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FatturaPA, l'EU preme sul "procure to pay" ma l'Italia è divisa

L’obbligo di Fatturazione Elettronica per ora è stato, quindi, solo in parte in grado di orientare le imprese verso la Digitalizzazione dell’intero Ciclo dell’Ordine. Non si è verificato l’innesco auspicato, ma è certamente stato impostato un “primo dialogo” - in formato elettronico strutturato – tra un numero significativo di organizzazioni

Foto di a2o rilasciata sotto licenza cc - https://www.flickr.com/photos/25947554@N07/3616780642

Sono oltre 750.000 imprese ad aver inviato – secondo i dati pubblicati dall’Agenzia delle Entrate, aggiornati a fine maggio - circa 35 milioni di file Fattura in XML agli oltre 56.000 uffici della Pubblica Amministrazione. È innegabile che la Fatturazione Elettronica verso la PA abbia svolto un ruolo significativo nel panorama della Digitalizzazione in Italia: si tratta di una delle innovazioni di processo più rilevanti che il “mondo digitale” nell’ambito della PA Italiana abbia mai prodotto e che ha interessato tutte le imprese. In modo indistinto, infatti, a un variegato sistema economico è stato chiesto di emettere Fatture in formato elettronico strutturato e di conservarle digitalmente per la durata decennale della valenza fiscale: imprese individuali, piccole imprese, così come grandi realtà strutturate devono – se vogliono continuare a fornire la Pubblica Amministrazione - saper emettere un documento costruito secondo uno standard XML, che impone la gestione digitale del documento lungo l’intero ciclo di vita.

Ci sono stati – era inevitabile - alcuni problemi, probabilmente figli anche di una prolungata fase di transitorio. In alcuni casi persistono, ma dopo oltre un anno dall’entrata in vigore dell’obbligo per tutte le PA restano principalmente i problemi non “di sistema”, quelli che chiamiamo - in chiave volutamente positiva - “problemi del fare”. Alcuni derivanti dall’operatività quotidiana (per esempio, la difficoltà per i fornitori nella gestione dei codici CIG e CUP, oppure la richiesta di valorizzazione personalizzata di alcuni campi del Tracciato). Altre difficoltà, invece, scaturiscono spesso da processi di Fatturazione Elettronica non gestiti in modo “corretto”, impostati in modo da minimizzare il cambiamento interno e l’impatto su processi “consolidati” nella gestione del cartaceo (per esempio, la richiesta da parte delle PA di invio dell’immagine PDF corrispondente al file XML oppure il ricorso “deliberato” delle Amministrazioni a lasciare decorrere i termini per l’accettazione o il rifiuto delle Fatture Elettroniche tramite il SdI, senza dare – nemmeno successivamente – alcun tipo di riscontro ai fornitori).

Secondo un’indagine svolta dall’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione – che ha coinvolto oltre 360 imprese – la Fatturazione Elettronica verso la PA è oggi una macchina che funziona “a due velocità”. Da un lato, alcuni Enti - spesso quelli già “virtuosi” prima dell’entrata in vigore dell’obbligo - hanno affrontato il vincolo normativo in maniera “propositiva” , pianificando con il giusto anticipo e mettendo in pratica in modo serio un percorso di riorganizzazione e revisione dei propri processi, tale da consentire loro di poter gestire – in modo efficiente ed efficace – la Fatturazione Elettronica. Dall’altro lato vi sono, tuttavia, Enti che hanno evidentemente subìto il cambiamento e – per demerito o per cause esogene – hanno messo in atto processi “degeneri”, applicando cioè logiche di gestione tipiche di processi nativamente “cartacei” a processi che invece sono stati pensati per essere “digitali”. La Fatturazione Elettronica, in questi casi, non solo non ha portato alcun beneficio, ma addirittura rischia di rappresentare un costo di gestione persino superiore a quello del tradizionale processo cartaceo. Negli ultimi mesi, comunque, anche le imprese “meno digitali” stanno gradualmente rivedendo in positivo il proprio giudizio sulla Fatturazione Elettronica verso la PA. Un’impresa su due tra quelle che hanno partecipato all’indagine – sia fornitori (circa il 70% del campione) sia non fornitori della PA – parlano dell’obbligo di Fatturazione Elettronica come di un’innovazione importante per la Pubblica Amministrazione, ma con potenziali risvolti positivi anche per le imprese. Non molte, però, hanno fatto seguire alle parole i fatti: solo il 15% delle imprese rispondenti – in particolare, tra le grandi - ha infatti dichiarato di aver sfruttato l’obbligo come un’occasione per reingegnerizzare i propri processi di fatturazione. In particolare, sono le grandi imprese che si sono mosse in modo concreto. La maggior parte, in generale, si è invece limitata a trovare una soluzione per assolvere alla normativa cogente – sviluppandola internamente o acquisendola dal mercato.

L’obbligo di Fatturazione Elettronica per ora è stato, quindi, solo in parte in grado di orientare le imprese verso la Digitalizzazione dell’intero Ciclo dell’Ordine. Non si è verificato l’innesco auspicato, ma è certamente stato impostato un “primo dialogo” - in formato elettronico strutturato – tra un numero significativo di organizzazioni – come detto, anche quelle di piccole e piccolissime dimensioni (in molti casi, ben lontane dall’aver mai sviluppato la sensibilità digitale necessaria per inquadrare tale cambiamento in modo costruttivo) - e si sono gettate le basi per sviluppare interessanti progetti di Innovazione Digitale. E alcuni hanno effettivamente continuato a “costruire” su queste basi, in ambito privato e in ambito pubblico.

Un approccio senza dubbio interessante è stato quello adottato, tra gli altri, da Enel e Telecom Italia, che hanno deciso di estendere l’utilizzo del Tracciato FatturaPA anche nelle relazioni B2b, partendo dal Ciclo Passivo (già a partire dalla “prima scadenza” del 6 giugno 2014). Dopo aver adeguato i propri sistemi interni per poter gestire l’emissione di Fatture Elettroniche nei confronti delle PA loro clienti, hanno colto l’occasione per offrire ai propri fornitori – che ancora non utilizzavano modalità elettroniche per l’invio delle Fatture – la possibilità di adottare il Tracciato FatturaPA anche per l’emissione delle Fatture nei loro confronti. I fornitori hanno così la possibilità di riferirsi a un formato elettronico noto, diffuso – che già potenzialmente utilizzano (oppure utilizzeranno) qualora siano (o diventassero) fornitori della PA.

Guardando alle esperienze nel mondo pubblico, sicuramente degna di nota è l’iniziativa della Regione Emilia Romagna e di Intercenter-ER (la centrale di committenza regionale) volta alla completa Digitalizzazione del ciclo Procure-to-Pay. Il 30 giugno 2016 ha preso il via il progetto regionale che prevede lo scambio in formato elettronico strutturato oltre che delle Fatture – come previsto a livello nazionale – anche dei Documenti di Trasporto e degli Ordini e che coinvolge – almeno in questa prima fase – gli Enti del Sistema Sanitario Regionale. Il progetto si sviluppa nell’ambito del progetto europeo PEPPOL e si basa sul Sistema NOTi-ER (Nodo telematico di Interscambio), l'infrastruttura tecnologica (entrata a regime nel 2015, con l’obbligo di Fatturazione Elettronica) per gestire la dematerializzazione, la trasmissione e l'invio in conservazione di tutti i documenti del Ciclo Procure-to-Pay.

Ed è proprio l’estensione all’intero Ciclo Procure-to-Pay il prossimo passo che sembra suggerire il Legislatore europeo: all’interno delle Direttive Comunitarie sugli appalti pubblici (2014/24/UE, 2014/25/UE11), che dettano le “prime” scadenze già a partire dal 2017, il ricorso a strumenti di eProcurement e a comunicazioni elettroniche è obbligatorio nelle procedure di gara delle Pubbliche Amministrazioni. Pubbliche Amministrazioni che, a partire dal 2018, saranno anche obbligate ad accettare Fatture Elettroniche dai propri fornitori (secondo la Direttiva 2014/55/UE) conformi al “Core Invoice” – un subset di informazioni che dovranno essere presenti, indipendentemente dallo specifico formato utilizzato, in Fattura – e ai formati previsti dal CEN, scelti tra quelli utilizzati su ampia scala a livello internazionale. Continuano, quindi, a susseguirsi passi concreti di un percorso che non è proprio soltanto del nostro Paese, ma sembra essere quello tracciato e stimolato da un’Europa che ha colto l’importanza e l’urgenza di essere Digitale.