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Piacentini e il suo dream team, che rivoluzione sia!

L’innovazione nella PA non può rimanere nelle mani di chi fino ad oggi l’ha negata. E, allora, ben venga un Commissario per l’attuazione dell’Agenda Digitale e che riferisce direttamente al Presidente del Consiglio con ampi poteri. Sarà sufficiente e risolutivo? No, se le azioni per ora previste non saranno affiancate da un processo di empowerment di coloro che poi i processi innovativi dovranno gestirli nel loro agire quotidiano

Foto di Roberto Giordano rilasciata in CC https://www.flickr.com/photos/62099805@N04

Ci voleva uno scossone e, a mio avviso, con il decreto di nomina di Piacentini c’è stato, e anche forte.

In una Pubblica Amministrazione dove quello che conta sono le procedure e non gli obiettivi, dove chi cerca di innovare viene emarginato, se non punito, c’era bisogno di voltare pagina.

Lo abbiamo scritto, infatti, tante volte (anche recentemente). Nella nostra PA non basta fare fine tuning di sistema, fare quell’innovazione incrementale in grado di migliorare progressivamente le cose. Ci vuole un cambiamento radicale, genetico, “distruttivo”. E, per far questo, bisogna levare questo processo dalle mani di chi, negli anni, non è riuscito a cambiare niente. Di chi continua a pensare che l’innovazione si fa aggiungendo leggi su leggi, sostituendo commi a commi, e che il cambiamento si possa lasciare in mano agli amministrativisti e agli avvocati. Di chi, negli anni, non è stato in grado di impiegare i fondi pubblici e di chi, ancora, in un paese in recessione, tiene impantanate nella burocrazia e nell’insipienza le risorse comunitarie della programmazione 2014-2020.

No, l’innovazione nella PA non può rimanere nelle mani di chi fino ad oggi l’ha negata. E, allora, ben venga un Commissario per l’attuazione dell’Agenda Digitale e che riferisce direttamente al Presidente del Consiglio con ampi poteri di: (sintesi di Economy Up)

  • esercitare poteri di impulso e coordinamento, nonché fornire indicazioni a soggetti pubblici e privati per la realizzazione delle azioni;
  • emanare regole tecniche e linee guida, nonché sottoscrivere protocolli di intesa e convenzioni con soggetti pubblici e privati;
  • coordinare l’attività degli enti, delle agenzie e delle amministrazioni, che dispongono di deleghe e competenze in materia di innovazione e attuazione dell’Agenda digitale, nonché delle società a partecipazione pubblica operanti nel settore delle tecnologie dell’informatica e della comunicazione;
  • in caso di inadempienze gestionali o amministrative relative all'attuazione dell’agenda digitale, il Commissario può invitare l'amministrazione competente ad adottare, entro il termine di trenta giorni dalla data della diffida, i provvedimenti dovuti. Decorso inutilmente tale termine, il Commissario può esercitare il potere sostitutivo;
  • corrispondere e richiedere dati, documenti e informazioni strumentali all’esercizio della propria attività e dei propri poteri a tutte le amministrazioni dello Stato;
  • nell’ambito delle proprie competenze e limitatamente all’attuazione dell’Agenda digitale italiana, avvalersi della collaborazione delle società a partecipazione pubblica operanti nel settore delle tecnologie dell’informatica e della comunicazione;
  • disporre e coordinare, con proprio provvedimento, l’utilizzo delle risorse finanziarie, umane e strumentali già disponibili;
  • rappresentare il Presidente del Consiglio dei ministri nelle sedi istituzionali internazionali nelle quali si discute di innovazione tecnologica, Agenda digitale europea e governance di Internet.

Piacentini è la persona giusta per gestire tutto ciò? Probabilmente si. Ci voleva qualcuno con un’esperienza importante e completamente diversa e avulsa da quel “manicomio” che è la governance dell’innovazione in Italia.

Sarà sufficiente e risolutivo? No, se le azioni per ora previste non saranno affiancate da un processo di empowerment di coloro che poi i processi innovativi dovranno gestirli nel loro agire quotidiano. Le soluzioni potranno arrivare da un dream team ma poi devono essere applicate all’interno di quell’immenso arcipelago di enti ed istituzioni che è la nostra PA.

In conclusione, siamo soddisfatti? In parte. L’approccio meramente tecnologico del Manifesto, così come l’eccessiva attenzione verso i servizi finali piuttosto che sui processi di back office della PA ci preoccupano, ma rimaniamo fiduciosi. L’importante, per ora, è avviare questa nuova fase.