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Sanità digitale

Cantiere aperto per la Sanità digitale: dove stiamo andando

Un luogo, una piazza dove i protagonisti di questo piccolo grande mondo si incontrano e conferiscono frammenti più o meno “importanti” del loro sapere, del loro aver fatto, del loro essere capaci di immaginare il futuro. Il commento del nuovo responsabile del cantiere Sanità digitale su ciò che ci aspetta

Assumo il coordinamento editoriale e la responsabilità scientifica di questa newsletter con moltissimo piacere. Ritengo che il format di “Cantieri PA” – e la sua mission – siano quanto di più vicino a ciò di cui c’è un gran bisogno in questo momento di profonda trasformazione della pubblica amministrazione italiana: un luogo, una piazza dove i protagonisti di questo piccolo grande mondo si incontrano e conferiscono frammenti più o meno “importanti” del loro sapere, del loro aver fatto, del loro essere capaci di immaginare il futuro.

La sanità, che nella sua componente afferente al Servizio Sanitario Nazionale è un pezzo consistente di PA, si trova in questo particolare momento storico ad affrontare in contemporanea due svolte che magari definire “epocali” è troppo, ma sicuramente possiamo catalogare come molto più che significative: la fase di trasformazione complessiva della public governance del Paese e un momento di sostanziale messa in discussione della sua missione istituzionale, che ricordiamo essere sancita in Costituzione.

In tutto questo, il tema dell’innovazione si incastona perfettamente in quello che potremmo definire il “diadema perfetto”: un servizio sanitario che deve difendere a spada tratta la sua connotazione universale, equa e sostenibile in un contesto demografico, economico e sociale in cerca di equilibrio. Percorrere strade nuove, aprirsi all’innovazione di processo e di “prodotto” (nel caso specifico, di “servizio”), risulta essere il minimo sindacale per un SSN che davvero voglia garantire a tutti i cittadini prestazioni socio-sanitarie di qualità senza necessariamente soccombere alle minacce di un modello privatistico di tipo “selvaggio”.
E in questo inizio millennio, è tutto un fiorire di musica celestiale per chi sta dalla parte dell’innovazione: la ricerca farmacologica ci regala praticamente ogni mese un bel po’ di buone notizie sulla scoperta di nuove molecole; i robot entrano in sala operatoria, ma poi vanno anche a spasso per i reparti a consegnare o ritirare biancheria; gli esoscheletri rivoluzionano i manuali di ortopedia; l’analisi dei “big data” rende possibile lo screening selettivo su base predittiva al posto dello screening generalizzato o – peggio ancora – del “non screening”. Eccetera, eccetera, eccetera.Fabbrichiamo farmaci antiblastici in ospedale, rigorosamente on demand e “su misura per il singolo paziente”.

Il mondo delle tecnologie indossabili, che solo due anni fa rappresentava l’ultima frontiera, è stato raggiunto da quello ancora più affascinante delle tecnologie ingeribili: abbiamo sensori capaci di comunicare con certezza al nostro medico che nel nostro esofago è transitato quel certo farmaco a quell’ora precisa, capsule endoscopiche, e così via seguitando a piacere.
Abbiamo app, software, apparecchi elettromedicali sempre più digitali e sempre più connessi: una vera abbondanza di quella “Internet delle cose” che solo 5 anni fa sembrava uno slogan per imbonitori nelle fiere paesane dell’Arizona.
Abbiamo, soprattutto, una nuova generazione di operatori sanitari sempre più confidenti con le tecnologie e sempre meno confortati dall’ovattata certezza dell’immutabilità delle cose. Medici e infermieri che ci credono e che costruiscono le basi per una quotidianità al passo coi tempi e un lavoro professionalmente di nuovo appagante, superando quella sorta di piccolo Medio Evo che è stato il tempo della burocrazia clinica.
Abbiamo, infine, pazienti che “se lo aspettano”: che danno per scontato (e per “dovuto”) un SSN all’altezza della situazione come servizio ricevuto a fronte di un contributo fiscale non banale.

Se “cantiere” dev’essere (e lo deve essere!), allora ha da essere un cantiere di capomastri: la cosa parte bene, considerando l’ottimo livello dei collaboratori che costantemente alimentano di contributi autorevoli questa newsletter. Parte bene e può arrivare ancora meglio: mi piacerà ricevere proposte di articoli da chiunque di voi lettori abbia voglia di dire qualcosa di interessante.
Uno spazio per la narrazione delle cose fatte e delle buone pratiche, ma anche per il lancio e la condivisione di idee, di scenari, di proposte.

Molti temi in newsletter verranno ripresi a s@lute2016. Il forum dell’Innovazione per la Salute, che avrà luogo a Milano dal 10 al 12 novembre. Da oggi sino alla viglia dell’evento avremo modo di approfondire qualche interessante anteprima e qualche stimolo per una discussione de visu a Milano. Vi aspetto: virtualmente qui in newsletter ogni due settimane, e poi di persona – e insieme agli amici di Forum PA, Allea e Motore Sanità – in novembre a Milano.