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Infrastruttura digitale

Tra Cad e Spc si scaldano i motori delle nuove infrastrutture PA

Mentre prende corpo la cornice legislativa e cresce la lista dei servizi da rendere disponibili a cittadini ed imprese, le infrastrutture (i CED) deputate ad ospitarli non sono ancora disponibili. Ma si stanno compiendo alcuni passi in questa direzione

Foto di conifer rilasciata sotto licenza cc - https://www.flickr.com/photos/conifer/14505090905

Siamo alla ripresa dei lavori dopo pausa estiva e sembrano molte le novità ad attenderci in questo autunno. Le iniziative intraprese nei primi sei mesi dell’anno e la scossa data dal governo con la legge di stabilità ed i decreti legislativi che si sono succeduti, sembrano aver dato inizio ad un processo di profondo rinnovamento per la Pubblica Amministrazione. Ma a che punto siamo? e soprattutto, esiste una strategia complessiva che lega tutte le iniziative intraprese?

La novità dell’ultima settimana è l’entrata in vigore del testo del nuovo CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale) che porta con se profonde trasformazioni; in parte, in continuità con le iniziative già intraprese, in parte con la forte spinta innovativa che mira a seguire le iniziative della Commissione Europea.

Scorrendo le pagine del nuovo testo si ritrovano infatti elementi che pongono l’accento su concetti chiave per l’ICT , quali ad esempio l’interoperabilità, l’adesione agli Standard europei, l’adozione dell“identità digitale” quale diritto del cittadino, l’adeguamento ai pagamenti elettronici e non da ultimo, l’accesso universale ad Internet da parte dei cittadini presso le sedi delle PP.AA.

Dunque tasselli di un puzzle che si va componendo e che fa il paio con le iniziative già intraprese dell’Agenzia per l’Italia Digitale a inizio anno, resta un solo dubbio: le nostre infrastrutture ICT saranno in grado di sostenere una tale rivoluzione informatica?

Sorge infatti il dubbio, che mentre prende corpo la cornice legislativa e cresce la lista dei servizi da rendere disponibili a cittadini ed imprese, le infrastrutture (i CED) deputate ad ospitarli non siano ancora disponibili.

Tra le informazioni di cui disponiamo vi è la circolare n.2 di Agid del 24 giugno 2016, che annunciava un piano triennale dove veniva affrontato il tema della razionalizzazione sui più livelli, da quelli materiali, a quelli immateriali a quelli definiti “degli ecosistemi”, ma del piano ancora nessuna notizia.

Per ora, possiamo solo supporre che con la nomina da parte del Governo del Commissario Piacentini, visti i suoi trascorsi professionali, il grado di attenzione prestato da AGID al tema della razionalizzazione delle infrastrutture andrà sicuramente crescendo. Rimane tuttavia aperto il tema della razionalizzazione, o più in generale dell’adeguamento dei sistemi ICT, proprio per ospitare e rendere disponibili la enorme mole di dati che le PP.AA. si accingono a gestire.

Analizzando il testo del nuovo CAD, sicuramente salta agli occhi il rinnovato e rinvigorito ruolo dell’Agenzia; un paese che si muove verso la digitalizzazione e l’innovazione ha infatti bisogno di essere coordinato e stimolato sotto un’unica regia. Tra i principali compiti, oltre a quelli statutari, è previsto il monitoraggio delle attività svolte dalle amministrazioni in relazione alla loro coerenza col Piano triennale e la verifica dei risultati conseguiti dalle singole amministrazioni.

Entrando nel merito delle prescrizioni, nel nuovo testo viene poi sancito il superamento del concetto di “dato” come limitato ai confini della singola Amministrazione, a beneficio dell’introduzione del “dato Territoriale”. Dunque i dati come entità legate ad un territorio, ad un gruppo di amministrazioni e non ai piccoli CED locali che per anni abbiamo visto moltiplicarsi a dismisura. L’aggregazione dei dati e la loro fruibilità da più punti della Amministrazione Pubblica si lega intrinsecamente al concetto di Interoperabilità; è proprio quest’ultimo uno dei grandi elementi di novità del nuovo Codice, che per altro, vede l’Italia tra prime nazioni in Europa ad imporre l’adesione agli standard.

La comunità europea sta infatti convergendo verso un discorso di interoperabilità tra le pubbliche amministrazioni condividendo non solo la semantica dei dati ma anche il sistema di trasporto. Mentre per il primo argomento (la semantica) esiste un gruppo di lavoro del SEMIC (Semantic Interoperability Community) che se ne sta occupando, la stessa cosa non può dirsi del trasporto dell’informazione appannaggio del DSI (Digital Service Infrastructure). In sintesi allo stato attuale viene individuata una infrastruttura con modello Building Block, dove ci sono degli Access Point deputati a realizzare l'interconnessione tra tutti gli operatori del sistema, e l’Italia è protagonista di questo processo.

Tramite il modello Building Block si crea un sistema di interoperabilità che garantisce i punti fondamentali del regolamento eIDAS, ovvero la tutela legale sui dati e documenti digitali scambiati che costituisce un passaggio fondamentale per l’apertura verso i nuovi servizi digitali.

Altro aspetto importante del nuovo CAD è il passaggio rispetto al quale, il cittadino ha diritto di accedere ad Internet autenticandosi tramite la sua Identità digitale; dunque un principio che impatta in primis su SPID, e di riflesso sulla disponibilità di banda delle singole amministrazione, ponendo di fatto, il tema della banda ultra larga alla base di ogni considerazione sulla disponibilità dei servizi.

Nel nuovo CAD è ribadito il testo dell’articolo 50 bis, ciò significa che il tema della continuità operativa rimane un argomento di interesse strategico per le amministrazioni, a maggior ragione quando le amministrazioni si apprestano ad impostare la gran parte delle loro attività su piattaforme informatiche.

Dunque il codice rappresenta una lista di prescrizioni P.A. che si spera vengano adottate nel più breve tempo possibile.

Se è vero che i motori del cambiamento vengono tipicamente costituiti da “incentivi” o da “ sanzioni”, in Italia sembra che la strada intrapresa sia stata quella prevista nella ultima legge di stabilità, che prevede un decurtamento dei fondi per la spesa corrente in ICT del 50% nel triennio 2016-2018. A giudicare dallo stato di avanzamento dei nuovi strumenti, il CAD appena entrato in vigore, i listini di SPC 2 ancora non sono disponibili, viene da pensare che i risparmi si concretizzeranno solo nei prossimi due anni….staremo a vedere.