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L’amministrazione come professione: i dirigenti pubblici tra spoil system e servizio ai cittadini

Copio per questo editoriale il titolo del bel libro di Astrid[1] a cura di Gianfranco D’Alessio che riprende uno dei temi chiave delle “riforme mancate”: quello del riassetto della dirigenza pubblica. Ne abbiamo parlato più volte, ma proprio la presentazione di questo volume, avvenuta alla Terza Università di Roma lo scorso 23 settembre, mi dà l’occasione per una riflessione aggiornata.
Tutto sommato mi sembra che i nodi principali della questione sono ancora tutti lì e che anche i commenti che si dipanano numerosi intorno ai nostri articoli (guardate soprattutto quelli che hanno seguito la presentazione di un dirigente pubblico sui generis come Luca Attias e che sono un caso nel caso) indichino nello sfascio della dirigenza “il problema” delle amministrazioni pubbliche.

Copio per questo editoriale il titolo del bel libro di Astrid[1] a cura di Gianfranco D’Alessio che riprende uno dei temi chiave delle “riforme mancate”: quello del riassetto della dirigenza pubblica. Ne abbiamo parlato più volte, ma proprio la presentazione di questo volume, avvenuta alla Terza Università di Roma lo scorso 23 settembre, mi dà l’occasione per una riflessione aggiornata.
Tutto sommato mi sembra che i nodi principali della questione sono ancora tutti lì e che anche i commenti che si dipanano numerosi intorno ai nostri articoli (guardate soprattutto quelli che hanno seguito la presentazione di un dirigente pubblico sui generis come Luca Attias e che sono un caso nel caso) indichino nello sfascio della dirigenza “il problema” delle amministrazioni pubbliche.

Solo ad elencare i principali temi c’è da far tremare le vene ai polsi:

  • accesso: solo il 24,7% dei 5.000 dirigenti assunti dal ’99 al 2006 è stato assunto per concorso pubblico; il corso-concorso, che rappresenta senza dubbio la scelta migliore e più trasparente è ancora marginale come numeri; tutti i dirigenti di prima fascia sono in un qualche modo cooptati senza alcuna trasparenza nelle scelte e senza nessun “bilanciamento” rispetto al potere politico;
  • valutazione: la grande assente della riforma degli anni ’90 rimane una chimera molto invocata e quasi mai praticata, tanto che quando per caso uno straccio di valutazione c’è si grida al miracolo e si segnala immediatamente come “best practice”;
  • spoil system: nonostante le sentenze della Corte Costituzionale (la 103 e la 104 del 2007, che per conto mio farei imparare a memoria a tutti i politici con incarichi nel Governo centrale e nelle amministrazioni territoriali) nelle amministrazioni, specie locali e regionali, si continua a fare di tutto e le poche decine di posizioni soggette a decadenza sono diventate centinaia se non migliaia;
  • autonomia: vedremo che succederà a gennaio, ma negli anni che sono passati dalla L.286 del 1999, le direttive politico amministrative e la conseguente determinazione degli obiettivi non sono state cose serie. Con questa premessa cade tutto il castello dell’amministrazione per budget e della reale autonomia del dirigente;
  • distinzione tra politica e amministrazione: ha più di 15 anni di vita, avendo una sua formulazione precisa già nel D.Lvo 29 del ’93, ma nonostante i principi costituzionali su cui essa si fonda, se domandiamo alla dirigenza se si sente oggi più o meno dipendente dalla politica di 15 anni fa, la risposta è univoca e scontata. La indovinate?
  • scorciatoie: e quando proprio non ci si riesce, quando non ce la si fa a nominare l’amico o il sodale, quando mancano anche i minimi requisiti… Allora bene, non abbiate paura, basta nominarlo in una delle migliaia di società capitale di proprietà al 100% pubblica, ma di diritto privato e il gioco è fatto….

Che fare? Sperare o disperare e rassegnarci a dire sempre le stesse cose ancora per anni?
Di fronte a questa emergenza nazionale il libro citato ha il merito di fare chiarezza e insieme di fare proposte concrete. Proposte concrete sono anche in Parlamento in due disegni di legge che mi pare valga la pena di esaminare, quello di Ichino (AS 746) e il disegno di legge delega per il riordino del pubblico impiego di Brunetta (AS 847) che per altro sono in discussione congiunta. Dato che ci siete vi propongo anche di leggere il discorso che Bassanini ha svolto lo scorso 9 giugno in occasione dell’inaugurazione del corso-concorso della SSPA.

Noi di FORUM PA dal canto nostro a questo tema dedichiamo un evento molto particolare e insolito per noi: una Conferenza a porte chiuse dove abbiamo invitato 50 top manager pubblici (pochi quindi per poter avere un vero confronto) per chiedergli come ripristinare le condizioni dell’autonoma responsabilità della dirigenza. La conferenza, che si svolgerà il 9 e il 10 ottobre al Castello Orsini di Nerola, e che gode della collaborazione attiva di SAP Italia, proverà a dare qualche risposta che fedelmente riporteremo a tutti online.

[1] “L’amministrazione come professione” A cura di Gianfranco D’Alessio – I quaderni di Astrid – Il Mulino Editore 2008 – Euro 14,00