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Facciamoci guidare dai dati per disegnare rotte migliori

Oggi possiamo disegnare attraverso i dati le “rotte” migliori per scegliere le policy, raggiungere obiettivi, migliorare le performance, ottimizzare processi. E questa è una cosa sempre più diffusa nel settore privato. Nel settore pubblico ci sono infatti quantomeno un paio di problemi. Innanzitutto i dati. Ogni Pubblica Amministrazione può in genere accedere ai propri dati ma al momento è ancora piuttosto complesso poter accedere a dati di altre PA e metterli insieme

Photo by Oliver Hihn on Unsplash

Qualche tempo fa ho scritto un articolo in cui facevo alcune considerazioni sulla innovazione “data driven” nel nostro Paese. Il titolo dell’articolo era “In Italia matura (piano) un ecosistema favorevole all’uso dei dati”, è ancora accessibile online e lo potete trovare sul sito di FPA.

In quella circostanza utilizzavo una metafora, che potremmo chiamare la “metafora del navigatore”, per descrivere il ruolo che sempre più hanno i dati nella società moderna per quanto riguarda il supporto alle decisioni.
La metafora consisteva nell’immaginare come avveniva la navigazione in mare nell’antichità, paragonandola a come invece avviene attualmente.
Nell’antichità si navigava essenzialmente a vista. I pochi strumenti che si utilizzavano consentivano di seguire in mare rotte per lo più grossolane. Si riusciva ad attraversare il mare aperto ma le rotte non erano sufficientemente accurate da condurre la nave direttamente nel porto di destinazione.
Una volta che si cominciava a vedere la terraferma si riprendeva a navigare a vista risalendo o riscendendo la costa per arrivare alla destinazione finale.
Oggigiorno sappiamo bene come le modalità di navigazione siano completamente cambiate. Attraverso il sistema GPS siamo in grado di rilevare la posizione di una imbarcazione istante per istante durante la navigazione. Ed è proprio attraverso il monitoraggio costante della posizione che è possibile scegliere sempre la rotta migliore, ottimizzando ad esempio il consumo di carburante, i tempi di percorrenza e così via.
Chi amministra la pubblica amministrazione è alla fine un po’ come il comandante di un’imbarcazione. Può navigare in modo grossolano come si faceva nel passato oppure può avvalersi di moderni strumenti per monitorare le attività in corso, capire quali possono essere le strategie migliori da adottare, valutare l’efficacia delle azioni messe in campo e così via. E tutto questo attraverso i dati. È un po’ come avere la possibilità di disegnare attraverso i dati le “rotte” migliori per scegliere le policy, raggiungere obiettivi, migliorare le performance, ottimizzare processi. E questa è una cosa sempre più diffusa nel settore privato. Nel settore pubblico ci sono infatti quantomeno un paio di problemi. Innanzitutto i dati. Ogni Pubblica Amministrazione può in genere accedere ai propri dati ma al momento è ancora piuttosto complesso poter accedere a dati di altre PA e metterli insieme.

Abbiamo infatti sempre detto e sottolineato l’importanza di vedere i dati “come un tutt’uno” e non come singoli pezzi. Visti “come un tutt’uno” i dati mostrano cose che altrimenti sarebbero destinate a rimanere invisibili.
Se quindi c’è una facilità quantomeno teorica nell’accedere ai dati che la singola Pubblica Amministrazione produce quotidianamente durante l’espletamento del proprio mandato istituzionale, quando si tratta di utilizzare, combinare e mettere assieme dati provenienti da altre fonti questo diventa parecchio oneroso e complesso.
Va aggiunto poi che, a parte quegli Enti in cui l’utilizzo dei dati è strategico e che quindi sono dotati di tecnologia e di competenze adeguate per effettuare ad esempio attività di data mining e/o data analysis in modo strutturale, tutto il resto della PA nel migliore dei casi si è appena avvicinato a queste tematiche.

Ci sono però anche notizie incoraggianti. E infatti, tra le varie attività di AgID del Team digitale ce n’è una in particolare che va proprio in questa direzione. Si tratta del DAF, il Data Analytics Framework. Il DAF è una delle attività previste dal Piano Triennale per l’Informatica nella PA ed è un progetto che va proprio nella direzione di raccogliere alcuni dati prodotti dalle PA su un’unica piattaforma Big Data al fine di valorizzarli e renderli funzionali anche al monitoraggio e al supporto alle decisioni.
In modo discreto e senza particolare clamore, caratteristiche tipiche di chi i fatti li fa veramente e che personalmente apprezzo molto, si sta progettando e realizzando un pezzetto della (forse) futura infrastruttura digitale del Paese. Al momento il progetto è in corso, in fin dei conti non sappiamo ancora molto di quale sarà poi realmente il risultato finale e quanto servirà ancora per andare veramente a regime. Quello che sappiamo è che dovrà essere un pezzo di infrastruttura attraverso il quale poter “anche” monitorare alcuni aspetti del funzionamento delle Pubbliche Amministrazioni.
Si avrà in questo modo la possibilità di capire attraverso i dati cosa accade ad esempio nelle città e nei territori e come “lavorano” le varie amministrazioni, potendo nello stesso tempo avere elementi per delineare le strategie più adatte ad ottimizzare e a rendere più efficienti policy e processi. E tutto ciò facendo economia di scala, nel senso che l’infrastruttura potrà essere funzionale a tutti i potenziali “stakeholder”, anche ad esempio alle amministrazioni più piccole.

Così, dei due problemi iniziali, ne rimane solo uno, ed è forse quello più grosso. È quello per cui la classe dirigente tende ad evitare di farsi guidare troppo dai dati (quando ci sono). Nei dati vengono tutt’al più cercate conferme, ma quello che guida l’azione di chi amministra il territorio è ancora prevalentemente quella che potremmo chiamare “opportunità politica”. È un po’ come continuare a navigare guardando le stelle in un mare che nel frattempo si è popolato di cargo, yacht e transatlantici.

Probabilmente siamo solo all’inizio. Siamo sempre solo all’inizio, specie nel nostro Paese. Serve una rinnovata cultura del dato nella classe dirigente. Serve molto probabilmente anche una nuova classe dirigente. Abbiamo bisogno di gente che sia competente, che guardi al futuro e che sia proiettata a sfruttare la potenza dei dati, in quanto è solo attraverso questi che sarà possibile capire, controllare e gestire sistemi caotici e complessi. Come è oggi la PA italiana.

Questo articolo è parte del dossier "Il valore dei dati".