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Il pensiero computazionale tra i banchi di scuola: il progetto che ha coinvolto più di 200mila studenti

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Programma il Futuro nasce a giugno 2014 come iniziativa di due docenti universitari, Enrico Nardelli dell’Università di Roma Tor Vergata e Giorgio Ventre dell’Università di Napoli Federico II, per fare entrare il coding in Italia nella Scuola dalla porta principale, ossia facendolo inserire nella normale pianificazione didattica delle classi. Il progetto è stato adottato dal MIUR nell’ambito del programma #labuonascuola e vede come partner ufficiale del Ministero il Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica, che unisce i docenti di Informatica di 39 università italiane.

14 Gennaio 2015

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Enrico Nardelli* e Giorgio Ventre**

Articolo FPA

Programma il Futuro nasce a giugno 2014 come iniziativa di due docenti universitari, Enrico Nardelli dell’Università di Roma Tor Vergata e Giorgio Ventre dell’Università di Napoli Federico II, per fare entrare il coding in Italia nella Scuola dalla porta principale, ossia facendolo inserire nella normale pianificazione didattica delle classi. Il progetto è stato adottato dal MIUR nell’ambito del programma #labuonascuola e vede come partner ufficiale del Ministero il Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica, che unisce i docenti di Informatica di 39 università italiane.

Negli ultimi anni si è molto parlato dell’insegnamento della programmazione nelle scuole, e ci sono state tante azioni di forte impatto. Ma ci sono alcuni fattori che rendono Programma il Futuro un caso a sé stante: in primo luogo il fatto che attraverso questo accordo CINI-MIUR il coding viene inserito a pieno diritto nelle attività da svolgere in classe, coinvolgendo quindi in primo piano la Scuola e tutti i suoi docenti. Sono i docenti che iscrivono la classe al portale e che, seguendo semplici indicazioni guidano i ragazzi nelle lezioni interattive al PC (sul portale) e con carta e penna (unplugged).

In secondo luogo l’approccio culturale, che mira a mettere in primo piano non tanto l’acquisizione di capacità tecnologiche, quanto soprattutto lo sviluppo di competenze di risoluzione dei problemi mediante il cosiddetto “pensiero computazionale”. Le competenze acquisite mediante il pensiero computazionale sono di carattere generale perché insegnano a strutturare una attività in modo che sia svolta da un qualsiasi “esecutore”, che può essere certo un calcolatore ma anche un gruppo di lavoro all’interno di una azienda o di una amministrazione. Per questo oggi più che mai queste competenze dovrebbero essere patrimonio di tutti i cittadini siano essi avvocati, insegnanti, dirigenti di azienda, psicologi, architetti, medici, funzionari di amministrazioni.

In terzo luogo l’aver voluto adottare una iniziativa internazionale di grande successo, code.org, ma contestualizzandola in termini culturali ed operativi alla realtà italiana. L’obiettivo principale di questa iniziativa è quello di coinvolgere il numero più ampio possibile di classi e di studenti e per questo il linguaggio adottato è volutamente semplice, e non presuppone competenze matematiche o tecnologiche. L’idea è fare in modo che il pensiero computazionale sia parte integrante della formazione dei giovani italiani a partire dalla scuola elementare per accompagnarli fino termine della scuola superiore.

Non a caso a fianco di questa iniziativa, stiamo lavorando per inserire l’informatica ed il pensiero computazionale come disciplina nei vari ordinamenti scolastici italiani. Ricordiamo che la formazione sugli aspetti culturali-scientifici dell’informatica è obbligatoria da Settembre 2014 in tutte le scuole del Regno Unito ed in Francia è nell’agenda del governo. Per questo abbiamo portato, con il supporto dell’intera comunità degli informatici universitari, due specifiche proposte (per i diversi ordini di scuola) nella consultazione pubblica su #labuonascuola che si è chiusa il 15 novembre scorso. Proposte che ovviamente si agganciano ad una ristrutturazione profonda della Scuola sia in termini di infrastrutture (connettività ad Internet, adozione di un approccio Bring Your Own Device) che di formazione degli insegnanti all’insegnamento dell’Informatica e con l’Informatica

Il progetto Programma il Futuro, che è stato ufficialmente comunicato a tutte le scuole il 23 settembre, prevede due diversi livelli di attività, uno base e uno avanzato, a seconda che ci si limiti ad avviare gli studenti al pensiero computazionale con un’ora di corso, L’Ora del Codice, o si voglia attivare una modalità di partecipazione più avanzata con un Corso Introduttivo. In questo secondo caso si prevede un ciclo di ulteriori 10 lezioni svolte nel corso dell’anno scolastico.

In ogni scuola sono i docenti a guidare le classi nell’iniziativa. L’iscrizione va effettuata, sul sito programmailfuturo.it, che mette a disposizione anche strumenti di supporto e pagine di aiuto (FAQ).

Tutto questo è stato reso possibile dal supporto di alcuni partner sensibili alla crescita digitale del Paese, che con vari livelli forniscono risorse finanziarie, tecnologiche e di supporto tramite azioni di Corporate Social Responsibility: Telecom Italia; Engineering, Microsoft Italia; De Agostini Scuola, Intel; Andinf, Cisco, Facebook, Fondazione IBM Italia, Hewlett-Packard, SeeWeb. Oltre a questo sono stati sottoscritti accordi quadro di collaborazione con associazioni nazionali di categoria, quali Confindustria Digitale e IAB Italia (Internet Advertising Bureau Italia).

Si tratta quindi di un intervento molto strutturato, che ha suscitato un grande interesse nei suoi primi 3 mesi di vita. Si veda la rassegna stampa.

In occasione della prima sperimentazione tenuta nella Settimana Europea del Coding (CodeWeek EU 2014) dall’11 al 17 ottobre 2014 si sono avuti i seguenti risultati:

  • 1.176 classi coinvolte
  • 22.464 studenti hanno partecipato
  • 16.166 studenti hanno completato almeno un’ora di programmazione

Grazie a questi numeri l’Italia è stata prima per numero di eventi organizzati nel corso della CodeWeek EU.

Eccellente è stata anche la valutazione da parte di insegnanti e studenti:

  • Il 98% degli insegnanti ha valutato il progetto utile o molto utile
  • L’87% degli studenti sono stati interessati o molto interessati
  • Il 79% degli insegnanti ha dichiarato che le aspettative sono state soddisfatte

Il successivo appuntamento è stato per la settimana mondiale dell’Ora del Codice (Hour of Code) che si è svolta dall’8 al 14 dicembre 2014. Al termine di tale evento più di 180.000 tra studenti e docenti in tutta Italia avevano svolto almeno un’ora di vera informatica. A tre mesi esatti dalla prima comunicazione alle scuole hanno poi superato i 200.000.

Sul profilo Facebook del progetto ci sono decine e decine di racconti entusiasti di tali esperienze.

Le classi proseguiranno il lavoro nel resto dell’anno scolastico ed il progetto continuerà fino al 2017.

* Enrico Nardelli è docente ordinario di informatica all’Università di Tor Vergata. Qui una sua bio.

** Giorgio Ventre è docente presso l’Università Federico II di Napoli. Qui i suoi riferimenti.

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