Digitali, ma non solo: le mille competenze di cui ha bisogno la PA

Digitali, comportamentali e trasversali: le mille competenze di cui ha bisogno la PA

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Le competenze digitali non sono solo di tipo tecnico, ma sono anche quelle che permettono di approcciarsi correttamente ai nuovi processi di lavoro. Occorre un mindset, un set di competenze comportamentali, molto diverso rispetto al passato. Ne abbiamo parlato con Valentina Fiorentini, Responsabile Gestione delle azioni di sviluppo delle competenze e formazione della Regione Emilia-Romagna

23 Settembre 2020

S

Michela Stentella

Content Manager FPA

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Le competenze necessarie oggi per una pubblica amministrazione che sta percorrendo la strada della trasformazione digitale sono certamente competenze tecniche e professionali, ma quello che occorre prima di tutto è un mindset, un set di competenze comportamentali molto diverso rispetto al passato. Insomma, non basta conoscere strumenti applicativi o pacchetti informatici, ma è necessario sviluppare un approccio al lavoro sempre più snello e “digitale” in senso lato, con una grande attenzione ai processi. Ne è convinta Valentina Fiorentini, Responsabile Gestione delle azioni di sviluppo delle competenze e formazione della Regione Emilia-Romagna alla quale abbiamo chiesto la sua visione sul tema delle competenze digitali in questo particolare momento, sui segnali che arrivano dall’Italia e dall’Europa e su cosa si dovrebbe agire in via prioritaria, considerando anche il percorso che il nostro Paese deve tracciare per l’utilizzo dei fondi del Next Generation EU.

“Le competenze necessarie vanno di pari passo con le esigenze che ha l’organizzazione – esordisce Fiorentini – pensiamo al fatto che molti processi si stanno dematerializzando, per cui le persone si approcciano non solo a nuovi strumenti, ma anche a nuove modalità di lavoro. Un conto è produrre un documento cartaceo, che deve seguire un iter di un certo tipo, un conto è produrre un documento digitale, per cui da un punto di vista procedurale i passaggi sono molto diversi, il documento viaggio solo via email e le autorizzazioni vengono fatte, ad esempio, con una app su un cellulare. Il dipendente non deve avere timore di questi approcci nuovi e deve avere una certa flessibilità. Competenze digitali, quindi, significa, in questo come in molti altri casi, conoscenza di strumenti nuovi che ci consentono la produzione di documenti digitali e il lavoro collaborativo, ma soprattutto significa avere comportamenti che siano più “smart” e si accompagnino correttamente ai nuovi processi di lavoro”.

Questa attenzione al mindset, all’approccio mentale, è presente nelle strategie europee e nazionali? Non abbastanza, secondo Fiorentini: “In Europa ci sono molto programmi e iniziative, ma l’attenzione si concentra soprattutto sulle infrastrutture, il cloud per esempio, che favoriscono la trasformazione digitale nella PA. Sarebbe importante che ci fossero programmi, fondi e pacchetti di sviluppo delle competenze a 360 gradi, che garantiscano continuità nella proposta formativa alle persone, perché le proposte spot non sono sufficienti. Vedo poi nei cataloghi formativi e nei documenti comunitari relativi alle competenze digitali molta attenzione alle figure e ai profili ICT. Ma la trasformazione digitale interessa tutti i dipendenti pubblici, non solo le figure ICT, non solo quelli che sviluppano ma anche quelli che utilizzano e che in questo utilizzo devono cambiare approccio al lavoro”.

In questo contesto, come sta lavorando la Regione Emilia-Romagna? Formazione, nuove assunzioni e assessment, valutazione delle attitudini del personale. Queste alcune azioni chiave su cui si sta impostando il percorso di trasformazione digitale in regione, come racconta Fiorentini: “La nostra regione è passata all’utilizzo del cloud già da tempo e quindi a tutta una serie di applicazioni connesse al cloud, e su queste abbiamo pacchetti formativi a distanza, in autoformazione e asincroni. Durante il lockdown, poi, abbiamo fatto diversi webinar per supportare le persone che si sono trovate improvvisamente a lavorare presso il proprio domicilio, webinar su competenze di tipo trasversale che ora stiamo utilizzando per costruire un percorso formativo in cui i dipendenti si possano riconoscere, facilitando così la partecipazione. Poi tramite la nostra piattaforma moodle per l’e-learning, è in corso di acquisizione il pacchetto competenze digitali presente nel catalogo dalla FPA Digital School, che verrà messo a disposizione dei nostri nuovi assunti, dato che in regione stiamo facendo una stagione concorsuale consistente, in modo che tutti conoscano l’abc delle competenze digitali”.

“Una quota di personale interno poi – continua Fiorentini – ha già svolto un assessment di smart attitude, che ora estenderemo a tutti, per conoscere l’atteggiamento verso tutto quello che può essere smart, legato al social, alla digitalizzazione dei processi, al comportamento in alcuni contesti a distanza. Questo percorso lo stiamo legando al progetto di smart working, che in Regione è diventato molto significativo (con l’emergenza sanitaria si è esteso all’80 per cento dei dipendenti, anche se in via straordinaria), e dai profili che escono da questo assessment trarremo una serie di spunti per organizzare i futuri corsi legati alla trasformazione digitale in atto nella nostra regione”. Centrale il ruolo del Responsabile per la Transizione Digitale per cui la Regione Emilia-Romagna ha istituito un vero e proprio servizio all’interno dell’organigramma, per cominciare ad avere un punto di riferimento e coordinamento interno, perché sottolinea Fiorentini “se i due mondi, quello tecnico/ICT e quello organizzativo non si parlano, la trasformazione è solo a metà”.

Per chiudere, qualche idea per il futuro, con l’obiettivo di aumentare il livello di conoscenza e comunicazione all’interno dell’ente. Conclude Fiorentini: “stiamo cercando di dotarci di una app che ci aiuti a guardare alla motivazione dei neoassunti e a comprendere come è il clima nel contesto in cui si stanno inserendo. E stiamo valutando se lanciare delle survey interne per rilevare esigenze formative specifiche, se ci sono lacune o aggiustamenti da fare rispetto ai percorsi avviati”.

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