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L'Italia investe poco nella scuola. Per l'OCSE siamo penultimi

Pochi soldi, poche ore di lezione: l'Ocse boccia la scuola italiana, annaspante in fondo alla classifica dei 33 paesi dell'organizzazione. L’Italia spende poco nel proprio futuro.

Pochi soldi, poche ore di lezione: l'Ocse boccia la scuola italiana, annaspante in fondo alla classifica dei 33 paesi dell'organizzazione. L’Italia spende poco nel proprio futuro.

Lo rivela il rapporto annuale dell'Ocse sull'Educazione. “Un buon livello di istruzione scolastica aumenta l’occupazione” ha detto il Segretario generale OCSE Angel Gurría durante la conferenza di presentazione, ed ha aggiunto che in tempo di crisi chi ha un livello di educazione basso fatica maggiormente a mantenere il proprio posto di lavoro e a trovarne di nuovi.

L’Italia, tuttavia, stando a quanto rivelano i dati, sembra non credere a questa affermazione. Tra i paesi OCSE siamo penultimi in quanto a rapporto tra Pil ed investimento nel sistema scolastico, dietro di noi solo la Slovacchia. In particolare l'Italia spende il 4,5% del Pil per l'istruzione e la Slovacchia il 4%, contro una media dei Paesi Ocse del 5,7%. Ai primi posti si piazzano Islanda, Stati Uniti e Danimarca.
Ma quel che è peggio è che gli investimenti pubblici sono notevolmente sotto la media. Nel nostro paese la percentuale di spesa pubblica destinata alla scuola è il 9% (rispetto a una media del 13,3).

I professori italiani vengono pagati meno della media dei colleghi dei Paesi Ocse, e il divario si accentua con il passare degli anni di servizio.
Infine gli studenti italiani tra i 7 e i 14 anni passano a scuola circa 8.200 ore contro una media dei Paesi Ocse di 6.777. Sarebbe un buon risultato, se non fosse che di queste ore, quelle dedicate all'insegnamento, sono solo una piccola parte, molto meno che nel resto dei paesi OCSE.

Occorre precisare che si tratta di dati quantitativi, che non analizzano il livello di istruzione degli studenti o le materie di studio, tuttavia sono dati che bastano a far paura. L’investimento in educazione è un fattore anticiclico importante e – come ha sottolineato il Segretario generale OCSE Gurria – “Fondamentale per rispondere in maniera competitiva al cambiamento tecnologico e demografico che sta ridisegnando i contorni del mercato del lavoro”

Per scaricare il rapporto OCSE