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Infrastruttura digitale

Tartari: "Piano Banda ultra larga, non si torna più indietro: ora monitorare attuazione"

Foto di eldh rilasciata sotto licenza cc - https://www.flickr.com/photos/eldh/2547679452

A che punto siamo?

Se l’Italia Digitale fosse una nave sarebbe oramai partita dal porto e si troverebbe in quel momento in cui la terra ferma sta per scomparire all’orizzonte. In quel punto in cui i giochi sono quasi fatti e tornare indietro costa troppo sforzi, risorse e tempo. Le decisioni su chi guiderà la traversata, cosa imbarcare, quanto carburante e viveri, come fissare il carico dovrebbero essere già state tutte fatte, salvo piccole correzioni. Oggi tutti quelli che sono sulla “stessa barca” devono, nei loro ruoli e funzioni, lavorare assieme. Questo è tanto vero sulle infrastrutture (banda ultra larga), per le quali le sfide più grosse stanno arrivando (e i cui lavori per non subire ritardi necessitano di una forte collaborazione tra centro e periferia) quanto sul fronte delle piattaforme e delle infrastrutture immateriali dove pare essere un poco più indietro e in cui l’avvento del Commissario Piacentini e l’ampia campagna di selezione di collaboratori da parte di Palazzo Chigi e AgID deve corrispondere ad un incremento sostanziale della capacità di supportare in modo competente e ampio il dispiegamento a livello territoriale.

Questo Governo ha prodotto molte riforme e introdotto molte innovazioni: cosa è già "usabile" tra quanto approvato? Cosa ci portiamo a casa?

Il principale e non scontato risultato è sicuramente quello legato all’attuazione del Piano Nazionale Banda Ultra Larga. Si tratta di 3 miliardi di euro di investimenti, di cui la metà di competenza regionale, su fondi strutturali. Riuscire a far convergere l’intero sistema Paese su un obiettivo così importante come quello di rendere disponibile banda ultra larga su tutto il territorio regionale e posizionare in tal modo l’Italia al primo posto tra i paesi europei nelle politiche dedicate al raggiungimento del target banda ultra larga EU al 2020 credo sia qualcosa di importante. Rilevante anche aver colto la necessità di intervenire su piattaforme di sistema a livello nazionale su servizi come identità, pagamenti elettronici, ecc…

Molti provvedimenti sono ancora in sospeso, cosa pensa che sarà impossibile raggiungere degli obiettivi che erano posti? A cosa dovremo rinunciare, almeno per ora?

Non ci sono ragioni oggettive che dovrebbero lasciar intendere che quello che fino a settembre 2016 era un obiettivo oggi debba esserlo meno prioritario o di più difficile realizzabilità. I riferimento politici, in termini di Ministri, sono rimasti immutati, le risorse economiche non sono state influenzate. Come a settembre la sfida si gioca sulla capacità del Governo, e sue strutture operative, di instaurare un rapporto di collaborazione vero con le strutture che agiscono a livello territoriale, prime fra tutte le Regioni. E’ dimostrato da ciò che fino ad ora “funziona” che se questa relazione è avviata e favorita i risultati non mancano.

Cosa si può fare ora nel campo dell'innovazione digitale che non ha bisogno della politica, ma solo dell'azione fattiva dell'amministrazione?

La politica è ancora in grado di esprimere un contributo positivo e propulsivo in quanto sia sul fronte parlamentare che su quello governativo mantiene operatività e capacità di intervento. Serve un poco di soft governance tra i vari Ministeri ed Agenzie Governative (teoricamente esercitabile dalla funzione di Commisario al Digitale) e molta capacità di azione da parte delle strutture operative e di supporto (Agenzie e società in-house nazionali). Sul fronte territoriale le Regioni da tempo si sono organizzate e sono pronte. Priorità per l’azione amministrativa:

  1. SPID sostenibilità e diffusione;
  2. BUL monitoraggio e tempi;
  3. Scuola Digitale consolidamento e diffusione;
  4. Competenze digitali per cittadini ed imprese.