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Il futuro della politica di coesione: il ruolo strategico della comunicazione

Comunicare di più e meglio è la sfida che supera i confini dell’attuale ciclo di programmazione, è la sfida che ha accettato la Calabria accelerando i processi di comunicazione relativi al POR Fesr-Fse 2014-2020. Solo così si può dare concretezza a quel patto di cittadinanza che sta alla base del rapporto tra istituzioni e comunità locali e dare piena attuazione alla moderna visione della comunicazione come servizio essenziale che informa ogni riflessione sulla PA del nostro tempo

Photo by Glenn Carstens-Peters on Unsplash

La politica di coesione è il principale canale di investimento dell’Unione Europea, incide in media per il 15% degli investimenti pubblici totali dei 28 paesi membri eppure, secondo Eurobarometro, l’opinione pubblica possiede ancora una consapevolezza limitata riguardo i fondi strutturali, pur esprimendo, nella maggior parte degli Stati membri, un atteggiamento positivo sulla loro capacità di impatto.

In questo senso quindi rafforzare la visibilità dei fondi e raccontarne l’impatto sulla vita dei cittadini e sulla dimensione concreta delle loro esperienze quotidiane diventa essenziale per chi gestisce i finanziamenti. Solo così si può dare concretezza a quel patto di cittadinanza che sta alla base del rapporto tra istituzioni e comunità locali e dare piena attuazione alla moderna visione della comunicazione come servizio essenziale che ormai informa ogni riflessione sulla PA del nostro tempo.

Comunicazione / trasparenza / fiducia: questo è il circolo virtuoso cui tendere, verso il quale investire risorse, competenze e tempo. Questa è anche l’unica strada per rafforzare l’Europa e far fronte in maniera decisa alle tendenze euroscettiche e nazionaliste che stanno toccando in maniera diversa ma diffusa i vari paesi del nostro continente.

Insomma, siamo a metà strada. Rispetto al passato molto è stato fatto – in termini di pratiche ma anche, e non secondariamente, di regolamenti e codici di condotta, come quello relativo al partenariato – ma c’è ancora uno spazio narrativo da colmare, un’opportunità strategica da cogliere appieno.

L’esperienza del POR Calabria 2014-2020

In Calabria abbiamo accettato la sfida e provato ad imprimere un’accelerazione ai processi di comunicazione relativi al POR Fesr-Fse 2014-2020. Non solo perché i regolamenti europei – frutto di una sensibilità nuova e diffusa – ce lo chiedono, ma perché crediamo nella assoluta esigenza di avviare un dialogo più stringente con il partenariato, gli operatori economici, il terzo settore, i cittadini tutti.

Avviare e condurre un processo comunicativo complesso come quello dei fondi, significa imprimere alla macchina amministrativa un cambiamento nell’organizzazione. Il tema del modello organizzativo per la produzione dei contenuti e della strutturazione di una adeguata filiera in grado di gestire la comunicazione è stato subito al centro delle nostre riflessioni, insieme a un pensiero più concreto e puntuale sui contenuti da divulgare e sui mezzi da usare.

Ci siamo mossi nel solco di un indirizzo politico istituzionale chiaro: la comunicazione è anche controllo sociale. Da qui la consapevolezza che servissero linguaggi e strumenti attuali per aprirsi al dialogo e per garantire un servizio costante ai nostri stakeholders. Abbiamo condiviso una metafora: siamo civil servants con Internet intorno. Garantiamo aggiornamento, costanza, coinvolgimento dei beneficiari potenziali, attiviamo reti, consideriamo il partenariato un co-autore del POR e come tale lo trattiamo, e per fare tutto abbiamo a disposizione la rete e i social media, da sfruttare in ogni declinazione. Oltre alla pagina Facebook, all’account Twitter, YouTube, SlideShare, Instagram, stiamo pensando all’avvio di un canale Telegram.

Comunicare non significa solo attivare meccanismi di partecipazione, ma anche fornire contenuti chiari e puntuali in una logica di totale trasparenza. Un obiettivo verso cui tendere grazie al cruscotto di monitoraggio sull’attuazione del POR che abbiamo pubblicato sulla home page del nostro portale – CalabriaEuropa – tramite cui forniamo dati di sintesi e strutturati Asse per Asse, utili ad avere in un colpo d’occhio tutto il complesso programma operativo. Sempre nella logica dei dati abbiamo deciso di muoverci con LogiCal, la piattaforma per l’esplorazione grafica dei risultati del POR. L’abbiamo candidata a “10x10=100 progetti per cambiare la PA” durante Forum PA 2016 ed è risultata nella short list delle proposte più meritevoli e in grado di trasformare la pubblica amministrazione italiana. Per noi si è trattato di un onore e ci siamo sentiti confermati nella nostra assoluta convinzione di dover fornire numeri e indicatori aggiornati costantemente e in grado di raccontare il nostro lavoro e lo sforzo che la Calabria deve compiere per migliorare la qualità della vita dei propri cittadini.

Il percorso da qui in avanti: alcune proposte per il futuro

Comunicare di più e meglio è la sfida che supera i confini dell’attuale ciclo di programmazione. Se, infatti, oggi la comunicazione è diventata una leva strategica della politica di coesione a tutti gli effetti, al netto di criticità dovute all’importanza del cambiamento in atto e alla capacità di ciascuno di gestirlo, in futuro si potrebbe pensare a una vera condivisione delle esperienze in una logica di comunità di pratica europea. Per avviarla potrebbe essere utile un codice di condotta comune, sulla stregua di quello prodotto per il partenariato, necessario nella definizione di comportamenti e prassi, una sorta di guida in grado di fornire alle PA stimoli e soluzioni. L’esigenza di assicurare la tempestiva messa in campo di un apparato di comunicazione adeguato da parte degli Stati membri e autorità di gestione potrebbe poi essere garantita attraverso l’istituzione di una condizionalità ex ante generale e l’emissione da parte della Commissione UE di orientamenti più dettagliati su tecniche e metodi.

Non solo regole, però. L’obiettivo di accrescere l’efficacia delle attività di comunicazione esige un’enfasi maggiore sugli aspetti di monitoraggio e valutazione delle stesse. Le attuali norme contemplano solamente obblighi di natura generale che si traducono sul campo in modalità di adempimento e sforzi disomogenei. Il ciclo post 2020 dovrebbe, al contrario, proporre un’impostazione più dettagliata e uniforme per misurare i progressi e i risultati delle attività di comunicazione, basandola innanzitutto sull’obbligo di inserire nelle strategie un certo numero di indicatori e target comuni ed eventualmente di indicatori specifici individuati di concerto con la Commissione Europea. L’accento sull’orientamento al risultato posto da questa programmazione deve essere trasferito anche alle attività di comunicazione.

Infine, una riflessione sul tema dell’empowerment. Le Autorità di Gestione dovrebbero essere sollecitate a promuovere percorsi di formazione continua, in particolare sulla comunicazione web e social, e, come è successo con le norme per la designazione dei responsabili della comunicazione, sarebbe utile inserire nei regolamenti indicazioni circa l’organizzazione delle strutture di comunicazione. La definizione di un modello anche organizzativo, infatti, sarebbe un passo avanti culturale e funzionale nella direzione della qualificazione dell’offerta di servizi della PA e della sua completa aderenza alle necessità imposte dalla trasformazione digitale.