La centralità dei dati e l’integrazione nell’e-health: un nodo strutturale

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La recente ricerca “Future Health Index” sviluppata in 13 paesi, anche se non ha incluso l’Italia, ci permette alcune considerazioni sui nodi principali che sono comuni ai diversi paesi nello sviluppo della sanità digitale e che quindi possono essere considerati “nodi strutturali”

27 Giugno 2016

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Nello iacono, Stati Generali dell'Innovazione

La recente ricerca “Future Health Index” sviluppata in 13 paesi (di tutti i continenti [i]), anche se non ha incluso l’Italia, ci permette alcune considerazioni sui nodi principali che sono comuni ai diversi paesi nello sviluppo della sanità digitale e che quindi possono essere considerati “nodi strutturali” a prescindere dallo specifico contesto.

E questo può essere importante anche nell’affrontare i problemi della trasformazione digitale in Sanità in Italia.

La ricerca puntava all’analisi della qualità dell’accesso ai servizi sanitari e all’efficacia dell’utilizzo delle tecnologie connesse, e la valutazione globale (sui tre parametri dell’accesso, dell’integrazione e dell’adozione delle tecnologie), utile a mostrare il livello di preparazione di ciascun mercato ad accogliere i benefici dalla tecnologia per le cure, ha visto il miglior risultato degli Emirati Arabi Uniti seguiti da Paesi Bassi e Cina.

L’analisi è di interesse anche perché la politica generale seguita da questi paesi, naturalmente con le diversità legate al contesto politico, geografico e socio-economico, è comunque quella di migliorare la qualità e l’accessibilità alle cure anche dal punto di vista economico, per cui dalla ricerca si evince che “ i sistemi sanitari stanno spostando il loro focus dalle terapie da condurre esclusivamente in ambito ospedaliero a nuovi modelli di cura integrati e coordinati che seguono un “percorso salute” che parte dalla sana alimentazione alla prevenzione e continua con diagnosi, terapie e cure che si possono condurre anche in ambito domestico ”. E, di conseguenza, in tutti i paesi considerati “ i dati della ricerca evidenziano come la tecnologia digitale rappresenti un driver chiave per la trasformazione del settore sanitario ”.

Prendendo in considerazione soltanto la parte di ricerca che approfondisce i temi della sanità digitale, emergono alcuni aspetti rilevanti.

Condivisione dei dati

La produzione e la potenziale disponibilità dei dati è sempre più elevata, ma la loro condivisione continua a rappresentare una grande sfida, sia per la conciliazione con le normative sulla privacy (il 50% dei professionisti sanitari tedeschi ritiene le normative sulle privacy il principale ostacolo alla condivisione dei dati) sia per la carenza di una strategia di integrazione.

La normativa (soprattutto sulla privacy) è vista come un ostacolo importante. Oltre la metà (54%) degli operatori sanitari e il 43% dei pazienti considera la burocrazia del sistema sanitario uno dei principali ostacoli per coordinare la condivisione dei dati e favorire l’integrazione del sistema sanitario nei propri paesi.

L’integrazione e la condivisione dei dati sono degli importanti traguardi da perseguire. La maggioranza dei pazienti e degli operatori sanitari ( rispettivamente il 69% e l’85%) sono convinti che i sistemi sanitari integrati siano in grado di migliorare la qualità della cura per i pazienti e la maggior parte dei medici (88%) concorda sul fatto che l’integrazione possa avere un impatto positivo diretto sulla salute dell’intera popolazione.

Sta di fatto che, nonostante i progressi compiuti con le cartelle cliniche digitali in alcuni paesi, la maggioranza dei pazienti dichiara di dover ripetere le stesse informazioni a più operatori sanitari e la maggior parte ha anche affermato di essersi sottoposta più volte agli stessi test. Inoltre, nonostante più della metà dei pazienti intervistati possieda o utilizzi la tecnologia connessa per monitorare alcuni parametri sanitari, solo un terzo di questi ha condiviso queste informazioni con il proprio medico.

Cultura digitale

Dai dati della ricerca emerge che la tecnologia è in gran parte “una questione generazionale”, sia per i professionisti sanitari che per i pazienti. Nei paesi presi in esame, i pazienti più giovani e gli operatori sanitari con meno esperienza sono, ugualmente, più propensi a utilizzare e condividere informazioni attraverso la tecnologia connessa rispetto ai loro predecessori. Più della metà (57%) dei pazienti di età compresa tra i 18-34 anni dichiara di possedere almeno un dispositivo di monitoraggio della salute, e “ un quarto di questi (25%) ritiene di essere più informato sulle tecnologie di cura connessa rispetto al 14% di coloro che hanno un’età superiore ai 55 anni ”.

La metà dei professionisti e dei pazienti pensa però che le tecnologie connesse possano aumentare i costi della sanità, e ci sono ancora grandi preoccupazioni legate alle risorse necessarie per migliorare la formazione e la sicurezza dei dati.

Informazione

I pazienti e i medici, secondo la ricerca, hanno una diversa percezione della capacità dei pazienti di monitorare la propria salute. Una netta maggioranza dei pazienti intervistati ritiene di avere le conoscenze necessarie per gestire in maniera appropriata la propria salute. Tuttavia, meno della metà degli operatori sanitari è d’accordo. Questa differenza di percezione è presente anche per quanto riguarda la responsabilità nella prevenzione dei problemi di salute: “I pazienti più anziani sono più propensi a credere di essere i responsabili della propria salute – il 79% di quelli che hanno 55 anni o oltre credono di essere totalmente responsabili nella prevenzione rispetto ai pazienti più giovani (il 66% di quelli di età compresa tra 18 e i 34 anni globalmente)”.

Considerazioni sull’Italia

Non sorprende, così, quanto emerso dalla recente ricerca condotta dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, per cui “ secondo le Direzioni Strategiche delle strutture sanitarie, la barriera più rilevante all’innovazione digitale in Sanità è costituita dalla scarsa disponibilità di risorse economiche (68%), seguita dalla resistenza del personale a tecnologie che richiedano cambiamenti organizzativi e dei processi (50%) e dalla scarsa cultura digitale degli operatori sanitari (32%) ” e dove le principali azioni richieste al Governo riguardano il sostegno nell’accesso ai finanziamenti, la definizione di standard e la semplificazione delle normative sulla gestione della privacy.

E in coerenza con quanto emerge dal Future e-health index , uno dei principali fattori trainanti è la cultura digitale del personale e la familiarità nell’utilizzo delle soluzioni digitali.

Manca, in Italia, una consapevolezza diffusa e chiara sul problema dei dati e della necessità della loro condivisione, ma questo aspetto si connette con una carenza di cultura digitale che sembra più accentuata rispetto a quello che riscontriamo nei paesi più evoluti nel contesto internazionale.

Ed è su questo fronte, che include anche “ l’information literacy sanitaria ”, oltre che un corretto approccio al tema della privacy , che bisogna fare perno: lo sviluppo della cultura e delle competenze digitali vista non come corredo e accessorio “a valle” dell’introduzione della tecnologia in sanità, ma come elemento indispensabile “a monte” per condurre uno sviluppo efficace e rapido.

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[i] Ricerca commissionata da Philips. Sono stati intervistati più di 2.600 professionisti della sanità e 25.000 pazienti in Australia, Brasile, Cina, Francia, Germania, Giappone, Paesi Bassi, Singapore, Sudafrica, Svezia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti