GlocalWorking: lo smart working per attrarre talenti e rilanciare i territori - FPA

GlocalWorking: lo smart working per attrarre talenti e rilanciare i territori

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Promuovere una società sostenibile e inclusiva, che attraverso lo sviluppo di nuovi modelli di lavoro digitale riequilibri il divario tra grandi città e piccoli centri e faccia dell’Italia un Paese in grado di attrarre giovani talenti e smart worker da tutto il mondo. Questo, in sintesi, l’obiettivo del movimento Glocal Working Italia. Ne abbiamo parlato con uno dei fondatori, Matteo Mannino

19 Novembre 2020

S

Michela Stentella

Content Manager FPA

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Fare dell’Italia un Paese in grado di attrarre giovani talenti e lavoratori digitali da tutto il mondo: un sogno o un progetto realizzabile? Per ora un’idea, una sfida che il movimento GlocalWorking Italia ha scelto di accettare e di portare all’attenzione di istituzioni e aziende, a partire da un Manifesto e da una piattaforma in versione beta che nei prossimi mesi dovrebbe diventare un punto di connessione tra realtà territoriali e persone che vogliono cambiare il proprio modo di lavorare.

“Oggi è più che mai necessaria una programmazione su quali sono i punti di forza dell’Italia e su quali aspetti vanno implementati – spiega Matteo Mannino, uno dei fondatori di GlocalWorking Italia -. In questo senso vogliamo utilizzare la cultura del lavoro agile come occasione di sviluppo dei territori locali, cercando di abbracciare la complessità che rende unica l’Italia. Siamo un Paese talmente ricco di cultura, risorse naturali, tradizioni, arti e mestieri locali, da avere un vantaggio competitivo rispetto ad altri paesi. Dobbiamo solo individuare un modello di promozione e attrazione territoriale in grado di valorizzare queste peculiarità”.

Il Glocalworking, come è scritto sul portale, è un “movimento per la promozione di una società sostenibile e inclusiva, che attraverso lo sviluppo di nuovi modelli di lavoro digitale riequilibri il divario tra grandi città e piccoli centri, creando un patto intergenerazionale che sostenga cultura e valori locali”.

“Fino ad oggi – sottolinea Mannino – spesso e volentieri si sono spopolati piccoli centri anche pieni di ricchezze culturali e di mestieri perché le grandi metropoli hanno necessariamente attratto un movimento migratorio legato al mondo del lavoro. Questo modello di sviluppo oggi è obsoleto. Il glocal working abbraccia una visione d’insieme complessa e a lungo termine con l’obiettivo di stimolare i decisori politici e del mondo delle aziende a guardare oltre le logiche lineari riguardanti la distribuzione del lavoro e della popolazione. Vogliamo creare un network di comunità locali e dare un respiro nazionale alle necessità che emergono. Dobbiamo inserire l’Italia in una posizione competitiva per attrarre i lavoratori del nuovo millennio. È piuttosto complesso, perché si devono mettere insieme una visione a breve termine e una a medio lungo termine. Ma si può fare”.

“La trasformazione digitale e le nuove tecnologie – aggiunge Mannino – saranno protagoniste in questo processo, diventando abilitanti per nuovi modelli di lavoro più sostenibili e inclusivi. Istituzioni e aziende devono rendersi conto che agire oggi vuol dire permettere lo sviluppo sostenibile di domani. La pandemia ha evidenziato due cose: la prima, che a volte c’è la necessità di cambiare e la seconda che questo cambiamento può essere fatto in tempi rapidi. Quindi perché non cambiare in anticipo, senza aspettare di essere in qualche modo costretti a farlo?”

Ma come incentivare, dunque, e sostenere questo percorso? Prima di tutto creando una community, facendo cultura, dando spazio e visibilità sul portale ai territori locali per mettere in luce i loro elementi di attrattività, e mettendo in connessione la community dei glocal workers, quelli che già lo sono e quelli che potranno diventarlo. “Sempre più aziende si stanno dotando di strumenti contrattuali molto flessibili, e questo è un presupposto di sviluppo per questo modello di lavoro che consente di scegliere dove vivere. Si tratta non solo di incentivare il ritorno in italia di molti cervelli emigrati all’estero, ma anche di favorire il trasferimento in Italia di stranieri che scelgono di lavorare nel nostro Paese”, precisa Mannino. In prospettiva la piattaforma dovrebbe diventare sempre più lo spazio per la creazione di reti territoriali tra soggetti pubblici e privati e in cui ospitare servizi finalizzati alla promozione del territorio stesso.

Naturalmente ci sono molti nodi da sciogliere alla base: dalla disponibilità di un’infrastruttura digitale adeguata affinché il territorio sia attrattivo per gli smart worker; dalla realizzazione di ambienti virtuali sempre più avanzati e adeguati a sostenere la collaborazione nel lavoro a distanza; fino alla predisposizione di ambienti fisici, piccoli #smartdistrict, centri di innovazione secondo un modello distribuito nei piccoli comuni per consentire a chi non ha ancora determinate tecnologie a casa di lavorare a distanza e di sviluppare cultura digitale. Infine, conclude Mannino, è fondamentale l’aspetto normativo, con norme che facilitino l’adozione dello smart working e che rendano davvero attrattivo il nostro  paese per i lavoratori stranieri anche a livello fiscale e contributivo.

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