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Il pendolo delle riforme

Per prepararci al nostro rapporto annuale di fine anno, sottoponiamo alla nostra vasta community di innovatori un questionario che vuole mettere in evidenza per ciascun argomento caldo della riforma della PA due approcci alternativi. Per ciascuno dei grandi temi del cambiamento della PA abbiamo provato ad individuare infatti una coppia di affermazioni, tra cui vi chiediamo di scegliere…

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Come abbiamo avuto modo di dire spesso, ondate successive di riforme della PA, tutte epocali e decisive, ma superate dalla successiva, hanno disorientato un comparto pubblico fatto di oltre tre milioni di lavoratori, per la maggior parte in là con l’età e spesso informati di quel che stava succedendo solo dai giornali. Così sul sito del Dipartimento della Funzione Pubblica dobbiamo cercare a lungo e scendere sino al “sito archeologico” per trovare traccia di una riforma recentissima e corposa, come quella della scorsa legislatura, che pure è legge dello Stato ed è stata declinata in una ventina di decreti legislativi tutti in vigore. Peggio va alla legge 150/2009, la famosa “riforma Brunetta” che, seppure modificata, è ancora in vigore e prevede norme anche di grande impatto simbolico (penso ad esempio al premio annuale per l’innovazione) di cui si è persa traccia. Sul sito della Funzione Pubblica è infatti introvabile né c’è alcun tentativo di raccordare con un fil rouge le varie riforme che, sin dalla famosa legge 241 del ’90, hanno caratterizzato una lunga stagione molto movimentata, ma di cui ora si fa fatica a percepire l’orientamento e i concreti risultati.

Per guardare il “bicchiere mezzo pieno” c’è da dire che alcuni principi guida sono ormai saldamente impressi nella volontà e nell’intelligenza di gran parte degli impiegati pubblici: il compito costituzionale della PA di garantire i diritti di tutti; la funzione di servizio per l’attuazione delle politiche che i cittadini hanno scelto; la necessità di confrontarsi sia con i diversi livelli di governo, sia con le forze sociali ed economiche che sono vitali nelle comunità territoriali; l’importanza di una trasformazione digitale, che non è solo un’aggiunta di “informatica”, ma un ripensamento dei processi e delle organizzazioni.

Su altri temi importanti però si contrappongono punti di vista anche contrastanti, figli di una visione incerta e spesso contraddittoria della stessa funzione della PA. Una funzione mai del tutto chiarita sia rispetto al mercato, inteso a volte come male assoluto, a volte come campione da imitare anche nelle sue spinte meno nobili all’efficienza; sia rispetto ai cittadini, che oscillano da essere intesi come clienti, come utenti, come pazienti, ma difficilmente vengono correttamente considerati come “gli azionisti” della PA, portatori sì di bisogni, ma anche e sempre più spesso di saperi e di soluzioni da ascoltare e condividere in un processo trasparente di collaborazione; sia infine verso la politica in una relazione sempre molto stretta, ma spesso burrascosa e a volte rancorosa, fatta di reciproche accuse di violazione dei confini.

Quest’anno, per prepararci alla nostro consueto appuntamento di fine anno che presenterà il nostro “Annual report 2018”, partiamo proprio da questo movimento pendolare delle riforme e sottoponiamo alla nostra vasta community di innovatori un questionario che vuole mettere in evidenza per ciascun argomento caldo due approcci alternativi. Per ciascuno dei grandi temi del cambiamento della PA abbiamo provato ad individuare infatti una coppia di affermazioni, ciascuna delle quali rappresenta e sottende una diversa visione dell’amministrazione pubblica, tra cui vi chiediamo di scegliere non la più giusta, perché non c’è una risposta giusta e una sbagliata, ma quella su cui maggiormente vi ritrovate, che descrive meglio il vostro punto di vista. Un punto di vista che, per i dipendenti pubblici, connota anche la vostra appartenenza. Obiettivo dell’indagine, i cui risultati renderemo pubblici presentando il nostro rapporto, è di conoscere meglio, al di là delle ondate di riforme, quale è la sensibilità e il pensiero di chi, come la nostra community, ancora crede al valore costituzionale del “servizio della Nazione”.

Trovate qui il questionario. Vi chiediamo dieci minuti per dire la vostra: nostro impegno e nostro orgoglio sarà amplificare la vostra voce perché sia patrimonio comune in primis di tutta la PA, ma anche del Paese. Per far questo ci serve una risposta massiccia, ci contiamo. Grazie