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Semplificazione e trasparenza del rapporto tra P.A. e cittadini/imprese nel settore dei lavori pubblici, con particolare riferimento alle Procedure ristrette semplificate (PRS) ed alle procedure di Somma urgenza (SU)
In un settore strategico nell’impiego delle risorse pubbliche, quale è quello dei lavori pubblici, specialmente nel contesto attuale caratterizzato dalla scarsità delle stesse e da un complesso panorama normativo, la Provincia di Roma ha individuato soluzioni idonee a semplificare l’attività amministrativa, riducendo gli adempimenti burocratici mediante 2 innovazioni di processo per la gestione delle gare svolte in “Procedura Ristretta Semplificata” e per gli interventi da effettuare in “Somma urgenza”, procedimenti strettamente correlati tra loro, sia per l’ambito oggettivo di riferimento, sia per gli attori che li governano che per le banche dati che interloquiscono tra loro. Tali innovazioni di processo sono state implementate attenendosi ai noti principi del “Total quality management”, partendo dalla rilevazione dei bisogni espressi dagli utenti, sia interni (servizi dell’Ente) che esterni (imprese), per poi attivare il ciclo “plan-do-check-act”, al fine di apportare miglioramenti concreti.
Tale progetto è stato selezionato fra i 10 migliori contributi del Call “10X10 Dieci Storie di qualità” 2013, l’iniziativa presentata da FORUM PA e dall’Associazione Italiana Cultura Qualità – Centro Insulare (AICQ-CI) per dar voce ai protagonisti delle quotidiane Storie d’impegno per una PA protesa verso la Qualità.
La Provincia di Roma prende sul serio la legge contro la corruzione!
Una grande amministrazione territoriale – nel pieno di un delicato passaggio istituzionale (la Provincia di Roma è commissariata in attesa della istituzione della Città metropolitana di Roma Capitale) – decide di accogliere la sfida della legge 190/2012 e dei successivi decreti. Per scongiurare il rischio che lo stesso piano di prevenzione si traduca nell’ennesimo adempimento burocratico, la Provincia ha scelto la strada del pieno coinvolgimento del proprio personale: i dirigenti, i funzionari, tutti i dipendenti. L’incontro ha l’obiettivo di mettere a fuoco le caratteristiche e le difficoltà del percorso appena avviato, anche per consentire alla Provincia (e domani alla Città metropolitana) di essere al servizio di tutti i Comuni del territorio, in specie dei più piccoli.
Prevenzione e repressione della corruzione nelle amministrazioni locali ed obblighi di trasparenza: prime misure propedeutiche alla definizione del Piano Anticorruzione nella Provincia di Roma
L’intervento sarà strutturato in due parti. Nella prima si procederà ad una sintetica analisi della legge 6 novembre 2012 n. 190 (Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione), richiamando, in particolare, gli adempimenti previsti in capo alle pubbliche amministrazioni, le quali debbono, tra l’altro, nominare il Responsabile della Prevenzione della Corruzione – che, negli Enti Locali, è individuato di norma, salva diversa e motivata determinazione, nel Segretario – ed avviare le procedure finalizzate all’adozione del Piano triennale di Prevenzione della Corruzione.
Indicazioni rilevanti sulle caratteristiche e sui contenuti del predetto Piano dovranno provenire dal Piano Nazionale Anticorruzione e, per quanto concerne più specificamente le realtà locali, dalle linee-guida della Conferenza Unificata. Tali documenti non risultano, ad oggi, ancora adottati; il che rende, com’è ovvio, più arduo il compito delle pp.aa., che sono chiamate comunque a predisporre, sin da subito, i loro Piani triennali, ferma restando la possibilità (rectius, la necessità) di adeguarli, modificarli e/o implementarli alla luce di quanto emergerà dal PNA e dai lavori della Conferenza Unificata.
Considerato quanto sopra, nella seconda parte dell’intervento saranno illustrate le prime azioni messe in campo dalla Provincia di Roma e, nello specifico, le misure, anche organizzative, propedeutiche alla definizione del relativo Piano Anticorruzione.
L’evoluzione dell’attività di vigilanza della COVIP: nuovi strumenti e prospettive
La COVIP incontra i rappresentanti dei Fondi pensione con l’obiettivo di discutere del percorso evolutivo dell’attività di vigilanza sul settore della previdenza complementare, passato attraverso varie fasi in coerenza con le esigenze via via emerse, e soffermarsi sul modello risk based e sul nuovo assetto dei flussi informativi dovuti dalle forme pensionistiche.
Il ruolo e l’importanza che la previdenza complementare è destinata ad assumere nel tempo, l’evoluzione delle attuali modalità e pratiche di vigilanza hanno reso necessario ampliare il fabbisogno informativo della COVIP. La disponibilità di basi informative analitiche sull’attività dei soggetti vigilati è divenuta una condizione indispensabile perché la Commissione, nello svolgimento dei propri compiti, possa conoscere, per tempo e in dettaglio, l’andamento delle singole gestioni e della previdenza complementare nel suo complesso.
La COVIP, pur consapevole che l’introduzione di nuovi schemi di segnalazione comporta oneri per i Fondi pensione, ritiene che essi possano generare benefici rilevanti per i Fondi stessi consentendo loro di avere un flusso di ritorno di dati e informazioni, di confrontare il proprio andamento gestionale con quello del settore e trarre così utili indicazioni anche per l’evoluzione della propria attività.
Relatori
Leonardo Tais – Direttore Area vigilanza della COVIP
Enrico Mattioni – Responsabile Servizio segnalazioni e metodi di vigilanza della COVIP
Luigi Ballanti – Direttore generale MEFOP
Marco Abatecola – Segretario generale Assofondipensione
Open Data reloaded: creare crescita sostenibile con servizi e applicazioni per la collettività
Il paradigma Open Data va al di là della semplice esposizione dei dati in formato aperto da parte delle pubbliche amministrazioni. Oltre alla trasparenza implicita in un’esposizione dei propri dati ad un pubblico esterno, per dare reale valore al dato è infatti indispensabile ripensare la pubblicazione dei dati come solo il primo passo di una catena di valore PA-cittadini/aziende-utenti finali per la creazione di crescita sostenibile.
In questo senso occorre considerare tutti i requisiti da soddisfare per rendere la PA un reale abilitatore di nuovi servizi affidabili e senza barriere all’ingresso. Quindi insieme ai dati vanno analizzati i processi e gli aspetti tecnici di esposizione e fruizione degli stessi per evitare oneri a carico della creatività di cittadini e aziende che possono creare nuovi servizi, anche da promuovere sul mercato.
Durante il workshop verrà illustrato un toolkit Open Source contenuto all’interno dell’iniziativa OGDI (Open Government Data Initiative) e come utilizzarlo unitamente alla piattaforma as-a-service Microsoft Azure per la pubblicazione, realizzazione e gestione di soluzioni Open Data orientate alla realizzazione di servizi basati su dati aperti. Ne verranno illustrate le ultime evoluzioni anche con riferimento all’integrazione con le più recenti tecnologie Cloud e Big Data nonché verranno esaminate le potenzialità e problematiche connesse alla gestione della diffusione dei nuovi device (smartphone e tablet).
Saranno infine presentati casi reali di successo nella Pubblica Amministrazione per confrontarsi in un dibattito conclusivo volto a facilitare il riuso di esperienze già pienamente realizzate e operative.
In particolare verrà presentato dal Ministero della Salute il proprio percorso in tema di Open Data avviato sin dal 2011 con la presentazione di risultati, esperienze e le app già realizzate