Convertire l’amministrazione agli Open Data: istruzioni per l’uso

Home Open Government Open Data Convertire l’amministrazione agli Open Data: istruzioni per l’uso

In modo complementare alla checklist proposta dalle linee guida AgID per un programma Open Data, ecco alcuni spunti per l’impostazione, soprattutto nell’ambito delle PA locali

23 Settembre 2016

N

Nello iacono, Stati Generali dell'Innovazione

In modo complementare alla checklist proposta dalle linee guida AgID per un programma Open Data, credo possa essere utile tornare su alcuni elementi essenziali di impostazione, cercando di fornire alcuni spunti di risposta.

Un primo tema chiave per l’impostazione di un programma open data in un’amministrazione pubblica, è la definizione chiara e condivisa degli obiettivi. Per un’amministrazione locale, ad esempio, è importante che siano identificati obiettivi che vadano oltre l’orizzonte delle “competenze” dell’amministrazione, e che abbraccino l’intero territorio, con la consapevolezza che il successo del programma dipende dalla collaborazione di tutti gli attori (fornitori e fruitori di dati, pubblici e privati).

Un esempio di insieme di obiettivi che va in questa direzione può essere sintetizzato dal seguente elenco:

  • rendere accessibili e riusabili i dati dell’Amministrazione e, in generale, i dati sulla città;
  • rendere comprensibili per i cittadini i dati principali dell’Amministrazione;
  • promuovere il riuso dei dati per la realizzazione di servizi da parte delle imprese;
  • promuovere il coinvolgimento dei city-user e, in generale, degli stakeholder, nell’identificazione dei dati da aprire.

Obiettivi che pongono il programma anche al di là dell’ambito della trasparenza, hanno impatti sullo sviluppo e la crescita del territori, e che richiedono una governance aperta e a rete.

Sulla base di questi obiettivi, il programma viene vincolato su un percorso che necessariamente pone la centralità dei dati come premessa e quindi la ricerca costante di una governo dei processi che consenta il miglioramento continuo della qualità dei dati. Base indispensabile per dati aperti fruibili e riusabili con il massimo vantaggio e quindi tali da consentire il raggiungimento degli obiettivi. Alcuni indirizzi progettuali che possono derivarne dal punto di vista operativo sono, ad esempio:

  • prevedere la costruzione di una ontologia che, nell’ambito degli standard di metadatazione AgID ed europei (così anche da poter rientrare nelle operazioni di harvesting per dati.gov.it e per il portale europeo), consenta la verticalità necessaria;
  • favorire la presenza di dati dinamici, che hanno la potenzialità più alta di riuso per servizi efficaci;
  • prevedere di esplicitare per ciascun dataset il livello di qualità obiettivo e quello effettivo (in termini di aggiornamento, accuratezza, …);
  • coinvolgere attivamente nel programma tutte le strutture interne all’amministrazione, e delle partecipate, responsabilizzandole e formandole, analizzando i processi operativi, in modo che la produzione del dato aperto sia nativa;
  • realizzare l’integrazione dei dati sulla mappa territoriale, in modo da averne sempre una lettura geolocalizzata;
  • favorire una coerenza di visione e navigazione di tutti i dati sulla città, in modo da costruire livelli di dati integrabili su base territoriale;
  • sviluppare accordi per l’utilizzo e la messa a disposizione di dati di operatori privati (necessari per le tematiche dei trasporti, del turismo;
  • caratterizzare l’utente-cittadino come il city-user e non come il residente (es. recepire le esigenze dei pendolari, dei domiciliati, dei turisti, …);
  • strutturare il coinvolgimento verso le community dei city-user, degli esperti, delle imprese;
  • prevedere un report di monitoraggio periodico (e aperto anch’esso) sulla qualità dei dataset, sulle segnalazioni, sulle visualizzazioni e sul riuso dei dati.

Dall’altra parte, è importante pensare che la “user experience” (soprattutto degli utenti non esperti) sia da costruire sulla base dell’ontologia, e comunque rispetto ad alcune categorie di dati valutate strategiche (es. Ambiente e meteo, Bandi pubblici e concorsi, Beni e patrimonio pubblico, Bilancio e spesa pubblica, Cultura, Economia, Lavoro, Mobilità, Normativa e atti dell’amministrazione, Popolazione, Progetti rilevanti e opere, Rifiuti, Sanità Scuola e Università, Sicurezza (soprattutto dati criminalità, localizzazioni servizi di soccorso, …), Sociale (spazi per attività sociali, modalità di accesso, …), Sport e tempo libero, Turismo).

La progettazione dei servizi che ne deriva, è da pensare non solo per il riuso da parte di esperti, organizzazioni pubbliche e imprese, ma anche verso i cittadini, e quindi in termini di visualizzazione facilitata. Libera, perché altrimenti rischia di indurre a priori una valutazione, ma accompagnata, così da rendere comprensibili i dati più rilevanti.

Ottimi esempi da seguire per raggiungere questi obiettivi sono Open Bilanci, Open Municipio e, sul versante progettuale, Open Cantieri.

L’essenziale è investire sulla comunità di fornitori e di fruitori di dati, così come sulle piattaforme abilitanti il riuso, e sulla digitalizzazione intelligente dei processi (reingegnerizzati), nella consapevolezza che la qualità dei dati necessaria per ottenere il suo massimo beneficio si raggiunge solo se non si pensa mai di averla raggiunta.

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!