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Sanità digitale

App per la salute, perché non le usiamo ancora

I professionisti della salute sono consapevoli che l’adozione di strumenti mobili ottimizza i percorsi di cura e il loro controllo. La presenza di App sul mercato è sicuramente di stimolo, ma per passare dalle parole ai fatti è necessario che siano gli operatori sanitari stessi a prendere l’iniziativa

Di App per la salute e App medicali (quelle App che funzionano come un dispositivo medico) si parla molto, ma sempre di qualcosa “che verrà”. Per una volta, proverei a rovesciare il punto di vista. Perché dovrebbe per forza “arrivare”, visto che si intravede un effetto saturazione nel mondo smartphone, e i giganti del settore dichiarano che le vendite non crescono più? Non è una moda che passerà? Qualche considerazione sul tema.

Il successo delle App: perché

Qual è stato il segreto della diffusione di smartphone e App?

Alcuni successi dell’economia digitale, quali la diffusione di unix/linus, la diffusione di Internet e del web ci indicano che un prodotto/tecnologia viene adottato se è: utile, facile da usare, conveniente.

Ripercorrendo brevemente la storia della diffusione di smartphone e App, possiamo condividere alcune considerazioni.

  • In relazione al primo aspetto, l’utilità, l’elemento chiave è stato fornire un dispositivo intelligente che le persone potevano avere sempre con sé, quando non erano in casa. Poi, con l’abitudine all’uso, la rubrica telefonica sullo smartphone, le APP a disposizione, si è iniziato a usare lo smartphone anche a casa, più del PC perché lo si poteva usare in qualunque luogo e non solo dalla scrivania. Già a fine 2014, in Italia, c’è stato il sorpasso tra smartphone e PC nelle case degli italiani [i] .
  • Per il secondo punto, la facilità d’uso , ricordiamo che uno dei motivi di affermazione delle App è stata la difficoltà di visualizzazione dei siti internet, pensati per computer, sugli schermi ridotti degli smartphones. L'App, pensata per essere fruita su schermo piccolo, è risultata di fatto la soluzione.
  • Sul terzo punto, la convenienza, ricordiamo che il boom della diffusione degli smartphone si è avuto quando gli operatori telefonici hanno iniziato a fornire il device all’interno dell’abbonamento telefonico stesso, pensando di ammortizzarne il costo con il traffico telefonico (e ora hanno qualche problema perché gli utenti hanno sostituito i loro SMS con i messaggi Whatsapp, e parte delle telefonate con Skype). Le App sono state fornite inizialmente a titolo gratuito, quindi si sono diffuse con facilità

Le APP in Sanità: perché non le usiamo ancora

Alcune stime 2015 [ii] indicano che sul mercato internazionale sono disponibili circa 165.000 APP per la salute (su differenti piattaforme). Non esiste invece, ad oggi, un dato certo sulle App disponibili in Italiano e coerenti con la Sanità italiana.

Si parla di circa 5.000 App per la salute in italiano. D’altra parte il mercato italiano non è tra i più favorevoli per la nascita di “start up”, come dimostra anche la recente ricerca di Research2Guidance [iii] , che nel grafico seguente indica l’Italia come un paese con una buona domanda di servizi mobili per la salute (da parte degli utenti) ma una scarsa presenza dell’offerta.

E’ quindi più facile che si affermino App anglosassoni localizzate per l’Italia (vedi RUNTASTIC nel segmento benessere o MYSUGR per il diabete) che App nate e pensate da noi.

Sicuramente un driver rilevante per la diffusione delle App nel mondo della salute è costituito dalla diffusione di servizi via App anche negli altri settori. Già oggi accade che, abituati ad interagire via App per varie incombenze concrete, ci si stupisca di non poterlo ancora fare nel mondo della salute.

Quali APP?

La prima categoria che esaminiamo sono le App di servizio e di accesso legate agli aspetti amministrativi della sanità: prenotare un esame, ritirare un referto, verificare quanta coda c’è da fare in un pronto soccorso. Qui parecchie aziende sanitarie, dopo avere aperto di recente un canale web, stanno aprendo i canali mobili. Si tratta di App che sono e resteranno gratuite (fanno in realtà risparmiare risorse alle aziende sanitarie, come si è verificato con l’home banking nel settore bancario 10 anni fa). Non competono nel mercato, non hanno business model innovativi, rappresentano l’estensione di un servizio web (es. Careggi Smart Hospital; Salutile; where ARE U; iVista)

Dal Mobile Health [iv] , però, l’Unione Europea si aspetta di più: abbattimento dei costi dell'assistenza sanitaria, diagnosi precoci, riduzione del tempo necessario agli operatori sanitari per accedere ai dati personali e valutarli, prevenzione.

Parliamo quindi delle vere App legate alle fasi di cura. Qui si impone subito una distinzione tra:

  • App medicali (o mediche) che monitorano, controllano o trasformano dati che rappresentano parametri fisiologici del paziente, quindi fanno parte integrante di un atto medico (App che misurano la pressione arteriosa o che fanno l’esame della vista, che aiutano il paziente a gestire patologie croniche, quali quelle che calcolano la giusta dose di insulina per i diabetici. ..). Queste App sono assimilabili a Medical Device.
  • App per la salute, che lavorano sulla motivazione del paziente alla cura, che danno accesso a informazioni cliniche, che supportano la condivisione di immagini di ferite o lesioni, che costituiscono dei diari clinici integrati con il curante, che forniscono un’informativa sull’interazione tra farmaci, che forniscono promemoria per l’assunzione di farmaci,.. )

Nel primo caso entra in gioco la normativa relativa ai Medical Device. Negli Stati Uniti la Food and Drug Administration nel 2013 [v] e nel 2015 [vi] ha normato questa complessa materia, indicando quali tipi di App devono essere certificate come Medical Device. In Europa si applica la normativa europea [vii] (marchio CE) e la complessità dei controlli richiesti dalla certificazione è legata alla classe di rischio dell’applicazione ed è tanto più stringente quanto più alto è il rischio associato all’ uso.

Nel secondo caso si applica solo il “Codice del Consumo” [viii] . Alcuni stati europei, però, hanno creato portali ove vengono censite e valutare le App per la salute a basso rischio, a beneficio dei consumatori.

Se guardiamo alla situazione corrente, pochissime App sono state validate come Medical Device e l’impressione è che i produttori evitino questa situazione.

Inoltre in UK, la nazione che si era mossa per prima sul tema, una serie di polemiche sulla sicurezza ha portato alla chiusura del portale http://apps.nhs.uk. Era stato lanciato nel 2013 per fornire informazioni rispetto alla utilità e facilità d’uso delle App per la salute, e le App pubblicate venivano verificate con opportuni test di efficacia e sicurezza. In Italia è stato creato dal Ministero della Salute il Tavolo di lavoro sulla Mobile Health, ma le attività sono ancora agli inizi.

E quindi?

In un sistema sanitario universalistico e pubblico le App per la salute faranno parte del contesto sanitario solo ad alcune condizioni:

  • garanzia sui contenuti clinici (che devono essere “firmati” da istituzioni o società scientifiche);
  • integrabilità nel sistema sanitario (che deve poter scambiare dati con le App)

Le aziende sanitarie italiane si rendono conto che la relazione con i loro pazienti passerà sempre di più dai device mobili, così come è già accaduto in altri settori, i professionisti della salute sono consapevoli che l’adozione di strumenti mobili ottimizza i percorsi di cura e il loro controllo, la presenza di App sul mercato è sicuramente di stimolo, ma per passare dalle parole ai fatti è necessario che siano gli operatori sanitari stessi a prendere l’iniziativa.

Si tratta di scegliere e successivamente adottare soluzioni di mercato all’interno dei propri processi di cura (come prescrivere un’App per una patologia o fare adottare un’App che fornisce un diario clinico integrato), realizzare App ad hoc, concorrere a risolvere i problemi di rimborsabilità. Il tutto nel rispetto della privacy, che il nuovo regolamento europeo di imminente attuazione vuole che sia “privacy by design”.

Estremamente importante il caso delle App medicali per il monitoraggio, a causa dell’aumento delle situazioni di cronicità; in questo ambito non è forse l’App la soluzione che si affermerà, ma le soluzioni “wearable” , più sicure perché dotate di minore interattività.

A livello internazionale la trasformazione è già in corso e in alcune grandi assicurazioni sanitarie americane e internazionali, come Kaiser Permanente, come la Veterans Administration o come Maccabi, le App sono inserite nelle reti sanitarie e nei processi di cura.

Per concludere

Il mondo delle App per la salute è destinato ad una razionalizzazione: non credo alle App realizzate da società tecnologiche con l’aiuto di qualche consulenza medica o a un nuovo mercato in cui chiunque può entrare.

Credo però che la mobilità sia una rivoluzione vera, che le aziende sanitarie interagiranno sempre di più con i loro utenti sul canale mobile e che sarà necessario, a tal fine, ri-progettare l’architettura dei sistemi esistenti nelle organizzazioni sanitarie, che sono attualmente organizzate più intorno agli operatori sanitari che non ai pazienti.

Concludo citando la prefazione al libro «App medicali nella borsa del medico» [ix] , che indica chiaramente la direzione da seguire: ”Lo smartphone è già nelle tasche dei medici e dei pazienti : se saremo in grado di offrire applicazioni che rendano questo dispositivo uno strumento di lavoro per i primi, e un ausilio alla terapia per i secondi il passo sarà poi breve affinché entrambi lo utilizzino anche per dialogare, monitorare il percorso terapeutico e ottimizzare tutti gli interventi di cura ."



[i] Rapporto Eurispes Italia 2015

[ii] Satish Misra – Founder and Manging Editor at iMedicalApps - NHS Health Apps Library closing amid questions about app security & quality: what can we learn? - October 16, 2015

[iii] ibidem

[iv] Green Paper on Mobile Health (“mHealth”) – European Commission - April 10, 2014

[v] Mobile Medical Applications – Guidance for Industry and Food and Drug Administration staff - September 25, 2013

[vi] Mobile Medical Applications – Guidance for Industry and Food and Drug Administration staff – February 9, 2015

[vii] Direttiva 2007/47/EC.

[viii] Decreto legislativo 6 settembre 2005 n.206 - (CODICE DEL CONSUMO) - Aggiornato al 16/9/2015

[ix] APP medicali nella borsa del medico – Quando le App per la salute sono dispositivi medici – a cura di Velio Macellari, Ornella Fouillouze, Gian Franco Gensini - Sole 24 Ore Cultura - Agosto 2015