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Documenti digitali

Guercio: "Regnano incertezza e poca governance sul futuro del digitale"

Foto di Isengardt rilasciata in cc - https://flic.kr/p/jJ9kL6

A che punto siamo?

La situazione mi sembra molto difficile e riassumibile in questi punti:

  • un quadro ancora incerto dopo l’intervento di sospensione di agosto;
  • mancanza di controlli e di sanzioni;
  • debolezza delle istituzioni specifiche (Agid e Direzione generale archivi).

Questo Governo ha prodotto molte riforme e introdotto molte innovazioni: cosa è già "usabile" tra quanto approvato? Cosa ci portiamo a casa?

Nulla di concreto rispetto alle attese; da verificare con più attenzione se ci sono strumenti utilizzabili (e non solo confusione e ridondanza) dalla legge sulla trasparenza; la riforma del CAD ha introdotto qualche novità interessante ma ha aumentato l’incertezza.

Gli interventi sull’accreditamento per le imprese che si impegnano sul fronte della conservazione digitale per le PP.AA. e il rinvio di tutto il processo ad Accredia che senza dubbio non ha le competenze e comunque le sta affidando a figure esperte solo di sicurezza mettono a repentaglio l’intero processo svolto in questi 15 anni.

Bisogna dare atto al ministro Franceschini che ha avviato un concorso per assumere archivisti in grado di affrontare anche il nodo degli archivi digitali e ha cominciato a fornire risorse economiche all’Archivio centrale dello stato per creare un deposito digitale di conservazione.

Molti provvedimenti sono ancora non in sospeso, cosa pensa che sarà impossibile raggiungere degli obiettivi che erano posti? A cosa dovremo rinunciare, almeno per ora?

Temo che il rinvio di agosto abbia fatto perdere slancio. La mancanza di trasparenza di questo governo in questo settore non ha aiutato un processo complesso come quello avviato anni fa. Il rischio è di rinunciare a un quadro coerente e complessivo che pur si era sviluppato negli grazie a un confronto costruttivo tra i diversi interlocutori e stakeholder. Sarebbe un passo indietro gravissimo, ma i segnali ci sono tutti e sono preoccupanti.

Cosa si può fare ora nel campo dell'innovazione digitale che non ha bisogno della politica, ma solo dell'azione fattiva dell'amministrazione?

Di iniziative da sviluppare dal basso ce ne sono molte e sono anche più importanti di quelle che la politica può sostenere:

  • confronto di esperienze in grado di assicurare cooperazione consapevole;
  • linee guida operative (che tuttavia richiedono tempo adeguato) potrebbero essere il frutto di iniziative di formazione in grado di essere ‘pagate’ da parte dei soggetti interessati;
  • tavoli di lavoro in grado di sciogliere i nodi più impegnativi per quanto riguarda la normativa di settore.