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Cittadinanza digitale

Ecco perché il monitoraggio civico è il paradigma della cittadinanza digitale

Nella cosiddetta “era dell’accesso”, la disponibilità delle risorse digitali esistenti può rappresentare una straordinaria occasione per valorizzare la cittadinanza digitale, nella prospettiva di realizzare un modello comunicativo bidirezionale, interattivo e dinamico, funzionale a stimolare la partecipazione dei cittadini, in maniera tale da garantire un efficace e costante controllo sull’operato della PA per migliorare il livello della trasparenza, mediante la costante condivisione di documenti, atti e altre attività in cui si sostanzia il funzionamento amministrativo delle istituzioni.

In tale prospettiva, attraverso il monitoraggio civico, le amministrazioni diventano “aperte” e “trasparenti” nel rapporto con i cittadini, garantendo un efficace e costante controllo sull’operato delle pubbliche amministrazioni.

In questo modo, gli utenti sono in grado di partecipare attivamente al processo decisionale delle istituzioni, esercitando efficaci forme di controllo e di confronto con il potere pubblico, che trovano, nello spazio virtuale della rete Internet, il luogo ideale di sviluppo di nuove forme di interazione comunicativa bidirezionale, basate su condivisione e partecipazione degli utenti, per migliorare il livello della trasparenza.

Tutto ciò può risultare estremamente utile a promuovere l’inderogabile valore sociale della trasparenza dell'azione amministrativa, costituente un'esigenza primaria per la collettività, nel rispetto dei principi fondamentali sanciti dall'art. 97 della Costituzione, che formalizza i valori generali della legalità, buon andamento, responsabilità e imparzialità della P.A., allo scopo di garantire la piena accessibilità delle informazioni messe a disposizione da un’amministrazione aperta e al servizio dei cittadini, in modo da realizzare un corretto rapporto fra utenti e amministratori.

Alla luce di tali considerazioni, può essere considerato uno strumento particolarmente interessante la Bussola della Trasparenza, basata su un motore che, mediante specifici algoritmi matematici, analizza i siti web delle pubbliche amministrazioni, in modo automatico, a determinati intervalli temporali, consentendo di monitorare i siti web delle PA, per verificarne la conformità alla regole e standard definiti nel decreto legislativo n.33/2013 “Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusioni di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”, approvato dal Governo in attuazione dei principi e criteri direttivi delle delega contenuta nell’art. 1, comma 35 della legge 6 novembre 2012, n. 190 e entrato in vigore il 20 aprile 2013.

L’obiettivo perseguito dal legislatore del 2013 è quello di incrementare gli standard di trasparenza della PA, al fine di realizzare una maggiore e più efficace prevenzione della corruzione, mediante la configurazione di una disciplina organica ed esaustiva in materia di obblighi di pubblicità a carico delle pubbliche amministrazioni, standardizzando le modalità di pubblicazione delle informazioni nei siti delle PA, come si evince chiaramente nell’art. 1 D.lgs. 33/2013, ai sensi del quale è stabilito che “ la trasparenza è intesa come accessibilità totale delle informazioni concernenti l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche ”(1).

Rispetto a tali finalità, la Bussola della Trasparenza consente di verificare la conformità in tempo reale dei siti web delle PA, dando l’ulteriore possibilità di effettuare analisi ed elaborazioni statistiche, anche nella prospettiva di stimolare la partecipazione dei cittadini, mediante attività di monitoraggio civico funzionali a migliorare la qualità dei contenuti pubblicati online dalle pubbliche amministrazioni.

Nonostante le indiscutibili implicazioni positivi offerte dal sistema, in realtà una criticità della Bussola della Trasparenza potrebbe essere individuata nel fatto che tale strumento consente di monitorare uno stato di “trasparenza formale”, nel senso che si limita a un mero controllo formale riguardante il solo adempimento formale degli obblighi previsti.

Altro interessante strumento di monitoraggio civico può essere individuato nel sistema integrato SIOPE- soldipubblici.gov.it, che promuove l’accesso dei cittadini sui dati della spesa della Pubblica Amministrazione, mediante la consultazione dei bilanci pubblici, nella prospettiva di incrementare la conoscenza dei flussi finanziari che concorrono alla configurazione della complessiva spesa pubblica.

L’apertura dei dati forniti dal sistema SIOPE, integrato dal portale soldipubblici.gov, può rappresentare una straordinaria opportunità per realizzare un efficace processo di trasparenza nel settore della spesa pubblica, consentendo direttamente ai cittadini di monitorare le entrare e le uscite dei bilanci pubblici.

Il SIOPE (Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici), la cui titolarità dei dati è attribuita al Ministero dell’economia e delle finanze (Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato), è un sistema di rilevazione telematica degli incassi e dei pagamenti effettuati dai tesorieri di tutte le amministrazioni pubbliche, che nasce dalla collaborazione tra la Ragioneria Generale dello Stato, la Banca d'Italia e l'Istat, in attuazione dall'articolo 28 della legge n. 289/2002 .

Il sistema della banca dati è disciplinato dall’ articolo 14 (commi dal 6 all’11), della legge n. 196 del 2009 e rappresenta uno strumento fondamentale per migliorare la conoscenza dell'andamento dei conti pubblici, in modo da consentire ai cittadini di conoscere l’importo e la natura economica degli incassi e dei pagamenti di tutte le amministrazioni pubbliche.

A tal fine, l’articolo 8, comma 3, del D.L. 24 aprile 2014, n. 66 , prevede che i dati SIOPE delle amministrazioni pubbliche gestiti dalla Banca d’Italia sono liberamente accessibili secondo modalità definite con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, nel rispetto del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (Codice dell’amministrazione digitale).

In attuazione di tale norma, è stato emanato il decreto del Ministero dell’economia e delle finanze n. 47989 del 30 maggio 2014 , il quale ha disposto che, dal 16 giugno 2014, tutti possono accedere alla banca dati SIOPE, la cui consultazione ed estrazione delle relative risorse è consentita ai cittadini e alle amministrazioni pubbliche, senza necessità di richiedere alcuna password, trattandosi di dati liberamente accessibili.

Il portale soldipubblici.gov si basa su un motore di ricerca semantico che fornisce informazioni dettagliate sulle voci di pagamento degli enti pubblici, utilizzando le codifiche gestionali di SIOPE, in modo da monitorare l’andamento della spesa periodica mediante una serie di utili indicatori, con ulteriore possibilità di effettuare direttamente il download dei dati liberamente scaricabili attraverso la piattaforma SIOPE.

Si tratta, dunque, di strumenti estremamente utili per promuovere la trasparenza del settore pubblico grazie alla diffusione di informazioni aventi una notevole rilevanza sociale, mediante la comparazione di dati oggettivi, individuati nelle cifre numeriche integralmente indicate dai sistemi che consente all’utente di consultare direttamente e in tempo reale le piattaforme indicate e verificare il dato numerico evidenziato.

(1) Peraltro, l’ambito di operatività del D.lgs. 33/2013 è stato ulteriormente ampliato dalla legge 11 agosto 2014, n. 114 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, recante misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari".