Dati, la strategia europea c’è. Ora tocca alla governance

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Con la Comunicazione COM(2020)66 su Data Strategy dello scorso 19 febbraio, la Commissione Europea inaugura un nuovo decennio per l’innovazione data-driven, fa il punto di quello che è stato, e su ciò che diventerà il Digital Single Market alla luce di questi dati come bene comune

27 Febbraio 2020

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Marina Bassi

Project Officer Area Ricerca, Advisory e Formazione FPA

Photo by JESHOOTS.COM on Unsplash - https://is.gd/K8PLfU

Si ringrazia per il contributo al presente articolo Daniele Crespi, Francesca De Chiara, Vincenzo Patruno, Morena Ragone, Ciro Spataro (Community Open Data – FPA)

La strategia europea per i dati c’è. La Commissione si è pronunciata lo scorso 19 febbraio sull’importanza dei dati per il bene comune, includendo in questa nuova – e forse la più calzante – concezione i ragionamenti fatti finora sui dati aperti, dati pubblici, dati detenuti da imprese, dati fisici o sensibili. Negli ultimi anni i dati sono stati al centro della trasformazione digitale che ha interessato trasversalmente l’economia e la società di tutti gli stati membri, tanto da ammettere (con la dir. 1024/2019) la necessità di un coordinamento prima nazionale, poi sovra-nazionale, a supporto del riuso dei dati, al fine di incentivare la creazione di prodotti e servizi derivati per i consumatori e le imprese.  

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Ne abbiamo parlato a più riprese, e ricorderemo infatti il 2019 come il momento in cui gli stati europei hanno cominciato a percepire il valore economico dei dati (ciò emerge anche dall’Open Data Maturity Report 2019 – Economic impact), sebbene mancasse ancora quell’accelerazione di coordinamento che oggi ritroviamo nella Comunicazione, che sottolinea come:

i dati siano la linfa vitale dello sviluppo economico. Essi sono la base per molti nuovi prodotti e servizi, guidano l’efficienza delle risorse in tutti i settori dell’economia, e consentono una migliore elaborazione delle politiche pubbliche[1]

È a partire da questa consapevolezza che la Commissione delinea i quatto pilastri di intervento (framework sull’accesso dei dati; rafforzamento delle infrastrutture; potenziamento delle competenze; data spaces prioritari), su cui è il caso di soffermarsi, con particolare attenzione proprio all’ultimo, per il quale il riferimento è a settori strategici tra i quali sanità, mobilità, Green Deal, energia, competenze. A questo proposito, è già programmata entro la fine del 2020 la redazione di un framework normativo per l’individuazione degli strumenti tecnici e le infrastrutture necessarie per adeguare lo spazio dati alle esigenze del mercato di utilizzare e scambiare informazioni, nonché adeguare meccanismi di governance.

Il riferimento non è banale. Da un lato, il dato è diventato bene comune, e per la prima volta forse così chiaramente viene esplicitato in una Comunicazione di questo tipo, con tutte le conseguenze che comporta in termini di proprietà e possesso, tutela e sicurezza, potenziale economico e commerciale; in aggiunta, si conferma l’accelerata verso l’obiettivo di un mercato europeo fortemente improntato all’interoperabilità e alla condivisione trasversale e senza limitazioni delle informazioni, che mette in relazione dati pubblici e privati (both public and private)[2] e che presuppone strategie di collaborazione government -to-business e viceversa[3]. Adesso si tratta di mettere in campo le linee guida di intervento concrete, che vedono in un’azione di standardizzazione mirata il primo passo per la realizzazione di procedure affidabili e valide trasversalmente (interoperabili come previsto dal Framework di ISA2) per amministrazioni, imprese e cittadini.

Questo non abbassa l’importanza del documento a cura della Commissione, che rimane, prima di tutto, uno straordinario vademecum sull’esistente in tema di dati; in aggiunta, espone alla responsabilizzazione l’azione europea – e degli Stati membri – con l’individuazione di key action e tempi di realizzazione già sostanzialmente chiari.

È arrivato per l’Europa il momento di uscire dall’angolo, e di trovare il suo ruolo e il suo spazio come protagonista nel contesto internazionale per la governance dei dati, fermo restando l’identità che la caratterizza, che vede necessariamente il fine ultimo nella completa soddisfazione delle necessità del cittadino europeo, al quale dovranno esser chiare le opportunità, e ancor di più i propri diritti, perché la Strategia europea della Commissione diventi la strategia dell’Unione largamente intesa.


[1] (p.2)

[2] (p.8)

[3] Non sarà facile, si tratta di un processo lungo e che prevederà passaggi normativi chiari e assertivi – ad esempio – sul tema della mobilità di cui abbiamo richiamato spesso le criticità.

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