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Il piano di e-gov 2012 di Brunetta: io l’ho letto!

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…E vi assicuro che non è stata un’impresa facile leggere e studiare i cinque documenti che sono stati proposti e che potete comunque scaricare direttamente dall’home page del Ministro Brunetta.
Si tratta di un lavoro imponente: 292 slides tra management summary (12 pagine); presentazione (70 pagine); sintesi (18 pagine); obiettivi dettagliati (188 pagine); quadro sinottico di alcuni progetti (4 pagine).
Basta questo elenco per farci dire che, finalmente, abbiamo un piano: completo, articolato, diviso in quattro grandi aree, in 27 obiettivi, in una settantina di progetti (e per qualche obiettivo manca ancora il dettaglio). Un piano con quadri sinottici, diagrammi di Gantt, fabbisogni necessari, strumenti di governance e di controllo, obiettivi intermedi… Insomma un piano.

28 Gennaio 2009

C

Carlo Mochi Sismondi

Articolo FPA

…E vi assicuro che non è stata un’impresa facile leggere e studiare i cinque documenti che sono stati proposti e che potete comunque scaricare direttamente dall’home page del Ministro Brunetta.
Si tratta di un lavoro imponente: 292 slides tra management summary (12 pagine); presentazione (70 pagine); sintesi (18 pagine); obiettivi dettagliati (188 pagine); quadro sinottico di alcuni progetti (4 pagine).
Basta questo elenco per farci dire che, finalmente, abbiamo un piano: completo, articolato, diviso in quattro grandi aree, in 27 obiettivi, in una settantina di progetti (e per qualche obiettivo manca ancora il dettaglio). Un piano con quadri sinottici, diagrammi di Gantt, fabbisogni necessari, strumenti di governance e di controllo, obiettivi intermedi… Insomma un piano.

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Per darvi un’idea del lavoro fatto comincio dalla presentazione che parte da una corretta analisi dei ritardi dell’Italia (condivisibile tranne, forse, che per un po’ di confusione sui dati riguardo le famiglie connesse alla rete, che non sono il 17%, ma il 42% come riporta l’indagine Eurobarometro dello scorso dicembre che abbiamo già commentato in un editoriale) e mette in evidenza alcuni dei limiti maggiori, tra tutti la scarsa diffusione della banda larga.

A questa prima analisi segue un’interessante sottolineatura del ruolo che può e deve avere la PA, che va riorganizzata ispirandosi a quattro parole chiave: meritocrazia, efficienza, trasparenza, accessibilità. Niente da dire: sottoscrivo in pieno. Così sono in generale d’accordo sulla strategia per migliorare l’efficienza: ripensare e semplificare le regole, ridurre gli oneri amministrativi (rispetto a questo vi segnalo un’intervista di qualche settimana fa con Silvia Paparo), snellire i processi interni, rendere certi e celeri i tempi di erogazione dei servizi, ridurre i costi di funzionamento della PA.
Mi direte che non è roba nuova… sono d’accordo, ma è ancora lì che aspetta di essere realizzata e quindi… fosse la volta buona!

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Continuando a leggere ho qualche perplessità nel giudicare gli emoticons o le Reti amiche come strumenti efficaci di partecipazione, ma non è grave purché non si ci si fermi lì.
Non continuo la descrizione perché ho fiducia che leggerete direttamente i documenti e perché sarebbe un’impresa troppo grande per la misura di un editoriale.
Faccio quindi come se aveste letto o almeno scorso il piano (se avete poco tempo leggetevi solo la sintesi e il management summary…) e passo subito ad un commento.

Premetto che farò come le guide dei ristoranti quando omettono il giudizio perché non hanno elementi sufficienti: c’è, infatti, sicuramente da apprezzare (continuando la metafora delle guide) l’impegno della nuova gestione, la vastità del menu, la completezza dell’offerta, ma manca ancora la prova più importante: quella della verifica … A tavola! Qualche commento però me lo permetto.

Ci sono cose che mi piacciono molto:

  • la dimensione-Paese del piano e il suo proporsi come obiettivo di legislatura: abbiamo bisogno di visioni strategiche e non tattiche;
  • il coinvolgimento del mondo imprenditoriale che viene chiamato ad essere protagonista;
  • la stretta correlazione del piano di e-gov con la riforma della PA;
  • il coraggio nell’indicare fabbisogni realistici anche a costo di dover constatare che per ora le risorse a disposizione sono molto al disotto del necessario;
  • infine una notazione di mood: mi piace l’energia che il piano dimostra e anche un sostanziale ottimismo che in questi tempi di crisi non è poco.

Ma ci sono anche cose che non mi piacciono:

  • la più grave è che è un elenco in cui mancano le priorità.
    27 obiettivi sono tantissimi: pensare di perseguirli tutti assieme è velleitario. Cosa è più urgente? (non chiediamoci cos’è più importante, altrimenti non ne verremo mai a capo) La giustizia o la scuola? La sanità o il turismo? Cosa faremo prima: un piano per i servizi in larga banda o la diffusione capillare delle carte dei servizi? Insomma se fossi un’impresa di ICT decisa a non disinvestire nel campo della PA (quindi un’impresa coraggiosa e lungimirante) una volta di più non saprei dove investire.
  • La seconda cosa che mi lascia perplesso è che il piano mischia cose già ampiamente definite da leggi e regolamenti (penso all’accessibilità dei siti Internet o alle prescrizioni del CAD in termini di dematerializzazione) per cui si fissano nuovi e molto procrastinati tempi di attuazione (mentre le scadenze sono già abbondantemente passate) ed altre del tutto nuove che vanno senz’altro chiarite meglio (per esempio il ruolo dell’Agenzia per l’Innovazione nel trasferimento del know-how);
  • questo mi porta alla terza considerazione: il piano pare partire da una “tabula rasa”, ma le cose non stanno affatto così. Ho già detto, e non mi stancherò di ripetere, che in questi ultimi anni, bui per quanto riguarda l’azione di governo, la vera innovazione c’è stata nei sistemi regionali (non dico nelle regioni, non è la stessa cosa: i sistemi regionali comprendono come attori fondamentali anche gli Enti locali). Mi pare che il piano non ne tenga alcun conto. Insomma, come direbbe Troisi, perché ricominciare da zero? Ricominciamo da tre!

Per ora mi fermo qui perché vorrei un vostro parere, ma non posso esimermi a questo punto dal darvi un mio personale elenco di priorità. Di fronte a risorse limitate io partirei da:

  • Diffusione della larga banda e progettazione della “banda larghissima” (vedi i piani di USA, UK, Francia per non citare che i più importanti).
  • Censimento vero di poche best practice che effettivamente funzionano (vedi molti dei progetti interregionali proposti dal CISIS e dal progetto ICAR) e loro diffusione nazionale;
  • Ripensamento del meccanismo di acquisto di beni e servizi di ICT da parte della PA: comprare in gare al massimo ribasso vuol dire comprare scarti di magazzino; bisogna studiare forme di “avvisi” che permettano di utilizzare l’intelligenza delle imprese e le loro esperienze anche internazionali;
  • Individuazione di pochi (quattro) settori di intervento su cui focalizzare tutte le risorse di questi quattro anni. Per me sono: scuola in primis (ma non con le lavagne elettroniche per favore!!!); sanità; giustizia; energia/ambiente.

Io ho detto la mia… aspetto la vostra!

 

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