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La battaglia per riformare la PA e il Manifesto di de Finetti. Correva l'anno 1965

"Non bastano individuali ripulse contro l'imperante culto dell'imbecillità: occorre che confluiscano a formare un movimento eretico possente e fiammeggiante, occorre che vengano convogliate in una salutare congiura di quanti «cospirano per il bene dello Stato».  (...) L'azione «ufficiale» e quella «eretica» devono essere convergenti e non contrastanti, pur rimanendo indipendenti".
Riportiamo stralci significativi del Manifesto di battaglia contro il culto dell’imbecillità del matematico Bruno de Finetti, segnalato nel commento di una lettrice. Il Manifesto, del 1965, sottolinea con veemenza ma in modo quanto mai attuale i temi del dibattito su amministrazione dello Stato, responsabilità e orgoglio di esserne parte.

"Non bastano individuali ripulse contro l'imperante culto dell'imbecillità: occorre che confluiscano a formare un movimento eretico possente e fiammeggiante, occorre che vengano convogliate in una salutare congiura di quanti «cospirano per il bene dello Stato».  (...) L'azione «ufficiale» e quella «eretica» devono essere convergenti e non contrastanti, pur rimanendo indipendenti".
Riportiamo stralci significativi del Manifesto di battaglia contro il culto dell’imbecillità del matematico Bruno de Finetti, segnalato nel commento di una lettrice. Il Manifesto, del 1965, sottolinea con veemenza ma in modo quanto mai attuale i temi del dibattito su amministrazione dello Stato, responsabilità e orgoglio di esserne parte.

"Lo Stato è soffocato, nel necessario sviluppo dei suoi compiti e della sua efficienza, da un'inestricabile farragine di residuati anacronistici che ne appesantiscono e inceppano l'attività condannandolo a progressiva paralisi: leggi e norme ispirate a concezioni antidiluviane, strutture istituzionali e procedure burocratiche cui è rigorosamente estraneo ogni criterio di funzionalità, mancanza di uffici che occorrerebbero e proliferazione di uffici ed enti inutili o dannosi, scarsezza di dipendenti negli uffici dove ci sarebbe da svolgere un lavoro proficuo e pletora dove è vero l'opposto
Come salvare e rifare lo Stato, come ridare a noi tutti fiducia e amore per lo Stato, liberandolo dalla dissennata disfunzione del suo inqualificabile pseudoapparato che ce lo rende ridicolo e odioso?
(...)

Non basta più - né forse bastava - l'azione sporadica discreta e silenziosa di isolati «delinquenti a fin di bene» intesa a scongiurare i misfatti e i disastri criminosamente perpetrati in nome della legge dai fautori del culto dell'imbecillità. Occorre un rilancio coraggioso palese spavaldo della loro azione benemerita e illuminata, occorre che tale azione divenga coordinata concordata progressiva, occorre riunire tutte le forze sane e assennate in un'ideale «associazione a delinquere» contro la delittuosa acquiescenza a norme scriteriate e pestifere. Non bastano individuali ripulse contro l'imperante culto dell'imbecillità: occorre che esse confluiscano a formare un movimento eretico possente e fiammeggiante. Non bastano sterili impulsi personali di rivolta: occorre che essi vengano convogliati in una salutare congiura di quanti «cospirano per il bene dello Stato». Bisogna superare ogni perplessità derivante dall' apparente contraddizione tra il fine e i mezzi: il fine di rinnovare lo Stato in modo da restaurarne il prestigio e l'autorità, e i mezzi che implicano disobbedienza alle norme che vengono imposti in nome di tale autorità. Ma sono norme che gli sono state imposte stoltamente, che ridicolizzano e svuotano la sua autorità, che la conducono allo sfacelo. Comunque, le inosservanze sarebbero lievi e formali; di fronte, stanno motivi immensi e sostanziali: se una casa brucia, sarebbe assurdo astenersi dal salvataggio per non fermare l'autopompa in divieto di sosta.
(…)

Occorre dunque sferrare e vincere la battaglia contro il culto dell'imbecillità: battaglia che riguarda tutto e per la quale dobbiamo chiamare a raccolta tutti. Non si tratta della ribellione contro i veri o presunti responsabili fatta da coloro che si ritengono innocenti: siamo tutti colpevoli e dobbiamo ribellarci, ciascuno contro se stesso, per emendarci e riscattare la propria parte di colpa. Sarebbe ozioso e controproducente discutere chi ne abbia di più o di meno (per azioni o per omissioni, per complicità o per acquiescenza); non giova attardarsi a recriminare ma urge battersi, ciascuno con piena responsabilità, ciascuno al suo posto.

Il caso da cui abbiamo preso le mosse - il caso dei funzionari, dei responsabili della direzione e amministrazione di enti istituti ed uffici - non è che un esempio, sebbene in certo senso costituisca la posizione di punta.
Il gran pubblico - e ciascuno di noi come facente parte di esso - potrà aver gran peso nella sacrosanta battaglia ribellandosi contro tutte le angherie cui è soggetto per deficienza di servizi, procedure, etc. (…) Il primo diritto del cittadino che contribuisce alle spese della pubblica amministrazione (e che comunque fa parte dello Stato) è infatti quello di pretendere che essa sia al suo servizio con efficienza; egli non può né deve tollerare che sia essa, viceversa, ad imporre a lui obblighi e fastidi e disagi e servizi per sopperire alle disfunzioni che la paralizzano per il colpevole stato di arretratezza, disorganizzazione, negligenza, parassitismo, menefreghismo in cui marcisce.
(…)

I giovani, soprattutto i giovani, dovrebbero essere in prima linea in questa battaglia, inflessibili, intransigenti, indomabili.
(…)

Infine, gli uomini politici e di governo dovrebbero cooperare alla battaglia nella consapevolezza che essa è diretta non contro di loro ma in loro aiuto.  (...)

Post Scriptum: 
Mentre il presente «Manifesto» era in corso di stampa sono stati annunciati i provvedimenti per riforme dell'amministrazione statale e delle procedure. Ciò non significa che la questione sia superata, che il «Manifesto» sfondi una porta aperta: magari così fosse, ma dalla situazione esistente non si esce, purtroppo, da oggi a domani con un colpo di bacchetta magica. Tuttavia, se - come è auspicabile e probabile - l'iniziativa del Governo verrà decisamente proseguita, cambiano alquanto le prospettive dell'azione qui propugnata, che sono indubbiamente più favorevoli ma condizionate a situazioni di maggiore delicatezza. L'azione «ufficiale» e quella «eretica» devono essere convergenti e non contrastanti, pur rimanendo indipendenti. (…)

Al Governo, al Parlamento, alla parte efficiente e volenterosa della Burocrazia, buon lavoro e buon successo!"

Da: Manifesto di battaglia contro il culto dell'imbecillità, di Bruno de Finetti
Articolo pubblicato nel 1965 nel numero 160 della Rivista “Homo Faber”