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S@lute 2016, il forum che estende lo sguardo sulle nuove sfide dell’Innovazione per la Salute

Nella prestigiosa sede di Palazzo Lombardia a Milano, dal 10 al 12 novembre, torna alla ribalta “s@lute2016. Il Forum dell’innovazione per la Salute”. Cambia il focus: rispetto all’edizione 2015, centrata sul tema dell’innovazione digitale, il Forum estende il suo sguardo verso l’intero “Pianeta Innovazione". Rimane invariata rispetto alla scorsa edizione la parola d'ordine: è stata ed è "contaminazione", condivisione di idee e di scenari innovativi.

Foto di Friuli Innovazione rilasciata in CC https://www.flickr.com/photos/friuli_innovazione/3038807298

Dopo l’edizione romana dell’anno scorso in LUISS, torna alla ribalta s@lute: Forum dell’innovazione per la Salute, che si trasferisce a Milano nella prestigiosa sede di Palazzo Lombardia nei giorni dal 10 al 12 novembre.
Moltissime le novità per questa nuova edizione, a partire dall’organizzazione: al nucleo “storico” (Netics ed Allea) si affiancano FPA e Motore Sanità, dando vita a una partnership che si propone l’obiettivo di posizionare “s@lute” fra gli eventi di riferimento e di tendenza per quanto riguarda l’innovazione in Sanità.

Cambia soprattutto il focus: rispetto all’edizione 2015, centrata sul tema dell’innovazione digitale, il Forum estende il suo sguardo verso l’intero “Pianeta Innovazione” applicato al concetto ampio di “salute”, dal wellbeing alla sfera più tipicamente afferente alla diagnosi e cura.
Nella tre giorni novembrina il Forum andrà a toccare i principali temi caldi e ad aprire le più importanti finestre su tutto ciò che ha a che fare con l’innovazione di prodotto/servizio e di processo lungo tutto quello che possiamo definire il ciclo di vita dell’individuo in quanto soggetto attivo e consapevole nel suo mantenersi in salute.

La parola d’ordine, come già fu per l’edizione 2015, è “contaminazione”: in perfetto stile FPA e riprendendo il monito lanciato da Paolo Colli Franzone – che anche per l’edizione 2016 sarà Direttore Scientifico di s@lute – il tema dell’innovazione non può e non deve rimanere circoscritto a una più o meno autoreferenziale convention di tecno-entusiasti per professione. Per questo motivo, a novembre a Milano ci aspettiamo un pubblico quantitativamente significativo ma soprattutto qualitativamente molto ben assortito: medici, farmacisti, infermieri, manager della sanità, associazioni di rappresentanza dei cittadini, e così via. Anche insegnanti e studenti, perché no, se è vero come è vero che l’obiettivo di un servizio sanitario nazionale che davvero vuole mantenersi universale, equo e sostenibile non può non puntare molte delle sue metaforiche fiches sulla prevenzione. Fortunata è quella Nazione dove i pazienti scarseggiano, per il solo fatto di non ammalarsi.
Come tutti coloro i quali trascorrono le loro giornate a predicare l’innovazione sanno piuttosto bene, contaminare significa innanzitutto condividere idee e scenari, ma poi – soprattutto – vuol dire impiantare solide fondamenta alla base del mutamento atteso, della discontinuità.

Che l’innovazione (quella a 360°, non fatta solamente di digitalizzazione e Internet) rappresenti il formidabile alleato di chiunque voglia porre in atto una spending review basata sul ripensamento dei processi di erogazione dei servizi socio-sanitari e non già sulla solita sbobba fatta di tagli lineari e/o – peggio ancora – di compromessi quanti-qualitativi rispetto alle prestazioni garantite ai cittadini, è fatto assodato. La sostenibilità di un “nuovo” SSN che continua a rimanere rigorosamente universalistico ed equo non può che passare lungo la strada del “fare meglio per fare di più spendendo meglio” (e non necessariamente, “di meno”).
Spendere meglio significa spostare risorse dalla spesa corrente routinaria per metterle su investimenti capaci di creare circuiti virtuosi; significa ridurre i costi “alberghieri” incapsulati nella spesa ospedaliera per rendere sempre più disponibili i nuovi farmaci, i nuovi dispositivi e i nuovi presìdi.
Significa avere robot in sala operatoria, apparecchi per la diagnostica allo stato dell’arte; ripensare la logistica del paziente ricoverato e di tutto ciò che gli ruota intorno (le terapie, la biancheria, i pasti); andare oltre al già significativo progresso fatto nella cura primaria, immaginando centri di cura primaria di considerevoli dimensioni e capaci di diventare veri e propri “one-stop-shop” della salute; significa dar vita a screening selettivi basati sull’analisi di big data e su algoritmi predittivi.
Ma vuole anche dire investire sulla buona informazione sanitaria, da contrapporre alla molta spazzatura informativa e alla “medicina fai da te”.
Le risorse si trovano e sono quelle che oggi purtroppo spendiamo male - “per abitudine” - perpetuando budget esercizio dopo esercizio “perché abbiamo sempre fatto così”.

Serve crederci, serve volerlo, ma serve anche (soprattutto) farsi trovare preparati all’appuntamento: il tema delle competenze è assolutamente centrale, perché anche per la sanità vale l’assunto in base al quale fra 20 anni faremo mestieri che oggi ancora non esistono. Gli ospedali saranno sempre più luoghi dedicati alla medicina di emergenza e urgenza e all’atto chirurgico; molti farmaci si produrranno a bordo letto o quasi; le tecnologie indossabili e ingeribili diventeranno il “collega preferito” di medici e infermieri; avremo vene, valvole, protesi ed esoscheletri stampati in 3D in ospedale o in ambulatorio.
I pazienti interagiranno col proprio medico di medicina generale utilizzando – tutto laddove possibile – la Rete; la telemedicina uscirà dalla categoria “diavoleria in perenne sperimentazione” per diventare nulla più che un semplice atto medico eseguito in maniera coerente con l’evoluzione dei tempi.
Il limite è dato solamente dalla fantasia, dalla capacità di far diventare routine di processo quello che oggi è sperimentazione di frontiera, e dalla possibilità di immettere risorse finanziarie in un circuito virtuoso.

In gioco c’è la salute di ognuno di noi, ma anche la credibilità di un SSN sostenuto dalla fiscalità generale: e siamo di nuovo noi, ognuno di noi.
Tre giorni per discuterne insieme ai protagonisti del SSN e non solo: tre giorni di confronto, di vetrina sull’innovazione, di stimoli e suggestioni in una Milano candidata a diventare polo di eccellenza delle Life Sciences in una Regione che della Sanità ha fatto e continua a fare uno dei suoi profumati fiori all’occhiello.

Come dicono quelli che parlano forbito, “save the date”. Vi aspettiamo, augurandovi s@lute!