, Capo Dipartimento per i conti nazionali e le statistiche economiche dell’ISTAT, Paolo Pennesi, segretario generale del Ministero del Lavoro e Maurizio Bernava, Segretario Confederale della CISL.

"E’ vera occupazione? Jobs act e ripresa del lavoro a tempo indeterminato, cosa ci dicono i dati", questo il titolo del convegno che si è tenuto nella giornata conclusiva di FORUM PA e che, dati alla mano, ha mostrato i segnali di ripresa della domanda di lavoro e dei livelli di attività economica. Hanno partecipato Roberto Monducci, Capo Dipartimento per i conti nazionali e le statistiche economiche dell’ISTAT, Paolo Pennesi, segretario generale del Ministero del Lavoro e Maurizio Bernava, Segretario Confederale della CISL.

Roberto Monducci ha presentato una ricerca basata sulle informazioni statistiche sulla dinamica congiunturale dell’occupazione prodotte dall’Istat, sulle tendenze dell’occupazione dipendente e sulle valutazioni delle imprese sui fattori incentivanti le assunzioni. Se nel quarto trimestre del 2014 si era registrata una crescita zero dei dipendenti permanenti, con una forte crescita (+6,6%) di quelli a termine, nel primo trimestre del 2015 aumentano decisamente in contratti di lavoro a tempo indeterminato. Secondo un’indagine condotta lo scorso mese di febbraio sulle imprese industriali e dei servizi, fra le motivazioni alla base delle assunzioni nel 2014 al primo posto c’erano i progetti di sviluppo aziendali (64%) nella manifattura e il fabbisogno di risorse umane con nuove competenze (63%) nei servizi; fra i fattori in grado di determinare un aumento degli occupati nel 2015, invece, al primo posto figura la riduzione del cuneo fiscale a carico del datore di lavoro (77% nella manifattura e 80,4% nei servizi), seguita dalla riduzione degli oneri burocatico-amministrativi (73,6 e 72,4%), dalla riduzione dei vincoli al licenziamento (71,9 e 72,3%) e dai maggiori incentivi all’assunzione (71,4 e 76,9%). Il complesso degli indicatori statistici Istat, in sostanza, sembra segnare segnali di ripresa della domanda di lavoro e dei livelli di attività economica, con effetti ancora limitati sullo stock dei dipendenti; e i provvedimenti dei primi mesi del 2015 trovano riscontro nelle valutazioni delle imprese sulle scelte di assunzione, il che rafforza le attese sull’aumento del lavoro dipendente.  

Paolo Pennesi, Segretario Generale del Ministero del Lavoro, ha evidenziato come “il 60% dei nuovi contrattualizzati nei primi mesi del 2014 non aveva precedentemente alcuna forma contrattuale ed era sconosciuto al sistema informatico del Lavoro”. L’occupazione, in ogni caso,“non dipende dalle norme ma dall’andamento economico del Paese, anche se norme scritte bene possono aiutare a intercettare la ripresa”. In questo quadro, l’incentivazione economica che scade il 31 dicembre “andrà prorogata, anche se non si può pensare a una prospettiva di fiscalizzazione permanente”. Altra questione delicata è quella relativa ai Centri per l’impiego, che sono nati dai vecchi Centri di collocamento statali senza che al loro interno avvenisse un rinnovamento delle competenze, “senza dimenticare che permangono nel Paese grandi differenze territoriali e che in Italia lavorano 8mila persone nei centri per l’impiego contro le 100mila di altri Paesi Ue”.