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Infrastruttura digitale

Servizi cloud PA, è svolta: ecco le basi per la nuova amministrazione digitale

Dopo il percorso travagliato della gara sui servizi di connettività, finalmente approdano a conclusione anche i Lotti 1 e 2 relativi ai servizi in Cloud. Le recenti leve legislative, congiuntamente ad uno strumento concreto (servizi Cloud di SPC), pongono finalmente le Amministrazioni Centrali e Locali nella condizioni di ripartire sotto il profilo dell’innovazione nel comparto ICT con tutti i benefici che comporta

Foto di seannaber rilasciata sotto licenza cc - https://www.flickr.com/photos/seannaber/4043805597

E’ notizia recente l’aggiudicazione dei servizi SPC Cloud; dopo il percorso travagliato della gara sui servizi di connettività, finalmente approdano a conclusione anche i Lotti 1 e 2 relativi ai servizi in Cloud.

Le recenti leve legislative, congiuntamente ad uno strumento concreto (servizi Cloud di SPC), pongono finalmente le Amministrazioni Centrali e Locali nella condizioni di ripartire sotto il profilo dell’innovazione nel comparto ICT con tutti i benefici che comporta.

L’adozione di un simile modello non punta tanto ad incentivare la creazione di Data Center da parte delle PP.AA., quanto ad indirizzare il mercato verso le necessità delle amministrazioni stesse. Se da un lato la gara ha destinato risorse importanti, che consentono investimenti per la creazione e l’adeguamento di data center privati dall’altra le recenti disposizioni normative impongono alle Amministrazioni di fare riferimento al listino SPC Cloud o di adeguare le proprie infrastrutture. In sintesi un circolo virtuoso che si spera porterà in pochi anni le nostre Amministrazioni ai livelli delle altre europee, agevolando di riflesso l’intera filiera ICT.

Le opportunità offerte dai servizi Cloud di SPC, di concerto alle regole imposte ad esempio per la conservazione documenti informatici, fanno immaginare un cambiamento importante, specialmente in relazione ai servizi SaaS per le Amministrazioni. La necessità di conservare i dati, così come previsto dal DPCM del 3 dicembre 2013 nelle modalità descritte da AGID, porterà le amministrazioni ad avvalersi dei nuovi sistemi centralizzati. Lo storage, per altro, è solo il primo passo; una volta iniziato il processo di adozione delle nuove piattaforme, sarà più facile per le amministrazioni avvalersi anche gli altri servizi previsti nel Cloud, come ad esempio l’uso di macchine virtuali o di applicativi, incrementando l’efficienza dei processi con notevoli risparmi per la spesa pubblica.

Ma quali sono i passi importanti previsti dalle leggi? Quali gli adeguamenti che saranno in capo alle singole amministrazioni?

La risposta alle domande sarà contenuta nel piano triennale di prossima emanazione da parte di AGID. Nella ultima legge di stabilità infatti28 dicembre 2015 n.208, sono indicate le modalità operative attraverso le quali le PP.AA. dovranno conseguire gli obiettivi indicati nel testo della legge; in particolare sarà compito delle Amministrazioni, per il triennio 2016-2018, abbattere del 50% la spesa annuale media per la gestione corrente del settore informatico. Un obiettivo ambizioso che inevitabilmente dovrà mettere in moto dei processi di ammodernamento e razionalizzazione del comparto ICT delle Amministrazioni. Spetta ad AGID indicare le modalità operative attraverso le quali le singole amministrazioni dovranno conseguire i risparmi.

Quale è il percorso previsto dall’Agenzia?

Nella circolare n.2 emanata da AGID lo scorso 24 giugno 2016 vengono elencati i principi attraverso i quali sarà possibile razionalizzare i sistemi informativi pubblici e conseguentemente perseguire i tagli previsti alla spesa pubblica. In particolare, si fa riferimento alla redazione di un modello strategico di evoluzione del sistema informativo della P.A. da portare a compimento nei prossimi tre anni.

Come descritto nella circolare, all’interno del Piano Triennale si parlerà esplicitamente di tre livelli per la razionalizzazione che definisco l’architettura del modello strategico; i tre livelli prevedono: Infrastrutture Materiali, Infrastrutture Immateriali e quelli che vengono definiti Ecosistemi.

Diversamente dai piani precedenti, ma sempre perseguendo il medesimo obiettivo, l’Agenzia sembra perseguire un modello bottom up, che prevede la razionalizzazione parallela delle infrastrutture fisiche e degli applicativi, introducendo il concetti di servizi trasversali alle amministrazioni e di domini omogenei che coinvolgono le Amministrazioni i cittadini e le imprese.

Con infrastrutture materiali si intendono le infrastrutture fisiche sulle quali possono essere erogati i servizi: data center, servizi di connettività, sistemi di Disaster Recovery, sistemi di CyberSecurity, sistemi Cloud.

Le infrastrutture materiali possono essere di proprietà pubblica o di terze parti, vedi quelle rese disponibili dai fornitori aggiudicatari dei Lotti 1 e 2 di Cloud SPC, ciò non toglie che i requisiti tecnici imposti dalle normative debbano essere rispettati in entrambi i casi. Dunque siamo in presenza di una strategiaorientata agli obiettivi, che non spinge verso la natura pubblica o privata delle infrastrutture, ma che complessivamente tende ad aumentare la qualità delle infrastrutture presenti sul territorio.

Con Infrastrutture Immateriali si intende invece la somma delle piattaforme software che offrono servizi condivisi e trasversali alle amministrazioni; in questo contesto rientrano ad esempio il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID), il nodo Pago PA (gestione elettronica dei pagamenti), l’Anagrafe unica della Popolazione Residente (ANPR) ed altri. In sintesi molti di quei progetti già previsti nel documento Strategia per la Crescita Digitale di marzo 2015 che implicitamente daranno luogo o attingeranno a banche dati di interesse nazionale o territoriale. Anche in questo caso appare prioritario il raggiungimento degli obiettivi di risparmio ed efficienza tramite l’adozione di sistemi centralizzati e trasversali per i servizi citati.

Nel Piano si farà poi riferimento ad un ulteriore terzo livello che va sotto il nome di Ecosistemi, anch’essi già in parte individuati nel documento di Strategia per la Crescita Digitale e per i quali è previsto un vero elemento di innovazione. Con questo livello si intendono tutti quei domini applicativi verticali che coinvolgono sia i soggetti pubblici che privati cittadini, es. scuola, sanità, giustizia, turismo.

Siamo all’alba di una nuova fase per il nostro comparto ICT, che vede le Amministrazioni in prima linea; le leggi da un lato (stabilità e regole sulla conservazione dei documenti informatici), i servizi di SPC connettività e Cloud dall’altro, offrono tutti i mezzi necessari per portare avanti questa piccola rivoluzione digitale a cui si spera di assistere sia in qualità di cittadini sia in qualità di addetti ai lavori.