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​Prevenzione, sanità, ricerca, Open data: ecco la “filiera integrata” del nuovo Inail

Impegnato nella realizzazione della sfida del Polo Salute e sicurezza, l’Istituto in questi ultimi anni ha affrontato un imponente percorso di riorganizzazione interna e incrementato le responsabilità della propria mission, configurandosi come un ente innovatore e unico in Europa deputato alla promozione di un sistema sempre più ampio di tutela globale e integrata a favore del lavoratore

Foto di justgrimes in licenza CC - https://www.flickr.com/photos/notbrucelee/8016200072

Il contrasto serrato al fenomeno degli infortuni sul lavoro e lo sforzo costante a favore della promozione di un sistema sempre più ampio di tutela globale e integrata. Un imponente piano di ricerca dai tratti autenticamente innovativi e caratterizzato anche da grandi partnership in campo protesico e riabilitativo. Un significativo processo di riorganizzazione interna, in particolare sul fronte della digitalizzazione avanzata di servizi e processi a favore dell’utenza. Questi, in estrema sintesi, alcuni dei principali tratti caratterizzanti dell’Inail di oggi: ovvero, un grande soggetto pubblico, unico in Europa, votato più che mai a realizzare la sfida del Polo Salute e sicurezza e che trova il senso autentico della propria mission – per usare una recente definizione del direttore generale, Giuseppe Lucibello – “nella capacità di configurarsi come una ‘filiera’ ormai definita e completa in ogni suo aspetto: ricerca prevenzione, assicurazione, cura, riabilitazione e reinserimento”.

Si tratta di un percorso di sviluppo fortemente incentivato dal legislatore nel corso degli anni e che ha visto l’Inail “dismettere” progressivamente i tratti dell’esclusivo ente assicuratore di un tempo per affrontare con successo la “sfida” dell’incorporazione di Ispesl e Ipsema. Uno sviluppo complesso che gli ha consentito di intraprendere percorsi nuovi a favore di imprese e lavoratori, riuscendo a gestire al contempo la faticosa contrazione delle risorse cui è stata chiamata, in questi ultimi anni, la pubblica amministrazione italiana e gli imponenti interventi di risparmio richiesti all’Istituto dal governo (tra questi, un miliardo e 200mila euro per l’abbassamento del cuneo fiscale).

Il risultato? Pur in uno scenario macroeconomico difficile per il Paese e per la Pa in particolare, l’Inail ha dato vita a un cantiere ora in fase fortemente avanzata, riuscendo a conseguire risultati strategici sia nell’assolvimento delle proprie competenze (vecchie e nuove) sia sul fronte operativo/organizzativo interno. “L’Inail è un esempio di buona amministrazione pubblica con i conti in regola – ha affermato il presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Istituto, Francesco Rampi che negli ultimi cinque anni ha saputo cambiare pelle in modo significativo, per rispondere in maniera adeguata alle necessità di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Per quanto riguarda i principali risultati in cui si è tradotto questo impegno, l’Inail ha concluso un poderoso piano di riorganizzazione interna, dando un forte impulso alla digitalizzazione – che ha trovato ‘forma’ nella nuova direzione per l’Organizzazione digitale, voluta per riprogettare con consapevolezza informativa i processi organizzativi, amministrativi, le basi di conoscenza, le architetture di dati e le procedure di elaborazione – e incorporando in un’unica struttura centrale l’intero ciclo di programmazione, bilancio e controllo. Ancora, è stata promossa l’istituzione di una direzione centrale per gli acquisti e – anticipando la scelta fatta dal legislatore per la generalità delle amministrazioni pubbliche – ha scelto di avvalersi di Consip, a cominciare dall’approvvigionamento di tutte le dotazioni informatiche. Ugualmente importante la nuova direzione centrale della Pianificazione strategica e comunicazione, strumento essenziale per ben definire e realizzare le strategie nella logica della risoluzione dei problemi gestendo la compatibilità tra fini, mezzi e tempi di realizzazione.

Sul fronte della prevenzione, dal 2010 a oggi – con le sei edizioni del Bando Isi dedicato a tutte le imprese che investono in sicurezza – l’Inail ha stanziato un ammontare complessivo di oltre un miliardo e trecento milioni di euro a fondo perduto (oltre 276 milioni sono relativi al Bando 2015, attualmente in corso). Ripartiti su base regionale e assegnati in conto capitale, gli incentivi sono pari al 65% dei costi sostenuti per la realizzazione dell’intervento, per un minimo di 5mila euro e un massimo di 130mila euro. Per il presidente dell’Inail, Massimo De Felice, si tratta di “uno strumento di importanza strategica per il sostegno delle imprese italiane, e, in generale, per la politica economica e per il welfare del Paese. L’azione diretta sulla prevenzione di infortuni e tecnopatie è un obbligo a tutela del benessere sociale, ma anche fattore trainante la crescita e la competitività dell’imprenditoria”. Da ricordare anche lo sconto sui premi Inail per le imprese che realizzano progetti di prevenzione aggiuntivi rispetto a quelli previsti per legge (OT24), pari a circa 1,4 miliardi di euro a partire dal 2010.

Conclusi gli accordi con tutte le Regioni per l’erogazione delle prestazioni integrative assistenziali (Lia), il 2016 sta registrando significativi passi avanti anche nella strategia di sviluppo delle politiche sanitarie. A cominciare dall’avvio dei lavori per la realizzazione del nuovo centro di riabilitazione motoria di Volterra, “struttura che porrà grande attenzione alla rieducazione al gesto lavorativo – ha valutato Rampi – al fine di rispondere alle necessità dell’infortunato, intervenendo con trattamenti di elevata qualità per il reinserimento nella vita lavorativa, familiare e sociale”. Non solo. Prossima l’apertura anche dei nuovi padiglioni del Centro Protesi di Vigorso di Budrio, grazie ai quali sarà possibile ampliare le attività di assistenza protesica e sostenere la ricerca applicata.

A proposito di ricerca, grazie alle competenze acquisite con l’Ispesl, l’Inail può contare oggi su essenziali risorse di valore in grado di operare su tutti gli ambiti di applicazione, molti dei quali anche ‘pionieristici’. A questo patrimonio si affianca la nuova ‘frontiera’ della ricerca nei campi più tradizionali della protesica e della riabilitazione, che ha trovato forte impulso grazie alla rete di sinergie che gravitano intorno al Centro Protesi di Vigorso di Budrio e che coinvolgono l’IIT di Genova, il Campus Bio-Medico di Roma e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Il nuovo piano per ricerca 2016/2018 (che, per l’anno in corso, mette a disposizione 33 milioni di euro) vede l’Istituto operare sia nei campi più tipicamente ‘strutturali’ e orientati alla riduzione degli infortuni e delle malattie professionali, sia di carattere ‘innovativo’ (lo studio dei ‘nuovi rischi’, gli aspetti di pericolosità lavorativa non ancora sufficientemente indagati che hanno acquisito crescente rilevanza in tempi recenti), sia di carattere ‘sperimentale’ (lo studio di eventuali rischi legati alle nanotecnologie e alle biotecnologie). Essenziale anche le attività ritenute di primaria importanza, come il filone dedicato alle innovative modalità di monitoraggio per i lavoratori esposti all’amianto.

Sono da segnalare infine, ma non sono meno importanti per la loro rilevanza sociale, gli investimenti immobiliari realizzati da Inail negli ultimi cinque anni. A partire dalla partecipazione con oltre 1 miliardo e 340 milioni nel fondo Invimit – con autorizzazioni di cassa, per investimenti diretti che, partendo da zero, hanno raggiunto un miliardo e 390 milioni in un triennio. Da sottolineare, oltre all’impegno per 350 milioni destinato al progetto Scuole innovative, l’ambito degli investimenti per opere di elevata utilità sociale, previsti dalla Legge di stabilità 2015, in relazione al quale l’Inail ha destinato 708 milioni per finanziare altri 107 interventi di costruzione e messa a norma di edifici scolastici.

Infine, da ricordare l’imponente progetto “Open data”, promosso nel 2012 e che adesso mette a disposizione del pubblico, con cadenza mensile, l’insieme dei dati, per singolo caso, relativi agli infortuni sul lavoro e alle tecnopatie. “Si tratta di un progetto di grande rilevanza politica e strategica – ha valutato De Felice – Dati analitici e di qualità, filtrati con un “modello di lettura”, non sono soltanto una risorsa essenziale di trasparenza, ma uno strumento prezioso per comprendere i fenomeni, per calibrare le azioni di prevenzione e giudicarne l’esito”.