di 

Sanità digitale

Polimi: "La Sanità non s’innova con qualche miliardo in più, ecco i tre pilastri digitali mancanti"

Il leggero aumento del Fondo Sanitario Nazionale previsto per il 2017 è importante, ma non basta. Per garantire sostenibilità al sistema serve un rinnovamento organizzativo e tecnologico abilitato dalle soluzioni digitali, che porti a termine la realizzazione di alcune iniziative chiave declinandole in maniera coordinata e coerente nelle diverse Regioni. Si parlerà anche di questo a S@lute2016, l'evento promosso da FPA e Allea (10 - 12 novembre, Milano)

Foto di rusty clark rilasciata sotto licenza cc - https://www.flickr.com/photos/rusty_clark/8148747169

La prima bozza della legge di Bilancio 2017 alza l’asticella del Fondo Sanitario Nazionale , che passa a 113 miliardi di Euro per il 2017, a 114 miliardi per il 2018 e a 115 miliardi per il 2019. Ma basterà per garantire la sostenibilità del sistema?

Probabilmente no. Anche perché non va dimenticato che il livello a cui si è assestata la nostra spesa sanitaria negli ultimi anni è molto più basso di quello di tanti altri Paesi. I dati OCSE relativi ai trend di spesa sanitaria riferiti all’anno 2015 dicono che nel nostro Paese la spesa pro capite per la salute ammonta a 3.272 $ (valori ponderati per parità di potere d'acquisto - PPP), di cui circa i 3/4 (2.470 $) derivano dal finanziamento pubblico e 802 $ sono invece spesa out of pocket. Numeri che ci collocano di ben 600 $ sotto la media Ocse, pari a 3.814 $ PPP, e al 20° posto in questa graduatoria, con tutti i principali Paesi Ue che ci sopravanzano. Lasciando, infatti, perdere gli Stati Uniti, che guidano la classifica con una spesa pari a 9.541 $ per ogni residente (dovuta, per oltre il 50%, alla componente privata), anche i Paesi europei a noi più comparabili si attestano su valori decisamente più alti dei nostri: la Germania, ad esempio, spende 5.267 $ PPP, la Francia 4.407 $, UK 4.003 $. A spendere meno dell’Italia: Spagna (3.153 $), Grecia (2.245 $) e poche altre.

Evitare di tagliare, ancora, la spesa sanitaria è quindi un buon punto di partenza, ma da solo non basta. Quello che serve è un profondo rinnovamento organizzativo e tecnologico.

I dati relativi alla diffusione delle soluzioni digitali nel nostro settore sanitario, però, ancora stentano. E così anche quelli relativi alle spese in innovazione digitale. Il dato relativo alla spesa ICT in Sanità, stimato dall’ Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano nel 2015, è pari a 1,34 miliardi di euro, circa l’1,2% della spesa sanitaria pubblica, corrispondente a 22 euro per abitante e in lieve diminuzione rispetto alla stima relativa al 2014, che si attestava a 1,37 miliardi. Si tratta di un ammontare di risorse ancora troppo basso perché possa fungere da driver del cambiamento. Altri Paesi europei, con sistemi sanitari confrontabili al nostro, dedicano alla Sanità digitale budget di gran lunga superiori: la Francia, ad esempio, spende in sanità digitale circa 40 euro ad abitante, la Gran Bretagna 60 euro e la Danimarca addirittura 70 euro.

Guardare tutto in negativo, però, non serve e, in effetti, qualche buona notizia nel corso degli ultimi mesi c’è stata. Innanzitutto va letto con positività l’approvazione in Conferenza Stato-Regioni, avvenuta a cavallo dell’estate, di due importanti documenti di indirizzo redatti dal Ministero della Salute: il Piano delle Cronicità – che focalizza l’attenzione sul grande tema della gestione dei percorsi per i pazienti cronici ed indirizza gli strumenti, organizzativi e tecnologici, a supporto – e il Patto per la Sanità Digitale – che declina, seppur ad alto livello, le priorità di innovazione in materia di sanità elettronica a cui tutti gli attori del Sistema devono tendere.

Tra le molte azioni indicate, 3 sono forse quelle che merito la maggiore attenzione e su cui i diversi attori, ognuno per il proprio ruolo, dovrebbero concentrarsi prioritariamente:

  1. Il Fascicolo Sanitario Elettronico: ribadito come prioritario anche nella già citata bozza della Legge di Bilancio 2017, in cui è previsto che l’Agenzia per l’Italia Digitale curi – con una dotazione di 2,5 milioni l’anno a partire dal 2017 e in accordo con il Ministero della Salute, il Mef e le Regioni – la progettazione dell’infrastruttura nazionale necessaria a garantire l’interoperabilità dei FSE. La disposizione è diretta a superare le criticità di implementazione del FSE, prevedendo l’utilizzo dell’infrastruttura e dei dati delle prestazioni già esistenti nel Sistema Tessera Sanitaria, gestito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, nonché le modifiche alla gestione del consenso dell’assistito in fase di alimentazione del FSE. Ciò, al fine di rendere disponibile al FSE i dati risultanti negli archivi del medesimo Sistema Tessera Sanitaria relativi alle esenzioni dell’assistito, prescrizioni e prestazioni erogate di farmaceutica e specialistica a carico del Servizio sanitario nazionale, certificati di malattia telematici, prestazioni di assistenza protesica, termale e integrativa, ecc. Affinchè, però, il Fascicolo si diffonda in tutte le Regioni italiane, risultando un’iniziativa davvero di successo, è fondamentale che venga sviluppato non come un obbligo formale fine a se stesso, ma come un’opportunità da non perdere per garantire al cittadino una migliore continuità di cura, grazie a una più efficace comunicazione e integrazione tra tutti gli attori del sistema sanitario, e per offrire attraverso piattaforme digitali servizi informativi, amministrativi e di cura più comodi, efficienti ed accessibili. Proprio i servizi digitali apparentemente banali, come il ritiro dei referti on line, la prenotazione e il pagamento di prestazioni mediche e le ricette e i certificati medici on line, rappresentano quick win in grado al tempo stesso di aumentare la soddisfazione del cittadino, educarlo ad una gestione autonoma on-line e portare da subito importanti risparmi alle strutture sanitarie.
  2. La Cartella Clinica Elettronica: è un investimento essenziale per modernizzare le strutture sanitarie e prepararle a mettere in rete processi e servizi riducendone tempi, costi e rischi di inappropriatezza. La Cartella Clinica Elettronica consente infatti di razionalizzare i flussi di informazioni e le attività degli operatori sanitari, di evitare costi di stampa e gestione delle cartelle cliniche e di rendere più controllabili le prestazioni e le decisioni cliniche.
  3. La Telemedicina e le soluzioni ICT per l’assistenza domiciliare e sul territorio: le nuove tecnologie sono una leva fondamentale per accompagnare una revisione del modello sanitario e socio-assistenziale che sposti le cure dall’ospedale verso il territorio, facendo così fronte alle sfide della cronicità e garantendo sostenibilità economica e sociale al sistema. La Telemedicina consente di interagire con i pazienti più fragili direttamente presso il loro domicilio e di dare un ruolo sempre più attivo e integrato ai pazienti e alle loro famiglie.
  4. Se il ruolo di guida e di indirizzo del livello centrale è importante, affinché queste azioni siano concretamente portate avanti è però indispensabile che siano declinate in maniera appropriata nei diversi contesti regionali . Sono le Regioni, infatti, gli attori fondamentali che governano il sistema sanitario, quelli a cui è demandato il compito di tradurre gli indirizzi nazionali in piani e progetti concreti, definendo roadmap di evoluzione coerenti con il punto di partenza (diverso da Regione a Regione) e guidando lo sviluppo delle soluzioni nelle singole strutture sanitarie sul territorio.