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Programmazione Europea 2014-2020, a che punto siamo

di redazione

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L’obbligo di tradurre i 74 miliardi di euro dei Fondi Strutturali in benefici tangibili per il nostro Paese impone un’attenta valutazione sull’attuazione a poco più di due anni dall’avvio della programmazione. L’analisi non può limitarsi al livello della spesa impegnata - questa è una sfida che l’Italia ha saputo affrontare, seppur con molta fatica, nel periodo 2007-2013 con il 101% delle risorse certificate al 31 marzo 2017 - ma deve mettere in luce le prime tendenze su qualità degli investimenti, impatto reale sui territori e criticità emergenti.

Il primo quadro quantitativo ci viene dai dati presentati il 20 luglio 2017 nella terza riunione del Comitato con funzioni di sorveglianza e accompagnamento dell’attuazione dei Programmi 2014- 2020, presieduto dal Direttore Generale dell’Agenzia per la coesione territoriale Maria Ludovica Agrò e dal Capo Dipartimento per le politiche di coesione Vincenzo Donato. Al 30 giugno 2017 il costo dei progetti selezionati per i Programmi FESR e Plurifondo è pari al 34,1%, con i Programmi Operativi Regionali in leggero vantaggio (36,4%) rispetto ai Programmi Operativi Nazionali (28,8%). La relazione del Comitato dice di più sull’avanzamento dei singoli Obiettivi Tematici. Per quanto riguarda la mobilità sostenibile e le infrastrutture di rete sono stati selezionati progetti per il 53% delle risorse programmate, la tutela dell’ambiente e il ciclo dei rifiuti si attestano al 43,6%, l’implementazione e lo sviluppo dell’Agenda Digitale raggiunge il 24,8%, la ricerca è al 24,5%, mentre l’inclusione sociale e la lotta alla povertà è al 20,3%. Anche l’Obiettivo Tematico Occupazione presenta un buono stato di avanzamento delle attività soprattutto con riferimento agli interventi a favore dei NEET (Not engaged in education, employment or training).

Se i dati quantitativi sono sostanzialmente al passo con gli altri Paesi europei, il successo in termini di outcome e impatto sui territori è una partita tutta da giocare. In questa prima parte del percorso, tuttavia, sembra esserci una corretta impostazione da parte del Governo e delle parti territoriali che vede una stretta coerenza tra la Programmazione dei fondi europei e i grandi obiettivi della Programmazione Paese. Il Ministro per la Coesione Territoriale ed il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, intervenendo a FORUM PA 2017, ha evidenziato la virtuosa sovrapposizione tra Programmazione dei Fondi SIE e Fondo di Sviluppo e Coesione (55 miliardi), lo strumento nazionale che, accanto ai fondi comunitari, attua l'obiettivo costituzionale di "rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona" (art.119). Tale sinergia ha portato a interventi infrastrutturali fondamentali come le misure relative alla banda ultralarga su tutto il territorio nazionale e nelle aree a fallimento di mercato, e la “cura del ferro” annunciata dal Ministro Delrio, che porterà ingenti risorse per corridoi europei, sicurezza della mobilità e TPL. Dalla sinergia tra i Fondi SIE e il FSC nascono anche i Patti per lo Sviluppo come strumento attuativo del Masterplan per il Mezzogiorno. I Patti, 15 quelli siglati a maggio 2017 (8 Regioni e 7 Città Metropolitane), recepiscono e consolidano un nuovo modello in cui il Governo, le Regioni e le Città metropolitane si impegnano su alcuni obiettivi fissando insieme priorità e tempi certi di realizzazione.

L’approccio che vede la Programmazione Europea coerente con la Programmazione Paese dovrà essere perseguito da qui ai prossimi anni con tenacia e senza passi indietro derivanti da logiche frammentarie e contingenti. Due, a nostro avviso, sono i pilastri di tale impostazione: da un lato la continuità delle strategie definite ex ante, dall’altro la progressiva innovazione istituzionale, tecnologica e organizzativa della PA. Su tali fattori si giocherà la possibilità di vedere tra quattro anni un Paese realmente diverso che non avrà sprecato nemmeno un euro dei soldi a disposizione.


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