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Perché i Ministeri hanno un profilo Instagram?

Per anni i palazzi della PA sono sembrati distanti e inaccessibili ai cittadini. L’avvento dei social network e il ricambio di un certo tipo di classe dirigente sembrano però aver invertito il senso di marcia. In questo particolare momento storico è quindi importante che ogni ministero sia presente su tutti i social; è fondamentale cercare e trovare modelli nuovi di comunicazione

Pagina principale del profilo Instagram del MIUR.

Lettori di Forumpa, chi di voi ha tra i following di Instagram uno dei profili ministeriali del Governo italiano?

Diciamoci la verità, probabilmente neanche chi è avvezzo a parlare di politica o pubblica amministrazione segue questi account. E così, sull’impronta, non ci vengono in mente motivazioni secondo le quali uno di questi profili dovrebbe esercitare appeal sui nativi digitali del ventunesimo secolo. Eppure la presenza dei ministeri su Instagram sembra ormai una tendenza incontrovertibile. Ma a chi si rivolge quindi questo tipo di comunicazione? Chi cerca di intercettare e con quale scopo?

I numeri

Innanzitutto qualche numero: dei tredici ministeri del Governo italiano cinque hanno un profilo su Instagram, e solo tre di questi sono account verificati (ossia accompagnati dalla famosa ‘spunta blu’).

Il primo account ufficiale e verificato è quello della Farnesina, inaugurato lo scorso 28 novembre 2016 dall’ex Ministro – ora Presidente del Consiglio – Paolo Gentiloni. Il secondo è quello del MiBACT che però – come recita la descrizione della pagina – è ascrivibile come profilo dei Musei del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo: difatti l’account pubblica solo foto di attività inerenti i poli museali italiani. Il terzo è invece quello del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Affiancano questi altri due profili non verificati: quello del Ministero della Difesa e quello del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Da un punto di vista cronologico, il primo ad essere sbarcato sul Social delle foto è stato il MEF, mentre l’ultimo arrivato è il MIUR, approdato su Instagram il 30 gennaio 2017. Il profilo cronologicamente più anziano non è però anche il più attivo. Il primato del numero di post pubblicati spetta infatti al più giovane MiBACT, che con il profilo nato il 21 luglio 2016 fa registrare 585 post e 18.158 follower.

Ciò che appare evidente dall’infografica è che non sempre produrre tanti post porta ad avere tanti follower. Questi dati riescono a darci un quadro della crescita approssimativa di ogni account, quadro che diventa ancora più chiaro analizzando i numeri frutto del rapporto tra la differenza di follower e di post al 31 gennaio e al 10 febbraio. Da qui si evince che la crescita più sostanziosa (anche nel breve periodo) è quella del MiBACT, che nel giro di dieci giorni è riuscita a guadagnare circa 37,4 follower per ogni post pubblicato.

A questo punto però bisogna fermarsi un attimo e fare un passo indietro. Solitamente si tende a valutare i profili in base ai numeri che esso produce, ma è evidente che questo non può essere il solo indicatore del successo o meno di una strategia portata avanti su un Social Network – e quindi in questo caso su Instagram. Non sarebbe forse il caso allora di maturare degli standard (numerici o non) in base a cui valutare l'operato, il successo, l'insuccesso di una strategia social? A questa e altre domande ha risposto Francesco Di Costanzo, promotore di #pasocial e autore del libro ‘PA Social. Viaggio nell’Italia della nuova comunicazione tra lavoro, servizi e innovazione’.

“Nessuno chiede agli enti pubblici di essere campioni di follower o guru della Rete”, afferma Di Costanzo, insistendo tra l’altro sulla necessità che hanno i cittadini di avere questi enti “come punto di riferimento, di poterli contattare e avere in tempi brevi risposte e informazioni”. Dunque i Social Network possono essere un passatempo, ma sono “soprattutto straordinari strumenti di servizio pubblico”. Ben vengano i numeri, ma la necessità di maturare degli standard non è avvertita: i numeri non sono lo specchio della qualità di un servizio. “Toglierei alle PA l'ansia della classifica e mi concentrerei sul servizio, sulla community, sulla capacità di saper portare servizi, innovazione, nuovi linguaggi, facilità di comprensione dei messaggi e vicinanza al cittadino”.

Se non appari non esisti?

Nel 1993 Vasco Rossi pubblica il suo decimo album in studio, ‘Gli spari sopra’. Seconda traccia dell’album è ‘Non appari mai’, canzone che nel ritornello recita “Qui non si esiste più se non si appare mai in Tv”. Il 1993 è anche l’anno in cui il CERN decide di rendere pubblica la tecnologia alla base del World Wide Web. Dunque fino al 1993 esistere – da un punto di vista di riconoscibilità – significava solamente apparire in televisione.

Con il Web 2.0 la presenza online come sinonimo dell’esistenza ha assunto ormai un significato quasi drammatico. Basti pensare che i dati aggiornati al 2016 parlano di 1 miliardo e 800 mila utenti mensili che accedono a Facebook. Twitter registra invece 320 milioni di utenti attivi ogni mese, mentre Instagram tocca i 600 milioni.[1]

Oggi non presenziare sui Social significa precludersi migliaia di opportunità sotto qualsiasi punto di vista. Considerando l’aspetto prettamente lavorativo, Facebook, Twitter e Instagram non sono altro che una vetrina in cui esporre i propri prodotti, le proprie offerte. Come detto, presidiare i Social significa raggiungere una fetta di mercato che altrimenti resterebbe ad appannaggio di altri competitor. Per la Pubblica Amministrazione, invece, qual è il fine ultimo? Basta la sola presenza a giustificare la presenza stessa?

“Forse qualche anno fa”, dice Di Costanzo, “potevamo accontentarci dello ‘sforzo’ della presenza”. Oggi è diverso. Oggi tutto ruota intorno all’engagement. Attivare dei profili Social significa creare interazione con i cittadini. “Se come enti pubblici e comunicatori pubblici riusciamo a farci capire, ad essere finalmente a portata di cittadino e magari anche a risolvere in tempo reale piccoli problemi quotidiani credo sia una grande rivoluzione”. Non è più quindi il cittadino a cercare la Pubblica Amministrazione, ma il contrario. “Oggi, giustamente, i cittadini sono esigenti, vogliono che la PA sia un punto di riferimento anche su questi mezzi di comunicazione che tutti noi usiamo quotidianamente e sui quali cerchiamo informazioni e risposte”, dice Di Costanzo. Oggi è la PA che cerca di intercettare un pubblico altrimenti difficilmente raggiungibile, e lo fa con obiettivi chiari e precisi che Instagram aiuta a conseguire, dal momento che “ha un forte impatto grazie alla forza dell'immagine”. Veicolare storie attraverso questo strumento serve pertanto a rendere più semplice sia messaggio che “il rapporto PA-cittadino”. “Su Instagram”, per esempio, “conta molto cogliere il momento, la bellezza e la particolarità della foto, ma anche raccontare belle storie e i Ministeri lo stanno facendo”.

MIURsocial

E come detto, l’ultimo ministero ad essere arrivato su Instagram è il MIUR. Per capire meglio le ragioni di questa scelta abbiamo sentito Fabrizio D’Agosta, social media manager del Ministero in questione.

“Parlare a nuovi target: innanzitutto ragazzi delle scuole primarie e secondarie; poi, nel futuro prossimo, il piano di comunicazione andrà a toccare tutti quanti, anche insegnanti, studenti universitari, ecc”. È questo l’obiettivo che si è posto Fabrizio D’Agosta, social media manager del MIUR, lavorando a stretto contatto con Anna Nicolao, membro dello staff della Ministra Valeria Fedeli. La convinzione è quella di poter raggiungere con un differente tipo di comunicazione una fetta di pubblico che altrimenti sarebbe impossibile coinvolgere; raccontare gli eventi e le iniziative del Ministero, ma anche dare risalto alla qualità e alle eccellenze presenti nel Paese, come università prestigiose o enti di ricerca. Presentare dinamiche e realtà che si conoscono poco (o non si conoscono affatto) utilizzando però un linguaggio che, rispetto agli altri Social Network, utilizza una comunicazione “molto più visiva, immediata, curata”.

Sì, ma perché seguire il profilo Instagram del MIUR?

“Chiaramente non siamo il MiBACT. Loro sono avvantaggiati, hanno un patrimonio artistico da mostrare che tutto il mondo ci invidia. Quello che noi offriamo invece è la possibilità di restare in contatto con noi, creare un dialogo, interazione”. E poi c’è la quotidianità. Il 7 febbraio, per esempio, è stata la prima giornata nazionale contro il bullismo, e il Ministero ha seguito una serie iniziative di cui ha dato nota prontamente anche il profilo Instagram, per esempio lanciando il video della campagna #UnNodoBlu e pubblicando foto della Ministra Fedeli che incontra gli alunni delle scuole aderenti al progetto.

Quale futuro

Per anni i palazzi della PA sono sembrati distanti e inaccessibili ai cittadini. L’avvento dei Social Network e il ricambio di un certo tipo di classe dirigente sembrano però aver invertito il senso di marcia. In questo particolare momento storico è perciò importante che ogni ministero sia presente su tutti i Social Network; è fondamentale cercare e trovare modelli nuovi di comunicazione, metodi nuovi per trasmettere questo segnale di apertura. L’iniziativa del MIUR è solo l’ultimo tassello (in ordine di tempo) di un mosaico che sarà completato – secondo D’Agosta – solo quando verranno stabilite “regole di approccio e di gestione dei Social Network”, quando i ministeri saranno “uniformati su linguaggio, grafica e tono della comunicazione”, così che questi canali non sembrino più nati da chissà quante differenti realtà. D’Agosta è convinto – e noi con lui – che “il Governo è unico, e questa unicità deve necessariamente riscontrarsi in un’uniformità dei diversi canali Social di tutti i ministeri”.

Ovviamente va incentivato un utilizzo consapevole dei mezzi. “È importante avere una strategia, un piano di comunicazione dedicato per i social e profili professionali adeguati alla nuova comunicazione”, sostiene Di Costanzo. Durante l’ultimo anno sono stati fatti grandi passi avanti nei Ministeri, dove oramai lavorano “bravissimi professionisti” consapevoli “dell'importanza e dell'utilità di questi mezzi”. E l’ultimo passo non può che essere quello di insistere su un uso “corretto e professionale” degli stessi. Come? Con la formazione. Formare queste nuove figure lavorative aiuterà non solo i cittadini a rapportarsi con la PA, ma servirà anche a comunicare nel modo più corretto ed efficace le iniziative e le campagne ministeriali, affinché negli interlocutori sia chiaro il fine ultimo di ogni strategia, fugando i dubbi legati a manovre comunicative che potrebbero sembrare politiche e di consenso.

Bonus track

Non è propriamente un account ministeriale, ma ci permettiamo di segnalare l’account ufficiale della Presidenza della Repubblica Italiana. Se cercate un punto di vista originale che racconti i movimenti del Presidente Mattarella, allora non potete perdervelo. Con un po’ di immaginazione riuscirete persino a credere di essere presenti a questa o quella cerimonia. Perché in fondo Instagram serve ad annullare le distanze, no?

[1] Fonte dati: juliusdesign.net