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Infrastruttura digitale

Poggiani: "La svolta se le PA metteranno a fattor comune servizi e risorse"

Foto di Juan Cristóbal Cobo rilasciata sotto licenza cc - https://www.flickr.com/photos/ergonomic/3880018196

A che punto siamo?

E’ innegabile che il processo di digitalizzazione della PA negli ultimi 3 anni abbia avuto una spinta maggiore che negli anni precedenti. Finalmente abbiamo un documento strategico condiviso e approvato dal cdM (Crescita Digitale) SPID, ANPR, PagoPA, Carta Identità Elettronica, Piano Banda Ultralarga, sono alcuni dei programmi nazionali che hanno preso avvio e stanno coinvolgendo gradualmente tutte le amministrazioni. Il Codice Amministrazione Digitale innovato può essere un ottimo strumento, promuovendo il diritto di cittadinanza digitale di cittadini ed imprese, garantendo il diritto di accesso ai dati, ai documenti e ai servizi in modalità digitale.

La nascita del Team per la Trasformazione Digitale alla Presidenza del Consiglio può rappresentare anche una svolta per un coordinamento più stretto dell’esecuzione dei programmi.

Questo Governo ha prodotto molte riforme e introdotto molte innovazioni: cosa è già "usabile" tra quanto approvato? Cosa ci portiamo a casa?

Facciamo degli esempi concreti partendo da Venezia. Il piano BUL del Governo ci ha permesso di firmare una convenzione con Enel Open Fiber che porterà in 3 anni la fibra ottica su circa il 70% della popolazione e delle imprese, anche nella città storica. Questo, insieme agli investimenti di TIM e agli interventi Infratel per portare la banda ultra larga nelle “aree bianche”, ovvero quelle aree in cui nessun operatore è interessato a investire, garantirà la copertura in banda ultralarga dell'intero territorio del Comune di Venezia entro il 2020. Le infrastrutture non sono solo funzionali a ridurre il divario digitale, ma anche a generare un nuovo sviluppo, anche industriale, della città, per renderla più attrattiva a nuovi residenti e nuovi insediamenti produttivi.

E quello che ci siamo già portati a casa quest’anno non è solo che finalmente abbiamo una data sul calendario per la banda ultralarga, ma anche, grazie alle linee guida per i design dei siti web e lo SPID, abbiamo già (da aprile) una nuova interfaccia più a misura di cittadino per i servizi e le informazioni online.

Molti provvedimenti sono ancora non in sospeso, cosa pensa che sarà impossibile raggiungere degli obiettivi che erano posti? A cosa dovremo rinunciare, almeno per ora?

Non si torna indietro. Quello che è in sospeso va fatto e fatto presto. L’integrazione dei dati e una maggiore cooperazione fra le PA è difficile (anche culturalmente) ma non più prescindibile. Il vero salto di qualità lo avremo se le varie PA sapranno mettere a fattor comune servizi e risorse. Oggi manca questa razionalizzazione, perchè manca un forte coordinamento. Le migliaia di CED nella PA allestiti spesso senza nessuna ottemperanza a normative tecniche ne sono la riprova. E la pratica del riuso non deve essere più un fatto burocratico. L’attuale procedura per il riuso lo rende di fatto quasi inutilizzabile. Dobbiamo decidere che non ha più senso replicare, ma che ciò che è fatto bene, va utilizzato da tutti.

Cosa si può fare ora nel campo dell'innovazione digitale che non ha bisogno della politica, ma solo dell'azione fattiva dell'amministrazione?

E’ necessario superare la situazione di frammentazione nella realizzazione di infrastrutture e servizi, per arrivare, con un forte impulso e coordinamento centrale, a una maturità digitale della PA, attraverso piattaforme coerenti, omogenee e condivise, e soprattutto, progettate a partire dai bisogni della società e degli utenti, e non da quelli dell’amministrazione. Per questo il salto (culturale) deve essere della «macchina», prima ancora che della politica. Troppo spesso, ancora, la digitalizzazione nel settore pubblico è progettata per rispondere ai bisogni delle amministrazioni, e non a quelli di cittadini e imprese. E la cattiva domanda pubblica ha determinato una progressiva stagnazione dell’offerta, che non ha aiutato lo sviluppo dell’industria ICT nazionale e locale.

Per questo, c’è bisogno di una maggiore collaborazione fra enti, di diverso livello, realizzando ex novo servizi pensati per lo spazio digitale (e non digitalizzando le procedure esistenti), con una user experience omogenea, e che siano davvero semplici e piacevoli da usare (come quelli dei privati). Continuare a informatizzare processi pensati per la carta e per modalità novecentesche di interazione fra pubblico e privato e fra amministrazione e cittadini non può funzionare.

Solo realizzando ex-novo, a partire dai servizi più “vicini” alle persone, si potrà adottare un vero switch-over dall’analogico e solo così si potrà determinare sia il passaggio definitivo al digitale, e il risparmio significativo di risorse pubbliche che può determinare. E per riuscire in questo salto radicale di approccio non serve solo la politica. Servono buoni amministratori e coraggiosi public servants.