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Infrastruttura digitale

Sistema pubblico di connettività, fondamenta per la rivoluzione di servizi e processi PA

lI nuovo Sistema Pubblico di Connettività rappresenta un enorme passo avanti per le Amministrazioni in termini di velocità di connessione e di piattaforme disponibili. Tuttavia manca ancora una rottura culturale con il passato. All’interno della Strategia sono infatti previste differenti leve, anche economiche, che mirano al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea, primo tra tutti il concetto di inclusione. La digitalizzazione della P.A. e più in generale del Paese, dovrebbe essere infatti percepita da tutti, impiegati pubblici o cittadini, come uno strumento di semplificazione e che aiuta la gestione del quotidiano

Foto di eskedal rilasciata sotto licenza cc - https://www.flickr.com/photos/eskedal/4831307618

Alle luce delle iniziative intraprese dal Governo e dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID), con particolare riferimento alla recente legge di stabilità che pone un tetto alla spesa corrente ICT, alle disposizioni del nuovo CAD e alla presenza dei listini del Sistema Pubblico di Connettività (SPC), viene da domandarsi se queste misure sono sufficienti a dare seguito ai piani di rilancio del comparto digitale o se si rendono necessarie nuove iniziative a vantaggio delle Amministrazione.

In effetti del Piano Triennale dell’AGID ancora non giungono notizie, e l’insediamento del Commissario Piacentini è troppo recente per poter vedere risultati tangibili.

Nel documento Strategia per la Crescita Digitale tuttavia, pubblicato la scorsa estate dopo il recepimento delle richieste della Commissione Europea, gli obiettivi che si pone il Paese per i prossimi 4 anni sono decisamente ambiziosi. Non si tratta solo di razionalizzare i Data Center riducendo la spese, ma di una vera e propria rivoluzione dei servizi che origina, a sua volta, da una necessaria riduzione dei processi e non da ultimo, da un cambio di atteggiamento da parte dei cittadini e delle imprese. Una strategia trasversale, che impatta su tutto il settore, e coinvolge molteplici aspetti della vita delle Pubblica Amministrazioni.

Sarà sufficiente un listino di servizi o il taglio delle risorse per dare inizio al cambio di rotta?

La prima rottura con il passato, in effetti, prima che tecnologica deve essere culturale. All’interno della Strategia sono infatti previste differenti leve, anche economiche, che mirano al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea, primo tra tutti il concetto di inclusione. La digitalizzazione della P.A. e più in generale del Paese, dovrebbe essere infatti percepita da tutti, impiegati pubblici o cittadini, come uno strumento di semplificazione e che aiuta la gestione del quotidiano; molto spesso invece, la percezione dei servizi digitali è quella di un ostacolo che si somma ai mille già presenti nel panorama della nostra burocrazia.

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Vediamo meglio quali sono gli obiettivi della Strategia per la Crescita Digitale e come questi possono essere raggiunti tramite ulteriori iniziative.

Obiettivi della Strategia (2014-2020):

  • Mettere a sistema tutte le iniziative ICT, già avviate e di prossima realizzazione da parte delle PP.AA., determinando un rapido e progressivo abbandono dei servizi analogici.
  • Garantire la crescita economica e sociale del Paese, attraverso lo sviluppo di competenze digitali per i cittadini e per le imprese.
  • Rendere più efficiente il Paese, coordinando in materia unitaria la programmazione e gli investimenti pubblici in innovazione digitale e ICT

Agli obiettivi si affiancano poi gli strumenti già disponibili, tra questi:

  • Sistema Pubblico di Connettività ed SPC Cloud (listini)
  • Fondi Strutturali (PON FESR, POR FESR)

Certamente il nuovo Sistema Pubblico di Connettività rappresenta un enorme passo avanti per le Amministrazioni in termini di velocità di connessione e di piattaforme disponibili.

L’SPC infatti costituisce l’infrastruttura di accesso per le Amministrazioni, requisito minimo per la crescita digitale e trasversale a tutte le iniziative di carattere ICT. La connettività disponibile tramite il nuovo SPC non riguarda solo gli impiegati dello Stato, ma sarà condivisa e accessibile anche ai cittadini che vivono i luoghi pubblici (scuole, ospedali, uffici comunali etc). La connessione sarà inoltre accessibile tramite autenticazione SPID, innescando così un circolo virtuoso che avvicina i cittadini e Amministrazioni.

Il tema centrale rimane tuttavia la disponibilità e la facilità d’uso degli applicativi, in altri termini quello che può essere definito come il “gradimento” del servizio. Un sistema troppo complicato infatti, seppur sviluppato rispettando tutti i requisiti di interoperabilità, compatibilità, sicurezza, corre il rischio di non essere adoperato perché farraginoso o semplicemente perché troppo difficile da usare.

La domanda di servizi on line rimane inoltre condizionata dalla diffusione dell’utilizzo di Internet che è ancora a livelli significativamente bassi, specie se paragonati con le medie europee; aumentare la diffusione di Internet (vedi WI-FI Pubblici) non può che giovare ad aumentarne l’utilizzo e di conseguenza incentivare il processo di digitalizzazione del comparto ICT.

Un ulteriore elemento importante che potrebbero essere a supporto del processo di Digitalizzazione, è quello di ripensare ex novo i processi, senza cercare di trasporli dal passato, avendo però la forza di imporre i servizi digitali senza rappresentarli, come avviene oggi, solo come un mezzo alternativo a servizi già esistenti. In questa direzione una spinta importante può arrivare dal legislatore. E’ noto infatti, che i processi di adozione dei servizi online della Pubblica Amministrazione, sono fortemente condizionati dal loro livello di obbligatorietà.

Un altro strumento fondamentale (di cui si parla poco), oltre alle leggi, è costituito dall’insieme di Progetti, Regionali, Nazionali, locali, finanziabili con i fondi della Comunità Europea.

L’Italia purtroppo non brilla per le modalità con cui vengono sfruttati questi fondi, almeno così ci insegna la storia della vecchia programmazione 2007-2013, tuttavia i fondi strutturali Europei costituiscono uno strumento fondamentale per innescare il processo di digitalizzazione del Paese.

Le piattaforme abilitanti infatti (ANPR, SPID, Sanità Digitale, Scuola Digitale, etc), possono essere in buona parte finanziate anche tramite progetti PON/POR (Programmi Operativi Nazionali/Regionali) a valere sui fondi Comunitari e non solo con risorse dello Stato. Tali iniziative sono infatti previste nelle singole Agende Digitali Regionali e nell’accordo di Partenariato notificato a Bruxelles. Il punto vero è che i fondi esistono, ma di progetti concreti sui temi ICT, e più in particolare sulla digitalizzazione della P.A., ancora se ne vedono pochi, salvo in poche realtà eccellenti del Territorio.

La messa in campo di nuove iniziative a favore della digitalizzazione, che partano dalle Amministrazioni stesse, oltre a quelle già portate avanti da Governo e Agenzia, sebbene sia una strada percorribile e forse l’unica, purtroppo stenta ancora partire. Le premesse tuttavia, anche se con un po’ di ritardi accumulati, sembrano ancora buone, non ci resta che sperare in uno “sprint“ di iniziative locali e centrali, governate da un’unica regia, e di recuperare il terreno perso.