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2015: monitoriamo l’agenda digitale e lavoriamo per la sua attuazione

Se vogliamo risollevare il Paese dalla situazione buia in cui è sprofondato negli anni scorsi occorre rimboccarsi le maniche e puntare sull’innovazione. Con il piano Crescita digitale abbiamo uno strumento in più, ma occorre saperlo sfruttare al meglio sia semplificando la governance dell’innovazione, sia ragionando in termini di monitoraggio continuo. Nell’ambito della collaborazione con gli osservatori Digital innovation della School of Management del Politecnico di Milano abbiamo discusso con Luca Gastaldi – dell’Osservatorio Agenda Digitale – di “acceleratori” e “freni a mano”.

Se vogliamo risollevare il Paese dalla situazione buia in cui è sprofondato negli anni scorsi occorre rimboccarsi le maniche e puntare sull’innovazione. Con il piano Crescita digitale abbiamo uno strumento in più, ma occorre saperlo sfruttare al meglio sia semplificando la governance dell’innovazione, sia ragionando in termini di monitoraggio continuo. Nell’ambito della collaborazione con gli osservatori Digital innovation della School of Management del Politecnico di Milano abbiamo discusso con Luca Gastaldi – dell’Osservatorio Agenda Digitale – di “acceleratori” e “freni a mano”.

Un po’ come nel calcio dove ci sentiamo tutti gli allenatori della nazionale, anche l’attuazione dell’agenda digitale e dei progetti ad essa correlati sono oggi oggetto delle discussioni più ampie. Ciò a dimostrazione che in questa fase storica parlare di agenda digitale significa toccare direttamente temi vicini alla vita dei cittadini: occupazione, produttività, sviluppo economico, rapporti con PA e qualità della vita. Nell’era digitale a una vera “cittadinanza sociale” infatti, non basta più “scrivere, leggere e saper fare di conto” come recitava 200 anni fa Sir William Curtis, e all’economia di un paese non bastano più le politiche tradizionali. Soprattutto se gli investimenti in ICT registrano un progressivo calo, come nel nostro caso. Se infatti la quota degli investimenti aveva raggiungo nei primi anni ‘90 il 15%, sul totale lordo in impieghi fissi, nel 2013 arriviamo ad un 11%: percentuale tra le più basse di Europa.

Una miopia della classe dirigente degli ultimi anni? A sentire i referenti dell’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano parrebbe di sì: “La mancanza di investimenti in innovazione digitale – ci spiega Luca Gastaldi ricercatore dell’Osservatorio Agenda Digitale - soprattutto negli anni passati è stata tra le principali cause della storica crisi di competitività e produttività italiana. I Paesi che maggiormente hanno investito in passato oggi registrano punti di crescita più elevati”.

Secondo i dati dell’Osservatorio dal 1994 ad oggi il PIL italiano per occupato ha perso 15 punti di percentuale rispetto alla Francia e Germania, 25 rispetto al Regno Unito e 30 rispetto gli USA. La mancanza di investimenti mirati ha infatti ostacolato la creazione di valore e la capacità di fare impresa. Organizzazione, processi e competenze sono le parole chiave per la digitalizzazione delle nostre piccole e medie imprese, ancora poco avvezze all’utilizzo di internet per la promozione e lo sviluppo della propria attività.

Si spiega quindi così il grande ottimismo che da più parti ha accolto la notizia che nei prossimi sette anni (a partire dl 2014), il nostro Paese avrà a disposizione circa 4,5 miliardi, provenienti da fondi comunitari e nazionali più i privati, da investire nell’agenda digitale [leggi il nostro approfondimento].

Togliamo il freno a mano e via con l’acceleratore

In una ricerca condotta in collaborazione con Confindustria Digitale, l’Osservatorio Agenda Digitale ha sottolineato come all’Italia manchi il “Fattore ICT”. Purtroppo stiamo affrontando gli impegni per raggiungere gli obiettivi dall’Agenda Digitale Europea partendo da una posizione svantaggiata, come se gareggiassimo con il freno a mano tirato: “Quello che pesa maggiormente - dice Gastaldi – è la frammentazione delle responsabilità in una governance diffusa, ed una conseguente complessità di gestione enorme”.

A risentirne, secondo l’Osservatorio, sono gli enti locali che anche a fronte di iniziative digital oriented davvero degne di nota, non riescono ad essere messe a sistema, rimangono troppo spesso isole felici che perdono la possibilità di essere riusate o trasmesse ad altre realtà ugualmente locali: “Penso al fascicolo sanitario elettronico sviluppato in Trentino, che per copertura tecnologia, per diffusione e qualità del servizio è sicuramente un’eccellenza che produce impatti positivi sul territorio e nella vita dei cittadini”.

Intanto da novembre 2014 c’è un documento Crescita Digitale 2014 - 2020, a firma della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha fatto il punto sulla situazione italiana e sugli impegni dei prossimi anni. “E’ la prima volta che il nostro paese si dota di un documento programmatico - ci precisa Gastaldi – è un ottimo segno, anche se avrei preferito che fossero riportati anche gli indicatori dell’effettiva attuazione degli impegni presi. Sarebbe stato più efficace. Noi dell’Osservatorio stiamo proprio lavorando a un cruscotto che possa monitorare l’attuazione dell’agenda e penso possa essere molto utile.”

Insomma da più parti – come ha affermato lo stesso direttore dell’AGID qualche tempo fa – si avverte l’esigenza di cambiare approccio e di parlare degli obiettivi dell’agenda digitale in termini di Execution, parola magica del vocabolario della gestione di impresa che sta ad indicare la capacità di “far accadere le cose” di “far muovere gli ingranaggi”, “di far funzionare la macchina organizzativa” rimuovendo i blocchi che la frenano. Ciò è possibile individuando responsabilità chiare, obiettivi concreti con scadenziari e tempi ben definiti, ed autonomia necessaria per raggiungerli. 

Proprio questa sarà l’impostazione che FORUM PA 2015 (Roma 26-28 maggio) ha scelto di dare alla sezione congressuale che tratterà i temi legati al piano Crescita digitale. In particolare l’evento sull’Agenda Digitale nazionale che si avvarrà della collaborazione degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano ed in particolare dell’Osservatorio Agenda Digitale