Zangrillo: “La PA cantiere di opportunità, crescita e formazione”

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Cambiare prospettiva, superando il mito del “posto fisso” per guardare alla pubblica amministrazione come un ambiente stimolante, in grado di premiare competenze e capacità. Per raggiungere questo obiettivo, bisogna continuare a spingere su alcune leve, in particolare formazione e valorizzazione del merito. Lo sottolinea il Ministro Paolo Zangrillo in questa intervista, facendo il punto sui primi mesi di lavoro a Palazzo Vidoni e anticipando i prossimi impegni e scadenze. Un ulteriore tassello è stato appena aggiunto, con la conversione in legge del cosiddetto “Decreto legge PA bis”, che si inserisce in un percorso complessivo di digitalizzazione dei servizi e semplificazione della macchina amministrativa. Tra gli obiettivi per l’anno in corso, raggiungere le 200 procedure semplificate e reingegnerizzate, scadenza fissata dal PNRR al 2024

3 Agosto 2023

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Michela Stentella

Direttrice testata www.forumpa.it

Forum PA 2023 - https://flic.kr/p/2oAUd2j

La direttiva sulla formazione del 23 marzo scorso, la semplificazione di circa 70 procedure amministrative (il PNRR ne fissa 200 entro il 2024), la selezione del personale attraverso il portale inPA, le nuove norme sui concorsi pubblici, le 170mila posizioni aperte per il 2023 nel pubblico impiego, la norma sui contratti di formazione lavoro per i giovani: ecco alcune delle iniziative realizzate o avviate in questi mesi su cui si sofferma in questa intervista il Ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, partendo dal decreto legge 75/23, il cosiddetto “Decreto PA bis”, appena convertito in legge. Non solo bilancio di quanto fatto, tuttavia. Abbiamo chiesto al Ministro anche un punto sui prossimi impegni e scadenze: ecco cosa ci ha detto.

Ministro, proprio oggi (3 agosto) è stato approvato dal Senato il cosiddetto “Decreto PA bis”, che diventa legge. Cosa rappresenta questa misura?

Certamente è un passo ulteriore nel percorso che stiamo portando avanti da mesi con un obiettivo centrale: rendere la pubblica amministrazione più moderna, innovativa e digitale. Per mettere a terra i progetti del PNRR serve uno Stato che sappia rispondere in tempi brevi alle richieste di cittadini e imprese. Ecco perché dobbiamo dotare la macchina amministrativa, sia in termini quantitativi che qualitativi, delle competenze necessarie.

Ha accennato al percorso portato avanti in questi primi nove mesi di governo, se dovesse condensarlo in poche parole chiave quali sceglierebbe?

Innovazione, formazione e merito sono le tre parole chiave che rappresentano sinteticamente il lavoro di questi mesi di governo. Innovazione come la capacità della pubblica amministrazione di ripensare i propri processi in chiave tecnologica e digitale utilizzando tutti gli strumenti, comprese le opportunità del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per semplificare e digitalizzare le procedure, i sistemi di selezione del personale, i controlli sulle attività economiche, rafforzare le infrastrutture e i servizi digitali. La formazione è uno strumento senza il quale non potremmo essere competitivi. Avere personale costantemente aggiornato significa essere in grado di rispondere in maniera efficace ai cambiamenti dettati dalle evoluzioni normative, dall’innovazione tecnologica e dalle esigenze di offrire servizi evolutivi in continua trasformazione a cittadini ed imprese. Viviamo un’epoca che ci costringe a considerare la formazione come una leva strategica. Il merito è l’elemento fondamentale per la valorizzazione delle persone, sentirsi parte di un sistema che promuove competenze, capacità e impegno è l’unico modo per costruire un’organizzazione di successo, capace di sviluppare orgoglio e senso di appartenenza in grado di soddisfare i bisogni dei nostri utenti.

Ci siamo incontrati anche al FORUM PA di maggio e in quell’occasione ci siamo soffermati, in particolare, proprio sul tema delle persone come fattore chiave per rilanciare le nostre pubbliche amministrazioni. Un tema che lei mette spesso al centro dei suoi interventi. Le iniziative avviate in questi mesi stanno quindi andando in questa direzione? 

Con la direttiva che ho firmato lo scorso 23 marzo indirizzata a tutte le amministrazioni ho cercato di lavorare su due fronti: da un lato un piano formativo con linee guida precise per le amministrazioni e opportunità per il personale. Con il tempo per la formazione, che diventa attività lavorativa ordinaria, triplicato. Dall’altro lato merito e premialità con percorsi di carriera per rendere la nostra organizzazione attrattiva anche per le nuove generazioni, senza tralasciare, al contempo, l’importanza di valorizzare il personale interno, il vero motore che permettere alla macchina amministrativa pubblica di funzionare. Personale motivato significa una migliore qualità del lavoro e risultati concreti. Un beneficio per tutti: amministrazioni, dipendenti e utenti. Un altro tassello importante riguarda anche i dirigenti: maggiori responsabilità nella cura del personale e nella selezione della nuova classe dirigente chiamata a guidare le nostre amministrazioni. Non più solo competenze tecniche ma anche qualità manageriali, di leadership, di gestione e valorizzazione del capitale umano, le cosiddette ‘soft skills’.

Tra i temi al centro del suo intervento proprio a FORUM PA 2023 ci sono stati: il ripensamento delle procedure concorsuali, il ruolo dell’innovazione digitale, la formazione e l’aggiornamento continuo, ma anche la collaborazione pubblico-privato e la semplificazione delle procedure amministrative. Su quali ritiene che siamo più avanti e su quali, invece, si deve intensificare il lavoro?

È chiaro che la rivoluzione sulle persone da sola non basta, è necessario accompagnare questo cambiamento fornendo strumenti per efficientare e snellire i processi e rendere la pubblica amministrazione più semplice e veloce. Un sistema a doppio binario che deve unire il valore del capitale umano alla gestione tecnica di meccanismi che sono per loro natura complessi. La semplificazione e la digitalizzazione sono gli strumenti per eliminare la complessità, avvicinare e creare un rinnovato rapporto di fiducia e collaborazione tra cittadini, imprese e pubbliche amministrazione e rendere moderna ed efficiente la nostra organizzazione. Il PNRR ci offre straordinarie opportunità su questo con la designazione di target prioritari nella riforma della pubblica amministrazione. Di concerto con i ministeri competenti abbiamo avviato un lavoro che ha già portato alla semplificazione di circa 70 procedure amministrative. Il Piano ne fissa 200 entro il 2024, obiettivo che ci siamo impegnati ad anticipare già entro quest’anno. Sulla digitalizzazione siamo intervenuti, per esempio, sulla selezione del personale attraverso inPA, il portale unico del reclutamento che consente di gestire tutte le procedure concorsuali, dalla pubblicazione del bando, alla presentazione delle candidature fino alla graduatoria e agli adempimenti di pubblicità e comunicazione ai candidati in modalità digitale. Anche sui servizi pubblici stiamo rafforzando i sistemi digitali di identità pubblica e di erogazione di servizi online per cittadini e imprese come, ad esempio, gli sportelli per le attività produttive Suap e Sue.

A proposito del tema dei concorsi, diverse novità sono state introdotte con la recente conversione in legge del cosiddetto “Decreto PA” (il DL44/2023 sul rafforzamento della capacità amministrativa). Una in particolare ha sollevato dibattito: la norma che introduce la possibilità, fino al 31 dicembre 2026, di prevedere nei bandi di concorso per profili non apicali lo svolgimento della sola prova scritta. Come si concilia questo con un reclutamento basato sul merito e sulla valutazione delle competenze anche trasversali, più che delle conoscenze nozionistiche?

La prova orale è sicuramente un passaggio della procedura di concorso che consente di approfondire non solo gli aspetti nozionistici, ma anche le qualità motivazionali e le capacità di lavorare in squadra del candidato. Questa scelta di consentire alle amministrazioni di optare se avvalersi o meno anche di questo ulteriore metodo di selezione nasce dall’esigenza di imprimere un’accelerazione all’inserimento in organico del personale. Le amministrazioni hanno manifestato l’esigenza di completare più rapidamente la selezione per coprire carenze d’organico o pensionamenti in settori strategici in modo da poter assicurare continuità nei servizi o nella realizzazione di opere soggette ai tempi ben scadenzati che ci impone il PNRR. Il 31 dicembre 2026 coincide esattamente con i tempi per il completamento del Piano. Voglio ricordare, comunque, che si tratta di una facoltà e quindi – in assenza di particolari esigenze – la prova orale resta tra gli elementi principali della selezione pubblica.

Un’altra misura del Decreto PA di cui invece si è parlato forse troppo poco è quella che prevede la possibilità per le amministrazioni, sempre fino al 31 dicembre 2026, di stipulare, nel limite del 10% delle assunzioni, contratti di apprendistato o di formazione e lavoro, che trascorsi 24 mesi potranno essere trasformati in contratti a tempo indeterminato. Ne abbiamo parlato in una recente intervista con Antonio Naddeo, presidente dell’ARAN. Una buona occasione di apertura verso i giovani e di raccordo con il mondo delle Università. Su quali altre leve spingere per rendere la PA attrattiva per i giovani? E aggiungerei…per renderla di nuovo attrattiva a chi già ci lavora…dovremmo forse fargliela vedere con occhi nuovi?

Aprire la pubblica amministrazione alle nuove generazioni è un obiettivo minimo che dobbiamo concretizzare con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione e, se necessario, realizzandone di nuovi. La norma sui contratti di formazione lavoro per i giovani va proprio in questa direzione: creare un dialogo con le università per traghettare i nostri giovani da percorsi di apprendimento a percorsi di carriera che generino valore pubblico tanto per i ragazzi, quanto per le nostre amministrazioni. Offrire opportunità di lavoro professionalizzanti per i giovani è il primo passo per avvicinarli alla nostra organizzazione, ma non possiamo limitarci solo a questo. 170 mila posizioni aperte per l’anno 2023 sono un biglietto da visita interessante, certamente, ma dobbiamo impegnarci a compiere un passo ulteriore, di prospettiva, rendendo il posto pubblico non solo una sicurezza, il così detto ‘posto fisso’, ma un vero e proprio cantiere di opportunità, di crescita e formazione dove i nostri giovani possano trovare un ambiente dinamico in grado di valorizzare e premiare competenze e capacità. Mi sto impegnando molto per combattere questa narrazione che vuole rappresentare la pubblica amministrazione come obsoleta, vecchia. Per questo sono intervenuto spesso in vari Atenei per raccontare la PA e cosa voglia dire lavorare al servizio della Nazione e della collettività. Con il Dipartimento della funzione pubblica abbiamo organizzato punti informativi durante i Career Day e abbiamo accolto delegazioni di studenti nella nostra sede a Palazzo Vidoni per un confronto molto interessante con gli studenti. Tutte leve per avvicinare e farci conoscere dai giovani talenti.

Per chiudere, qual è la vera sfida, gli obiettivi che si possono fissare da qui ai prossimi 18 mesi, tanto per darci un orizzonte temporale che arrivi a fine 2024? 

Fin dall’inizio, da quando ho assunto la guida del Dicastero, ho chiarito che non era mia intenzione fare riforme epocali, la c.d ‘riforma Zangrillo’ ma far accadere le cose, mettere a terra i progetti. La mia prospettiva di futuro resta sostanzialmente la stessa: continuare ad essere concreti, lavorare per rendere la nostra organizzazione più moderna, attrattiva, al passo con i tempi. Portare a compimento la riforma della pubblica amministrazione prevista dal PNRR nei tempi e con tutti gli obiettivi previsti pienamente centrati. Proseguire nel percorso di semplificazione della macchina amministrativa alleggerendo la cattiva burocrazia, che rappresenta un costo per cittadini e imprese, e realizzare servizi sempre più innovativi, efficienti, digitali all’altezza delle aspettative dei nostri utenti.

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