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FORUM PA Lombardia: Reddito di autonomia, una nuova opportunità di inclusione sociale

Supporto e sostegno, anche economico, a famiglie e persone in condizione di disagio e precarietà economica non sono strumenti volti ad integrare il reddito, ma a favorire l’autonomia sociale ed economica e garantire alla persona opportunità di inclusione sociale. Questa la visione alla base del Reddito di autonomia, la cui sperimentazione è partita ad ottobre in Lombardia: un pacchetto di misure che va a costituire il secondo step della riforma del servizio socio-sanitario avviata dalla Regione con la Legge regionale 11 agosto 2015 n. 23. Queste misure sono state approfondite oggi in occasione del FORUM PA Lombardia.

Foto di Lorenzo Bandera @lorenzobandera

È partita ad ottobre in Lombardia la sperimentazione del “Reddito di autonomia” , un pacchetto di misure a favore di persone in condizione di disagio e precarietà economica che va a costituire il secondo step della riforma del servizio socio-sanitario avviata dalla Regione con la Legge regionale 11 agosto 2015 n. 23. Una riforma che coinvolge, infatti, non solo il sistema sanitario regionale, ma anche le politiche sociali, le politiche per l’autonomia, le politiche per l’ambiente e per migliori stili di vita. Le misure approvate ad ottobre si concentrano su tre tipologie di destinatari – famiglie, anziani e disabili, disoccupati – e si concretizzano in 5 linee di intervento per le quali sono stati stanziati 250 milioni di euro, che vanno dal bonus affitti, bonus bebè e abolizione del super ticket ambulatoriale per le famiglie, all’assegno di autonomia per anziani e disabili, a contributi per il Progetto Inserimento Lavorativo (PIL) per i disoccupati.

Questo percorso intrapreso dalla Regione è stato approfondito oggi in occasione del FORUM PA Lombardia in una delle sessioni di lavoro dedicata proprio a “Il Reddito di Autonomia e le misure innovative destinate alle persone e alle loro famiglie in ambito sociale, lavorativo e abitativo”.
“La sfida da cogliere – sottolinea Giovanni Daverio, Direttore Generale Reddito di autonomia e inclusione sociale della Regione Lombardia – sarà quella di disegnare un nuovo welfare sociale che veda la centralità del reddito di autonomia, accanto alla rete regionale dei servizi e interventi sociali, quale promozione della capacità della famiglia e della persona di diventare protagonista della propria autonomia. In questo senso supporto e sostegno, anche economico, non sono strumenti volti ad integrare il reddito, ma a favorire l’autonomia sociale ed economica e garantire alla persona opportunità di inclusione sociale”.

Si tratta di misure sempre più urgenti perché, come ricorda Daverio, l’analisi del trend, riferito ad una serie di dati di contesto sulle famiglie negli ultimi anni (reddito disponibile, capacità di far fronte a spese impreviste, numero di famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà ecc) evidenzia come la crisi economica abbia prodotto un incremento della vulnerabilità sociale e aumentato quindi, il rischio di scivolamento nella povertà. Allo stesso tempo, è cambiata la platea dei destinatari degli interventi di policy, le situazioni sono ormai troppo frammentate e imprevedibili per poter pensare di continuare a riproporre soluzioni standardizzate. Nell’attuale contesto di crisi economica, il welfare che conosciamo è il prodotto di una società che non esiste più. La risposta a una situazione di disagio e di sfiducia non può essere solo assistenziale, ma deve offrire opportunità e leve di evoluzione insieme a una risposta immediata ai bisogni. Si tratta di attivare le risorse personali e comunitarie, per realizzare un reale percorso di uscita dalla condizione di bisogno.

Per affrontare questa situazione, è stata quindi adottata la dgr 4155/2015 che introduce il pilastro aggiuntivo delle politiche regionali in ambito sociale in termini di reddito di autonomia e inclusione con specifico riferimento alle situazioni di vulnerabilità economica e sociale e alle nuove forme di povertà. “Quella tratteggiata – conclude Daverio – è un’evoluzione del sistema sociale regionale in senso inclusivo e propulsivo quale strumento di lotta alla povertà, ma anche contrasto della precarietà, sostegno ai giovani per un inserimento nel mondo del lavoro adeguato alla propria formazione, sostegno della famiglia nel ciclo di vita con misure innovative che affianchino la rete consolidata delle unità d’offerta sociali rispondendo ai nuovi bisogni della famiglia con progetti individualizzati e mirati allo sviluppo del protagonismo familiare. La vera sfida del welfare di domani si gioca nella compartecipazione della persona, delle famiglie, dei corpi intermedi, delle imprese alla realizzazione di servizi di welfare”.

Politiche attive del lavoro, dell’istruzione, della formazione, del diritto allo studio

Date queste premesse, nell’ambito della sperimentazione del Reddito di Autonomia trova naturale collocazione il sostegno ai percorsi di inserimento lavorativo, quale fattore di benessere e inclusione sociale.
“Le misure di inserimento e reinserimento lavorativo, di persone che si trovano in situazioni di svantaggio, devono favorire il superamento della situazione di assistenza e di dipendenza passiva, all’interno di un mercato del lavoro più dinamico e inclusivo – sottolinea Gianni Bocchieri, Direttore Generale Istruzione, Formazione e Lavoro - Regione Lombardia –. Occorre cioè assicurare un maggiore supporto ai beneficiari che si trovano in condizioni di particolare svantaggio per l'inserimento lavorativo, attraverso il potenziamento dei servizi al lavoro”.
Il modello di “Dote Unica Lavoro” consente di accompagnare le persone lungo tutto l’arco della vita attiva in percorsi di riqualificazione e inserimento lavorativo, progettati in considerazione delle caratteristiche e delle esigenze del singolo individuo introducendo una specifica misura di “reddito d’autonomia” (denominato “Progetto di inserimento lavorativo - PIL) strettamente collegato all’erogazione dei servizi e destinato a sostenere la persona nel proprio percorso.

Politiche abitative di sostegno ai nuclei familiari in difficoltà

Passare da un modello di intervento pubblico basato sulla creazione di offerta abitativa (edilizia residenziale pubblica e sociale) ad un modello di intervento orientato al sostegno della domanda abitativa, differenziando l’intervento rispetto alla diversa intensità del disagio sociale ed abitativo delle famiglie. Questa la strada che la Regione Lombardia ha intrapreso e che caratterizza le più recenti politiche abitative, costituendo uno dei cardini del Pdl “Disciplina regionale dei servizi abitativi” recentemente approvato dalla Giunta regionale. In questa logica, il Bonus Affitti, quale strumento di contrasto della marginalità e della vulnerabilità sociale, affianca altre linee di sostegno della domanda abitativa delle fasce più fragili della popolazione fornendo alle politiche di welfare la possibilità di raggiungere target diversi.
“Il servizio abitativo – spiega Gian Angelo Bravo, Direttore Generale Casa, Housing Sociale, Expo 2015 e Internazionalizzazione delle imprese della Regione Lombardia - non si risolve soltanto o semplicemente nell’alloggio (lo spazio fisico), ma trova il suo nuovo baricentro nella presa in carico della persona o della famiglia e nell'offerta di soluzioni abitative che seguono l'evoluzione delle condizioni e dei bisogni dell'individuo. In questa nuova configurazione il servizio abitativo si integra con gli altri servizi territoriali, di inclusione sociale e lavorativa, in quanto finalizzato a promuovere l'autonomia economica e sociale degli individui e dei nuclei familiari in condizioni di temporanea difficoltà economica”.
“In tale nuovo contesto – conclude Bravo – non sarà più sufficiente misurare l’efficacia del Bonus Affitti con il semplice riferimento al trasferimento monetario alle famiglie/persone a ristoro o a sostegno del disagio economico. Accanto ad una maggiore autonomia occorre sostenere le famiglie nello sviluppo di una corresponsabilità verso il superamento della condizione di disagio, anche attraverso lo sviluppo di reti sociali più mature e consapevoli”.

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