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Fattore "tempo": prestazioni sanitarie e comunicazioni on line

Orologio 3 tocchignato

by Hop-Frog

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Riflettiamo con Alessandro Ghirardini, Dirigente Ufficio III Programmazione Sanitaria Ministero della Salute e responsabile del Rapporto sui dati presentati in merito all'uso di internet per la comunicazione delle liste di attesa e su come erogare prestazioni entro tempi appropriati rappresenti una componente strutturale dei Livelli Essenziali di Assistenza.

 Dottor Ghirardini, da anni diversi progetti e documenti strategici puntano a fare delle liste di attesa qualche cosa di assolutamente trasparente. Dai CUP ad uno dei mattoni del sistema informativo nazionale l'attenzione per il "fattore tempo" è stata notevole. Eppure dai dati raccolti dalla vostra struttura, non sembra che questo impegno abbia sortito molti effetti.
È necessario premettere che il problema delle liste di attesa per l'erogazione di prestazioni sanitarie è un problema annoso quanto comune alla maggior parte dei paesi evoluti che sono dotati di un Sistema Sanitario Universalistico come il nostro Servizio Sanitario Nazionale. In tal senso è emblematico il caso di una paziente di Montreal che dopo aver atteso invano per tre mesi di iniziare la Radioterapia in una struttura canadese si è recata in Turchia dove si è sottoposta al trattamento radiante in regime privato spendendo 10.000 dollari americani, così come riportato dalla Rivista Scientifica BMJ 2004, e da dati del Pensiero Scientifico Editore del 22/03/2004.
La situazione nel nostro Paese vede una miscellanea di azioni adottate sia a livello centrale dallo scrivente Ministero che dalle Regioni, che, in piena sinergia, tentano di governare il problema, molto spesso riuscendoci egregiamente. In tal senso è necessario ricordare l'Intesa Stato Regioni del 28 marzo 2006 con la quale lo Stato e le Regioni hanno condiviso il Piano Nazionale di fissazione dei tempi massimi di attesa per circa 100 prestazioni, suddiviso in cinque grandi aree tematiche (Area oncologica; Area cardiovascolare; Area materno infantile; Area geriatrica; Visite maggior Impatto), mediante elaborazione di Piani Regionali che definissero i tempi massimi per le prestazioni che presentavano problematiche e criticità, ovverosia quel gruppo di prestazioni sanitarie che devono essere eseguite per diagnosticare una determinata patologia o per predisporne il percorso terapeutico.
Tali azioni, hanno determinato un'importante novità nel Governo della domanda di prestazioni e nella relativa erogazione, rendendo prioritario il concetto di erogazione non in base al criterio cronologico di richiesta bensì sulla base della priorità classificata dal medico prescrittore.
Infine per completezza d'informazione bisogna precisare che tali interventi in qualche, minoritaria, zona del Paese si scontrano con una carenza degli strumenti informatici che coadiuvano la gestione dell'erogazione di prestazioni sanitarie, non essendo presenti dappertutto sistemi CUP aziendali e sovraziendali o regionali.
 

Al di là di una lettura giornalistica, quale è la riflessione che esce da questi dati?
Dalla seconda rilevazione sull'utilizzo di Internet dalle Aziende del SSN, emerge che le stesse aziende utilizzano poco Internet nonostante le intrinseche potenzialità di tale strumento, tuttavia già rispetto alla precedente analisi emerge che sono rese più fruibili le informazioni presenti sui siti web delle stesse Aziende e che tali informazioni vengono aggiornate. Di contro si evidenzia la necessità di avere a disposizione linee di indirizzo sulle modalità di presentazione dell'informazione cosa che permetterebbe una strutturazione dei dati e delle informazioni omogenea su tutto il territorio nazionale.
 

Esiste uno scollamento tra la norma e la realtà? Cioè esiste una normativa vincolante riguardo la pubblicazione di queste informazioni?
L'attività d'informazione è resa, in qualche modo, obbligatoria per le Aziende del SSN con l'adozione della Carta dei Servizi, la cui istituzione trae origine con il Decreto legge 12 maggio 1995, n. 163, convertito dalla legge 11 luglio 1995, n. 273, che prevede l'adozione, da parte di tutti i soggetti erogatori di servizi pubblici, anche operanti in regime di concessione o mediante convenzione, di proprie "Carte dei Servizi" sulla base di "schemi generali di riferimento". Per il settore sanitario lo schema di riferimento è stato adottato con DPCM del 19 maggio 1995. L'utilizzo di Internet, pertanto, non è reso vincolante a tali fini informatori, ma può essere un veicolo di diffusione delle informazioni di ineguagliabile efficacia.
Oltre all'indagine quantitativa nelle redazioni future potrebbe essere previsto un approfondimento di tipo qualitativo?
Da quanto si evince dalla seconda indagine, risulta confermata la necessità di attivare un sistema di monitoraggio su tempi e liste di attesa che permetta di avere a disposizione i dati necessari per fornire un'informazione chiara e trasparente mediante tutti i canali possibili.
Tale monitoraggio sistemico, consentirebbe di raggiungere una coerenza informativa tra i diversi strumenti di comunicazione utilizzati in Azienda, quali la Carta dei Servizi, l'URP, gli Uffici Qualità. In questo senso va l'attività del tavolo tecnico congiunto Ministero della Salute, Regioni e PA ed ASSR, che sta definendo la proposta operativa.
 

Nelle conclusioni si fa riferimento ad un confronto internazionale. Può dirci qualche cosa di più riguardo l'utilizzo delle potenzialità di internet che viene fatto negli altri paesi industrializzati?
In Italia molti organismi forniscono informazioni di carattere sanitario ai cittadini, dapprima il Ministero della Salute, tutte le Agenzie sanitarie regionali nonché le stesse Regioni e, non da ultime, molte Aziende del S.S.N., tuttavia la copertura di sistemi informatizzati è in corso di ultimazione per tutte le realtà. Ci stiamo, cioè, muovendo nella costruzione di una rete ramificata e capillare che, dopo aver raggiunto tutte le Istituzioni, abbraccia anche tutti gli operatori.
In alcuni Paesi del mondo l'informatizzazione ha fatto la sua apparizione nelle reti socio-politico-economiche molto prima che in Italia, diffondendo le informazioni e perfezionandone la qualità, comprese quelle di carattere sanitario anche per i piccoli presidi. Questo non rappresenta però una costante a livello internazionale, contesto nel quale il nostro Paese è utilmente collocabile in una eccellente posizione di graduatoria.