Fondi Strutturali Europei 2021-2027: la bozza dell’Accordo di Partenariato

Fondi Strutturali Europei 2021-2027: ecco cosa prevede la bozza dell’Accordo di Partenariato

Home Programmazione Europea Fondi Strutturali Europei 2021-2027: ecco cosa prevede la bozza dell’Accordo di Partenariato

Inviata a Bruxelles il 23 giugno scorso, la bozza di Accordo di Partenariato indica obiettivi e modalità con cui il nostro Paese intende spendere le risorse del prossimo ciclo dei Fondi Strutturali Europei. La bozza che sarà oggetto di confronto e negoziato con la Commissione – la sua approvazione dovrebbe avvenire entro metà settembre – contiene importanti elementi di novità rispetto al periodo 2014-2020. Scopriamo quali sono, consapevoli che la partita dei Fondi Strutturali è non meno importante di quella del PNRR

28 Luglio 2021

R

Massimiliano Roma

Responsabile Area Enti Pubblici, FPA

Photo by Per Lööv on Unsplash - https://unsplash.com/photos/oXqn2CXC_9Q

Stringe il tempo per dare il via al ciclo dei Fondi Strutturali Europei 2021-2027 ed il Governo accelera per partire già in autunno con la nuova programmazione. Il 23 giugno scorso, il Ministro per il Sud e la Coesione Territoriale, Mara Carfagna, ha formalmente inviato a Bruxelles la bozza di Accordo di Partenariato che di fatto indica obiettivi e modalità con cui il nostro Paese intende spendere le risorse del prossimo ciclo di fondi. La bozza che sarà oggetto di confronto e negoziato con la Commissione – la sua approvazione dovrebbe avvenire entro metà settembre – contiene importanti elementi di novità rispetto al periodo 2014-2020.

Politica di coesione: crescono le risorse e l’attenzione ai territori

Innanzitutto, parliamo di una crescita di risorse dedicate alla politica di coesione a valere sul bilancio dell’Unione che passa dai 34 miliardi del periodo 2014-2020 a 42 miliardi per il 2021-2027 distribuiti sui tre Fondi FESR, FSE+ e Cooperazione Territoriale Europea, per un ammontare complessivo di 83 miliardi grazie al cofinanziamento nazionale. Di queste risorse i due terzi – oltre 56 miliardi – andranno a finanziare Programmi regionali (POR), mentre il resto andrà ai Programmi nazionali (PON), che sono stati ridotti da 13 a 10, su richiesta della Commissione UE. Una diversa rimodulazione delle risorse tra centro e territori rispetto al 2014-2020, che risponde alla richiesta delle regioni di poter gestire direttamente una quota maggiore della nuova programmazione riducendo sia il numero dei PON che la percentuale di programmazione nazionale sul totale delle risorse.

PON: meno Programmi nazionali, ma con una new entry sul tema Salute

Rispetto alla proposta dell’ex ministro Provenzano, che prevedeva una riduzione da 13 a 8 dei Programmi operativi nazionali, l’accordo presentato dalla Ministra Carfagna individua 10 PON in base alla volontà di mantenere e potenziare le esperienze migliori del ciclo 2014-2020.

Oltre alla riduzione del numero, la maggiore novità riguarda la presenza del Programma dedicato alla Salute. Fortemente voluto dal Governo, il PON Salute ha l’obiettivo di superare il deficit delle regioni meridionali reso ancora più evidente con la pandemia. Le azioni si concentreranno sul contrasto alla povertà sanitaria e il rafforzamento di medicina di genere, prevenzione e tutela delle persone con disagio psichico, in particolare tra le fasce più vulnerabili nelle regioni meno sviluppate. Le risorse dedicate sono circa 620 milioni di euro. Da segnalare, tuttavia che proprio questo programma sarà oggetto di confronto con Bruxelles che sulla Sanità teme la sovrapposizione con gli oltre 20 miliardi di fondi previsti tra PNRR, Fondo complementare e REACT-EU. La Ministra del Sud intende però puntare sulla conferma del Programma, garantendo una riduzione del rischio di sovrapposizione attraverso la concentrazione negli investimenti per l’innovazione tecnologica e assicurando un costante monitoraggio degli interventi finanziati.

Altra novità importante è il PON Metro Plus, che con circa 2,9 miliardi di euro potenzia l’analoga esperienza del ciclo precedente, estendendola anche alle città medie del Mezzogiorno e guardando in particolare al miglioramento della qualità della vita nelle periferie e nelle aree marginali. Il nuovo programma, come anticipato a FORUM PA 2021 dall’Autorità di Gestione attuale del PON Metro, Giorgio Martini, lavorerà, oltre che su efficienza energetica, digitalizzazione e mobilità sostenibile anche su nuove aree di intervento come il verde, l’economia circolare, la cultura ed il turismo.

Gli altri PON previsti nella bozza di accordo inviata a Bruxelles sono:

  • Innovazione, ricerca e competitività per la transizione verde e digitale, che comprende anche azioni rilevanti in materia energetica con oltre 5,6 miliardi di euro;
  • Cultura, per rivitalizzare i luoghi della cultura e altri spazi nelle regioni meno sviluppate: circa 650 milioni di euro;
  • Sicurezza e legalità, per contrastare attività criminali e illecite e rafforzare i presidi di sicurezza, al fine di tutelare lo sviluppo di territori e attori economici: circa 580 milioni di euro;
  • Scuola e competenze, per il contrasto alla povertà educativa e la dispersione scolastica, in particolare al Sud: oltre 3,8 miliardi di euro;
  • Inclusione e povertà, proseguirà l’opera di avvio di servizi con caratteristiche e standard omogenei su tutto il territorio nazionale, estendendo l’intervento anche a minori in condizioni di disagio, anziani non autosufficienti e disabili: oltre 4,1 miliardi di euro;
  • Giovani, donne e lavoro, per la creazione di nuova occupazione “di qualità”, soprattutto giovanile e femminile: circa 5,1 miliardi di euro;
  • Capacità per la coesione, rivolto al reclutamento di alte professionalità a tempo determinato, destinate al potenziamento delle strutture impegnate nella gestione dei fondi di coesione: circa 1,3 miliardi di euro;
  • Just Transition Fund, per l’attuazione del programma europeo, rivolto in Italia alla decarbonizzazione delle aree di Taranto e del Sulcis Iglesiente: circa 1,2 miliardi di euro.

Gestione degli interventi: criticità e azioni

Sul fronte della gestione degli interventi, la bozza di accordo individua nel deficit di capacità amministrativa la causa dei ritardi nell’attuazione e nell’assorbimento delle risorse, soprattutto nei contesti fragili del Paese e nel Mezzogiorno su cui si concentreranno oltre 56 miliardi di investimenti per il 2021-2027. L’analisi delle criticità pone l’attenzione sull’esecuzione e sulle fasi realizzative in senso stretto, più che sugli aspetti di programmazione strategica, monitoraggio e valutazione. Su queste basi le principali azioni riguarderanno:

  • il rafforzamento delle strutture, attraverso il potenziamento delle Autorità di coordinamento, delle Autorità di gestione e degli Organismi intermedi con particolare attenzione alle aree più fragili;
  • la disponibilità e capacità delle risorse umane impegnate in tutte le fasi del ciclo degli investimenti finanziati;
  • le procedure e gli strumenti necessari per rendere più efficace la gestione degli interventi promuovendo pratiche e modelli comuni di gestione, utilizzando al meglio le opportunità di semplificazione previste dai regolamenti e incoraggiando pratiche collaborative tra i diversi soggetti.

Il ruolo del PON Capacità per la Coesione e dell’Agenzia per la Coesione Territoriale

Lo strumento previsto per la realizzazione di molte di queste azioni è il PON Capacità per la Coesione, che “sostituisce” e su alcuni aspetti si pone in continuità con il PON Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020. La linea di intervento più rilevante del Programma, anche in termini finanziari, è il reclutamento, a tempo determinato, di alte professionalità destinate agli enti locali delle regioni meno sviluppate. Le nuove figure saranno selezionate in base ai fabbisogni specifici delle amministrazioni e le funzioni saranno: animazione territoriale, progettazione degli investimenti materiali e immateriali, realizzazione e rendicontazione degli interventi. Il Programma nazionale interverrà, inoltre, nelle realtà più fragili attraverso l’impegno diretto dell’Agenzia per la Coesione Territoriale che, insieme alle autorità regionali, ai principali beneficiari pubblici ed ai partner locali definirà Piani di intervento e supporto in settori strategici come gli appalti, la gestione degli aiuti di stato, la trasparenza e la lotta alla corruzione.  

Di ruolo rafforzato dell’Agenzia per la Coesione per innalzare la capacità di assorbimento di fondi strutturali e nazionali, ha parlato la Ministra Carfagna nella comunicazione relativa alla bozza di Accordo. Nello specifico, il Governo con il dl ‘Governance e Semplificazioni’ ha attribuito all’Agenzia nuovi poteri in tema di governance, oltre a quelli già previsti su programmazione, coordinamento, monitoraggio e sostegno della politica di coesione. L’Agenzia, in base alle modifiche normative, potrà esercitare un potere sostitutivo rispetto alle amministrazioni pubbliche il cui ritardo o inadempimento nell’attuazione dei programmi finanziati con i fondi strutturali può determinare il concreto rischio di definanziamento.

Rimaniamo quindi in attesa di conoscere quali elementi verranno confermati o eventualmente modificati nel confronto con l’Europa. Il quadro relativo alle risorse a disposizione, ai soggetti coinvolti e al carattere “strutturale” degli investimenti rende evidente come la partita dei Fondi Strutturali sia non meno importante di quella del PNRR. Una partita che il nostro Paese deve cominciare a giocare il prima possibile, magari già a settembre, per non accumulare ritardi.

Su questo argomento

La nuova strategia dei fondi comunitari: verso Programmi orientati ai risultati