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Scuola digitale

Scuola digitale, la rete delle community è la risposta al gap formativo

Per le tante ambizioni del PNSD, diventa sempre più importante l’attivazione di community territoriali che permettano di costruire reti di esperienze partendo dai framework di competenza digitale e che consentano di velocizzare i percorsi di cambiamento. Un processo complesso che può avere successo solo se sviluppato collettivamente, capillarmente, in un approccio a rete

Il 2016 è stato per la Scuola (digitale) un anno determinante, perché, seguendo le previsioni del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD), molte delle azioni previste sui diversi capitoli (strumenti, competenze e contenuti, formazione, accompagnamento) sono state impostate, e così anche sono stati affrontati i punti chiave del PNSD. In particolare, l’anno scolastico 2016/17 è stato il primo avviato con i nuovi piani di offerta formativa, in cui si è vista anche l’impronta chiara degli animatori digitali (la cui istituzione è forse l’azione che ha riscosso i maggiori consensi).

La sfida e l’ambizione del PNSD sono notevoli, perché l’obiettivo dell’innovazione che si vuole realizzare pervade tutte le aree, dalla didattica all’organizzazione dei tempi e degli spazi, dai contenuti alla digitalizzazione dei processi amministrativi e alla trasformazione organizzativa, con cambiamenti significativi sul fronte delle competenze del personale e anche sul loro modo di operare anche nelle relazioni con il territorio e con le altre scuole.

È, in altri termini, un piano che si propone di proiettare la scuola nel pieno della trasformazione digitale della nostra società, ed è quindi, come naturale conseguenza, un piano che deve tener conto di agire in un sistema complesso come la scuola. Per questa ragione, si pone come ambito di intervento per la definizione degli indirizzi e degli interventi (anche in termini di risorse e tempi), ma si realizza capillarmente con le azioni dei singoli docenti, delle singole scuole. È così che accompagnamento e ascolto diventano ingredienti essenziali di questo percorso, anche in un’ottica di progettazione collettiva, dove le prassi si affinano e con il riuso e l’esperienza diventano patrimonio comune, conoscenza condivisa.

In questo senso il cambiamento culturale di dirigenti e docenti è alla base del successo del programma e così, anche, il monitoraggio sistematico dal punto di vista dell’efficacia e della qualità dei risultati. Un programma così complesso e ambizioso ha necessità di basarsi su un quadro chiaro di bilanciamento tra coordinamento centrale e autonomia locale progettuale e attuativa, agevolata da strumenti e processi digitali che superino l’ingolfamento burocratico e mirino a semplificare le azioni specifiche in carico alle scuole. E questo è ancora un quadro in divenire. Probabilmente anche uno dei nodi sul quale è maggiormente importante intervenire, proprio per rendere esplicito che il binomio innovazione-semplificazione è la chiave per superare inefficienze e dispendio di energie. E in questo, diventa utile rivedere la scelta delle azioni avviate attraverso bandi, che in ogni caso diventano impegno burocratico, energivoro.

Il piano formativo non ha fin qui prodotto in modo omogeneo i risultati auspicati, non soltanto in termini di contenuti e modalità del percorso formativo per docenti, DS e DSGA, ma anche di governo amministrativo. Oggi il rischio è di una qualità formativa (e di una conseguente preparazione delle scuole) ancora a macchia di leopardo. Per questa ragione si stanno rendendo necessarie delle azioni di riallineamento, anche per il monitoraggio sulla qualità e sull’efficacia del cambiamento. È, però, sempre auspicabile che siano previste attività di accompagnamento dei DS e delle scuole che non si limitino a momenti di formazione e verifica, ma che si pongano come supporto al cambiamento. Affermando nuovi schemi e nuovi valori. Un accompagnamento che consenta un confronto continuo (in presenza e online) e che quindi contribuisca a rendere patrimonio comune lo stesso processo di cambiamento, con un coordinamento e un supporto da parte delle organizzazioni territoriali (USR, Reti) e centrale.

In quest’ottica diventa sempre più importante l’attivazione di community territoriali che permettano di costruire reti di esperienze partendo dai framework di competenza digitale che sono alla base dei corsi (come DIGCOMP, l’e-leadership) e che quindi consentano di rendere omogeneo e allo stesso tempo velocizzare i percorsi di cambiamento, l’attuazione del PNSD, l’innovazione della scuola.

Un processo complesso che però può avere successo solo se sviluppato collettivamente, capillarmente, in un approccio a rete.