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Comunicare bene gli Open Data aiuta anche la PA

All’interno del programma Academy durante la Manifestazione ICity Lab 2018, tra gli incontri previsti abbiamo ascoltato il parere di Domenico Pennone, Capo Ufficio Stampa della Città Metropolitana di Napoli, che ha condiviso con i partecipanti i vantaggi di una buona comunicazione degli Open Data. Gli atti dell’Academy sono disponibili nella pagina dedicata

Foto di Stefano Corso - https://flic.kr/p/2c5izLu

Nel corso della Manifestazione ICity Lab 2018, una parte degli incontri sono stati dedicati al tema degli Open Data e i relativi vantaggi. Dall’Academy Comunicare bene gli Open Data aiuta anche la PA, a cura di Domenico Pennone, è emerso come – soprattutto negli ultimi anni, da quando pubblicare dati in formato aperto è diventato un obbligo formale - l’attenzione alla pubblicazione tecnicamente valida dei dataset ha fatto sì che si innescasse un meccanismo di disattenzione al possibile utilizzo del dataset stesso. La criticità a cui assistiamo è una sempre minore aspettativa dell’utilizzo dei dati aperti messi a disposizione delle istituzioni. Elemento interessante è come questo problema aumenti dove il gap tecnologico risulta essere più diffuso. In questo senso, sintomo generale è che nelle regioni del sud le aziende hanno sempre minore fiducia e aspettative nell’uso e riuso dei dati. Allo stesso modo, anche le imprese più disposte verso nord sono meno disponibili all’utilizzo dei dati delle regioni del sud.

Tra i quattro punti di riferimento strutturali per la ricostruzione del rapporto tra amministrazioni e aziende nell’utilizzo del dato in formato aperto (migliorare la tecnologia di distribuzione dei dati; sanzioni a carico di chi non tratta il dato come risorsa strategica; formazione dei soggetti che devono utilizzare i dati, buona comunicazione dei vantaggi dell’utilizzo dei dati aperti), l’analisi di Pennone si è concentrata su quest’ultimo punto. “Il problema della comunicazione dei dati è definire esattamente cosa si vuole comunicare – dice Pennone. A livello redazionale, i dati da soli non servono da un punto di vista redazionale, e anzi con la sola pubblicazione non accompagnata del dato è difficile spiegare ai cittadini le caratteristiche del dato, se è ben costruito o no, se è utile o no”.

Una delle difficoltà maggiori riscontrate negli ultimi anni compete proprio la mancata percezione degli Open Data come qualcosa che andasse comunicato. “Perlopiù si tratta oggi di sviluppatori, programmatori, progettisti, e non comunicatori. Chi li visualizza però deve capire innanzitutto il senso culturale e le opportunità di riuso collegate” dice Pennone. Tra gli altri (trasparenza, sicuramente, ma non solo), sono da segnalare la promozione del monitoraggio e impegno civico, nonché il miglioramento dei servizi erogati dall’amministrazione e della stessa struttura amministrativa. L’idea di Pennone è che non si possa non sviluppare una collaborazione continua tra programmatori e esperti di comunicazione, ai quali va il compito di spiegare i vantaggi dei dati aperti, molto più che i dati di per sé. “Servono specialisti della comunicazione, dobbiamo instaurare una serie di relazioni con soggetti che non si occupano direttamente di dati, ma possono favorire la condivisione del vantaggio del loro utilizzo”.

Un caso di ripresa è da ritrovarsi nelle ultime attività di Regione Campania. “Generalmente, la pubblicazione dei dati da parte delle Regioni o degli Enti Locali è percepita come un obbligo di legge – basta che le carte stiano apposto. Ma è chiaro che questo non è il modo giusto di intervenire quando si parla di Open Data. A questo proposito, L’operazione che si sta tentando di fare in Campania ha la vocazione opposta, cercando di associare alla pubblicazione dei dataset qualcosa di allettante per cittadini e imprese.

Da qui l’idea – ad esempio – di promuovere un hackathon per giovani programmatori lo scorso 6-7 ottobre presso il Museo di Capodimente, in occasione del quale sono stati messi a disposizione 52 dataset da parte di Regione Campania, con i quali gli sviluppatori sono stati impegnati per la creazione di App innovative di impatto territoriale.